Autostima

Forse sul successo ci siamo sempre sbagliati

Alcuni miti sul successo vanno sfatati

Incontra uno psicologo
Forse sul successo ci siamo sempre sbagliati

Perseguire il successo – la ricchezza, la fama, ma anche la valorizzazione dei propri talenti – è un obiettivo culturalmente diffuso e sostenuto da diverse pubblicazioni. L’idea di meritocrazia, che impronta l’attuale modello economico, contribuisce a farci credere che ottenere il successo – o non ottenerlo – dipenda solo da noi, dalle nostre capacità e dalla nostra determinazione. Ma è davvero così? Vari studi indicano che la ricerca spasmodica del successo, in realtà, può ritorcersi contro di noi, favorendo invidie, senso di inadeguatezza e il rischio di dimenticarci dei nostri reali bisogni.

Nei settori di psicologia delle librerie si trovano moltissimi libri sulla crescita personale e il successo. I titoli possono assomigliare a “Trova il tuo talento”, “Sviluppa il tuo potenziale”o, più esplicitamente,  “Come fare più soldi”. Ma le promesse di questi autori, per quanto a volte fondate su dati scientifici, veicolano il messaggio che una persona è di valore solo se ha successo, mentre il fallimento ne determina l’inadeguatezza. Le cose, invece, non sono così semplici.

Ricchezza e autostima

Come aveva colto Albert Bandura introducendo il concetto di “autoefficacia”, l’autostima si sviluppa a partire dalle esperienze di successo che sperimentiamo e dal confronto con gli altri. Tuttavia, il confronto porta spesso a sentirsi incapaci e non all’altezza, specialmente se le persone con cui ci si paragona sono molto ricche o hanno avuto molto successo. Inoltre, l’autostima si abbassa e l’invidia aumenta se ad avere successo è qualcuno vicino a noi, con cui entriamo spesso in relazione. Un classico esempio è quando, su facebook o instagram, le vite degli altri sembrano sempre eccezionali.
Un primo problema è che le pubblicità, gli slogan e la cultura propongono un’idea piuttosto specifica di successo. Basta pensare al prototipo della persona famosa: affascinante, simpatica e anche ricca (molto ricca). Ma gli “standard” che propone la società, cioè punti di riferimento ai quali siamo spinti ad aderire, non sono realistici, e soprattutto non sempre sono ciò che può farci stare meglio. La canzone “Fix You” dei Coldplay riassume bene questo concetto: non sempre ciò che vuoi e che ottieni corrisponde a ciò di cui hai bisogno. In altre, parole, rincorrere ciò che è desiderabile, non sempre ci rende più felici o migliori.
Negli ultimi anni, è stato dimostrato che la ricchezza materiale aumenta l’autostima e il benessere solo se è utilizzata per soddisfare altri bisogni. In particolare, si è visto che per essere più felici, le persone devono appagare alcune necessità di base:

  • Sentirsi autonomi e motivati in quello che fanno;
  • Sentirsi competenti e in grado di sviluppare le proprie potenzialità;
  • Stare in relazione con persone da cui si sentono supportati e capiti e sviluppare il senso di appartenenza a un gruppo.

In questi studi, risultava più soddisfatto non chi aveva più soldi e beni materiali, ma chi utilizzava questa ricchezza per stare in relazione con gli altri (per esempio in concerti, vacanze, serate con amici). In effetti, le esperienze di questo tipo sono in grado di soddisfare il bisogno fondamentale di relazione. Inoltre, distolgono dal confronto con gli altri, una pratica in grado di minare l’autostima. In altre parole, mentre si possono confrontare i voti accademici o gli stipendi, è meno agevole paragonare le esperienze personali, perché le emozioni vissute non cambiano la percezione di valore di una persona.

La meritocrazia è sopravvalutata

Il filosofo Alain de Botton sostiene che il concetto di meritocrazia sia sopravvalutato. In una società meritocratica, si premia chi arriva primo, e questo è considerato giusto. Ma se si accetta l’idea che i primi meritano il successo, a livello implicito stiamo anche dicendo che gli ultimi meritano la condanna. A dimostrazione di questo, nei paesi più sviluppati i tassi di suicidio sono maggiori: per molti autori, questo avviene perché il fallimento è vissuto come qualcosa di molto personale e quasi imperdonabile. Questa concezione di meritocrazia e successo, però, non tiene in considerazione tutti i fattori casuali e non controllabili che incidono nella vita di una persona. In altre parole, dovremmo smettere di valutare le persone secondo il successo che hanno e riconsiderare l’idea di valore personale. Per fare questo, il primo passo è smettere di giudicare gli altri e noi stessi in base ai successi ottenuti. Insomma, il valore di una persona non dipende dal suo lavoro e dal conto in banca.

Vocazione e multipotenzialità

Un altro luogo comune sul successo è che solo le persone con una vera vocazione o con un talento specifico riescono a spiccare. Questo condannerebbe tutti coloro che non riconoscono in se stessi una vera inclinazione. È vero che certe persone sono portate a specializzarsi in un campo specifico, ma molte altre sono più soddisfatte se riescono a sperimentarsi in attività diverse e sempre nuove. Emilie Wapnick, consulente del lavoro, sostiene che esistano individui con interessi e talenti molto specifici e individui multipotenziale. Questi ultimi avrebbero una tendenza a sperimentarsi in campi e discipline diverse. La forza di queste persone risiede nella loro propensione alla sfida e nella loro flessibilità. In altre parole, queste persone sono in grado di individuare le intersezioni tra diversi ambiti di conoscenza e ottenere risultati innovativi. Per esempio, un medico neurologo potrebbe sfruttare la sua passione per il pianoforte studiando gli effetti della musica classica sul cervello.
Tutto ciò ha un senso anche a livello evoluzionistico. In effetti, la specie è più completa se ci sono individui molto adattabili, in grado di coniugare in modo creativo conoscenze in apparenza distanti tra loro.

Come affrontare un fallimento

Infine, chi dà molta importanza al successo può avere difficoltà ad affrontare i fallimenti. Kristin Neff, ricercatrice americana, suggerisce che per affrontare il senso di inadeguatezza legato a un fallimento, si possa ricorrere alla pratica dell’autocompassione. Bastano pochi passi:

  • Sii gentile, quando ti senti giù e parli con te stesso, pensa cosa diresti a un amico in difficoltà;
  • Tutti falliscono, siamo esseri umani imperfetti, e sbagliare è naturale. Comincia a pensare che puoi permetterti di cadere qualche volta;
  • Accogli i sentimenti negativi, a volte la lotta per allontanare uno stato d’animo negativo prosciuga le risorse mentali. Prova ad ascoltare la tua sofferenza senza sforzarti di domarla. L’accettazione ti fa procedere nell’elaborazione del problema.