Psicologia

Harry Potter, un mago della psicoterapia?

Sono molte le analogie tra le magie della saga e note tecniche psicoterapeutiche.

Incontra uno psicologo
Harry Potter, un mago della psicoterapia?

Dal pensatoio alla pietra della resurrezione, fino alle suggestive formule “riddikulus!” o “expecto patronum!”: molti tra gli oggetti magici e gli incantesimi presenti nei libri e nei film di Harry Potter ricordano da vicino il lavoro che viene fatto durante una psicoterapia

Tradotta in 80 lingue, per una vendita complessiva di 500.000 milioni di copie, la saga di Harry Potter rappresenta un successo senza precedenti nella storia del fantasy. Il giovane mago inglese ha letteralmente stregato bambini e adulti, forse anche perché è facile identificarsi con lui: un ragazzino e poi adolescente che si trova a fronteggiare sfide sempre più complesse che ricordano, pur con un linguaggio fantasioso e immaginifico, le difficoltà e le ambivalenze (come quella tra bene e male) che ciascuno di noi si trova ad affrontare nel corso della vita.

Magie terapeutiche

Uno dei tanti aspetti interessanti è che gli incantesimi a cui ricorrono Harry Potter e i suoi amici nel corso della saga assomigliano – e non sappiamo quanto l’autrice, J. K. Rowling, ne fosse consapevole mentre ne scriveva – a tecniche utilizzate in psicoterapia per gestire le emozioni e affrontare le situazioni più complesse. Vediamo alcune di queste “pratiche magiche”.

