Trauma

Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD): cos’è e come si tratta

Vediamo in cosa consiste il disturbo da stress post-traumatico e quali sono i percorsi di cura migliori

Incontra uno psicologo
Il disturbo da stress post-traumatico (PTSD): cos’è e come si tratta

Sopravvivere a un trauma spesso precita l’individuo in una condizione di forte malessere soggettivo dai contorni molto specifici e ben studiati dalla psichiatria e dalla psicologia clinica. Si parla in questi casi di stress post-traumatico (PTSD). Cerchiamo di capire di cosa si tratta.

Siamo abituati a sentire parlare di “trauma”, o di shock emotivo. Ma cosa significa, nel concreto, sopravvivere a un evento di questa portata?
Genericamente definiamo “evento traumatico” tutto ciò che possa risultare minaccioso per la vita o per l’integrità psicofisica di un individuo; a questo dobbiamo aggiungere l’assistere a un evento traumatico vissuto da un persona vicina a noi. Il cervello, infatti, rappresenta le esperienze emotive al suo interno “rispecchiando” quelle che osserva all’esterno, per mezzo delle funzioni mediate da quelli che sono definiti neuroni specchio, appunto.
La rappresentazione di un trauma, poi, è cosa diversa dal trauma stesso. È possibile che un evento di egual portata possa essere interpretato e vissuto in due modi diversi, da due persone diverse.
Sopravvivere a un trauma, in ogni caso, spesso non lascia indenni.

Quali sono i sintomi del PTSD?

Nel DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali dell’American Psychiatric Association) il PTSD (sindrome da stress post-traumatico) è definito dalla coesistenza di 4 gruppi di sintomi:

  • Riesperienza (pensieri intrusivi, flashbacks, incubi)
  • Evitamento (deficit di memoria, senso di distacco, tentativo di evitare il pensiero di luoghi o di persone associati al trauma, rinuncia alla socializzazione)
  • Alterazioni negative (di umore, memoria e cognizione)
  • Ipereccitabilità (tendenza a trasalire, ipervigilanza, irritabilità, disturbi del sonno, difficoltà di concentrazione)

Sostanzialmente, è come se, a seguito di un evento traumatico, fosse difficile per il “sopravvissuto” scrollarsi di dosso la memoria di ciò che in quel determinato frangente avvenne, al fine di proseguire in modo naturale con la propria vita.
Sappiamo che anche gli animali soffrono di PTSD, ma siamo anche consapevoli di quanto il perdurare dei sintomi nell’uomo sia molto maggiore e possa arrivare a coprire interi anni di vita. L’animale, a differenza dell’uomo, è in grado di “dissipare” la memoria del trauma in modo più rapido.

Il PTSD è definito “stress” post-traumatico perchè sottopone l’individuo, a seguito dell’evento, a una serie di sintomi psichici e fisici tutt’altro che facili da gestire. Come prima accennato, sarà difficile per la persona rimanere aderenti all’esperienza del presente (a causa dei continui flashback che lo riporteranno all’evento traumatico), ma anche far sì che la realtà non diventi, agli occhi di chi abbia vissuto un evento traumatico, un luogo minaccioso con il quale dover di giorno in giorno misurare le proprie forze.

Spesso, a risentirne, è il corpo: il PTSD è un sintomo facile da riconoscere anche grazie alle ripercussioni che ha sul corpo del traumatizzato. Tra i sintomi possono verificarsi: minor senso di stabilità e radicamento a terra, postura distorta o collassata, tremori, tachicardie non facilmente interpretabili, senso di accelerazione o al contrario forte senso di collasso.

Come si cura un trauma

Tra i vari trattamenti possibili per il PTSD, al momento il “gold standard”, ovvero il migliore, è considerato la psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT), con una forte attenzione per gli aspetti “corporei” del disturbo. Un trattamento ottimale prevede anche l’utilizzo di EMDR (Eye Movement Desensitization and Re-processing), un trattamento psicoterapeutico volto a desensibilizzare i sintomi disturbanti legati ai ricordi traumatici. Nell’EMDR, grazie ai movimenti oculari o alla stimolazione tattile bilaterale (tapping), vengono ridotti gli effetti dei sintomi (desensibilizzazione) e si riattiva il processo fisiologico di elaborazione delle informazioni (riprocessamento). La possibilità di usare farmaci prescritti da uno psichiatra che conosca a fondo la storia del paziente, rappresenta un’ulteriore risorsa da pensare come una “stampella” a cui appoggiarsi per fuoriuscire dal problema.