  • La tecnica del “Riddikulus”. Insegnata a Harry dal professor Lupin, consiste nel fronteggiare il pericolo convertendo lo stimolo pericoloso in qualcosa di ridicolo. Per esempio Neville Paciock immagina il professor Piton, da cui è terrorizzato, con il cappellino della nonna: ridicolizzandolo, lo percepisce più tollerabile e facile da affrontare.
    Anche in psicoterapia si utilizzano tecniche simili. Con la “tecnica dei cartoni animati”, per esempio, si suggerisce al paziente di trasformare le voci interne, giudicanti e astiose, in voci ridicole da cartone animato (Paperino, Braccio di Ferro, ecc); oppure si può suggerire di immaginare la persona che ci spaventa in situazioni imbarazzanti o ridicole.
  • Animagus e Lupo mannaro. Entrambi sono maghi che hanno la capacità di trasformarsi in animali ma, mentre il primo ha il controllo totale delle sue trasformazioni e mantiene la sua personalità e la capacità di pensare e agire come essere umano, il secondo si trasforma in modo involontario e inevitabile, perdendo ogni traccia di razionalità. Il professor Lupin è un lupo mannaro: in gioventù provava angoscia e vergogna per le sue trasformazioni, ma col tempo, anche grazie alla condivisione della sua difficoltà con il gruppo dei pari, impara a vivere l’esperienza disturbante in modo controllato e relativamente sereno.
    Anche nella stanza della terapia si può dare spazio al proprio “piccolo problema peloso”, l’emozione ingestibile che fa perdere il controllo e la razionalità (spesso la rabbia): il terapeuta non se ne andrà scandalizzato o ferito, ma anzi potrà favorire la “trasformazione in animagus”, aiutando il paziente a padroneggiare l’emozione e a utilizzarla quando e come serve. In generale, le emozioni disturbanti o spaventose non vanno escluse o “combattute”, ma accolte attraverso una modalità che ne permetta l’espressione consapevole.
  • “Expecto Patronum!” Questo incantesimo consiste nel concentrarsi su un ricordo o su un pensiero molto felice, che difenderà chi lo evoca dai pericoli. Il Patronus prende la forma di una figura argentea, spesso un animale che simboleggia le caratteristiche emotive della persona o di una sua figura protettiva (quella di Harry, per esempio, è un cervo che rappresenta suo padre) e può essere utilizzato per contrastare l’effetto dei “dissennatori”, creature terrificanti che risucchiano la felicità altrui. Le persone che sono vittime di un attacco dei dissennatori, oltre a provare una sensazione di grande tristezza e angoscia, sono fisicamente molli, incapaci di reggersi in piedi e mentalmente assenti. L’esperienza dei “dissennatori” si può assimilare ai disturbi ansioso-depressivo, nei quali stimoli anche apparentemente neutri possono attivare forti risposte emotive di paura o di grande tristezza. Spesso l’angoscia incontrollabile ha conseguenze fisiche importanti, con l’attivazione del sistema parasimpatico dorsovagale (dissociazione, rallentamento, blocco delle funzioni vitali), un tentativo estremo della mente di proteggersi dal contenuto intollerabile. Per gestire emozioni così disturbanti, una modalità utilizzata in psicoterapia (per esempio con la tecnica EMDR) è quella di “installare una risorsa”, che può essere il ricordo di un’esperienza molto positiva, o anche l’evocazione di una figura protettiva o di un simbolo che rappresenta ciò di cui la persona ha bisogno (per esempio il leone, se servono coraggio o forza). Il terapeuta aiuterà la persona a visualizzare la risorsa che il paziente sceglie riconoscendola come la più utile, e a renderla facilmente accessibile e richiamabile (per esempio attraverso una parola chiave) nei momenti di difficoltà.
  • La pietra della resurrezione e i Thestral. Per tutta la durata della saga, Harry fa i conti con i gravissimi lutti che hanno costellato la sua esistenza: la morte dei genitori, quella del padrino, quella di un amico da lui involontariamente provocata. Tuttavia, gradualmente, scopre alcuni modi per rimettersi in contatto con coloro che lo hanno lasciato. Un esempio sono i Thestral, cavalli alati che possono essere visti solo da chi ha assistito alla morte di un essere umano ed è stato capace di comprenderne il significato emotivo. Un altro esempio è la pietra della resurrezione, in grado di rievocare i morti in uno stato di semi-vita: grazie a questo oggetto Harry prende contatto con i genitori e con il padrino che lo rassicurano e gli infondono coraggio.
    In psicoterapia, per favorire l’elaborazione del lutto, si possono utilizzare tecniche di visualizzazione guidata per aiutare il paziente a rimettersi in contatto con la figura amata e rivolgerle, per esempio, le parole che non è riuscito a dirle quando era ancora in vita, oppure immaginarla mentre dice le parole di cui ha bisogno. Riuscire a stabilire un contatto spirituale profondo con il proprio caro scomparso può permettere di “sentirlo dentro di sé”, riacquistando forza e fiducia nelle proprie capacità di affrontare tutte le sfide, anche le più ardue.
  • Il pensatoio. Questo particolare oggetto magico è un bacile di pietra usato per contenere ed esaminare i ricordi. Il primo passo è portare la bacchetta magica alla tempia per estrarre i ricordi dalla mente: questi vengono poi immersi nel catino, assumendo la forma di una sostanza evanescente a metà strada tra il liquido e il gassoso. Il pensatoio è utilizzato per riesaminare e riordinare particolari ricordi o per mostrarli a qualcun altro. Per poter osservare un ricordo bisogna immergere nel pensatoio una parte del proprio corpo: a quel punto si viene risucchiati all’interno del contenitore e si assiste alla scena, con la possibilità di cogliere dettagli prima mai notati o non ricordati perfettamente.
    Questa procedura è molto simile a quello che si cerca di fare durante la psicoterapia: le scene rappresentate dal paziente (anche se attraverso le parole) permettono al terapeuta di notare aspetti che il paziente non aveva considerato, offrendo un punto di vista nuovo che permette di osservare i ricordi con una luce diversa e più completa. Un’altra analogia è con la tecnica EMDR: il protocollo standard consiste nell’aiutare il paziente a “rivedere” il ricordo traumatico mentre il terapeuta lo sottopone a una particolare procedura (la stimolazione bilaterale) che, oltre a ridurre il carico emotivo collegato al ricordo, permette spesso al paziente di notare dettagli prima non visti o non considerati, favorendo l’elaborazione del trauma.
  • Chiamare le cose con il loro nome. Le parole sono la nostra massima e inesauribile fonte di magia, in grado sia di infliggere dolore che di alleviarlo” dice Albus Silente, preside della Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts. In generale, nel mondo di Harry Potter, si dà grandissima importanza alle parole e al loro potere. A partire dagli incantesimi, attivati da parole specifiche, da pronunciare nella maniera corretta e con la giusta intensità. C’è però una parola che in molti non osano dire: è il nome di Voldemort, colui che fa paura a tutti, al punto che nessuno è disposto a pronunciarne il nome. Un evitamento che però contribuisce a mantenerne intatta la leggenda e il terrore. Silente è l’unico che ne dice il nome integralmente, mostrando così a Harry che è possibile nominare (e quindi, in un certo senso, affrontare) l’avversario terribile. Man mano che la lotta contro Voldemort diventa aperta, sempre più persone seguono il suo esempio e la figura di questo mago malvagio esce dalla sua aura di essere mitologico per diventare quella di un uomo, con la sua storia e le sue grandi debolezze: diventa così un nemico che può essere combattuto, e vinto.
    Anche durante le psicoterapie, in effetti, si affacciano di continuo dei ‘Voldemort’, pensieri o emozioni così disturbanti da non poter essere nominati, sia perché sono vissuti con vergogna o colpa, sia perché il trauma, soprattutto se precoce, inibisce il pensiero e la simbolizzazione. Nominare l’innominabile, insieme al terapeuta, può avere un effetto potente e “catartico”, permettendo all’elaborazione bloccata di ripartire.