Adolescenza

L’adolescente: linee guida per non perdersi

L'adolescenza è una fase cruciale del ciclo di vita. Ecco alcune linee guida per capirla

Incontra uno psicologo
L’adolescente: linee guida per non perdersi

Quando inizia l’adolescenza? E quando finisce? Che vuol dire essere un adolescente? Cosa succede nel corpo e nella mente di ragazze e ragazzi? Cosa possono fare i genitori? Cerchiamo di rispondere a queste domande e di capire insieme, con alcune linee guida per orientarsi in questa complessa fase di vita.

L’adolescenza è stata definita in modo efficace come un concetto dinamico e sempre in evoluzione, che riguarda contenuti fisiologici, psicologici e sociali, e che varia a seconda della cultura di riferimento. Sull’adolescenza è stato scritto, detto e raccontato, veramente di tutto. In questa vastità di contenuti si riflettono forse la ricchezza, la complessità e la vastità di temi che si affrontano in questo periodo, su diversi livelli. Per non uscirne più confusi di prima, abbiamo cercato di mettere insieme le cose principali da sapere. Potrà allora esservi d’aiuto pensare alla figura dell’adolescente tenendo in considerazione tre dimensioni: biologica, psicologica e sociale. A questo punto è possibile avere a disposizione alcuni punti fermi, una sorta di schema per orientarsi nell’adolescenza.

Quando inizia l’adolescenza?

Si fa convenzionalmente riferimento all’adolescenza come periodo inteso tra i 10 e i 18 anni, ma, a seconda delle fonti, il range di riferimento varia sino a riguardare l’arco 9-26 anni.
L’adolescenza inizia nel periodo di sviluppo puberale. Con la pubertà, l’organismo inizia a rilasciare gli ormoni che trasformeranno il corpo. Ci sono però alcune differenze tra maschi e femmine. È infatti ormai riconosciuto che questi cambiamenti corporei abbiano inizio in media tra i 10-12 anni nelle femmine e verso i 12-14 anni nei maschi. Per le femmine l’esordio è segnato dal menarca (la prima mestruazione). La prima mestruazione o menarca, è un importante indicatore della pubertà fisiologica. La maturità puberale non si completa con il menarca ma può richiedere fisiologicamente altri 2-3 anni dopo la prima mestruazione. Nei maschi la pubertà inizia, invece, all’incirca a 11 anni e mezzo – ma con una grande variabilità tra gli individui – con segni come aumento del volume testicolare, crescita dei peli pubici, ascellari e del volto, cambiamenti nella voce e nella statura.

Quando finisce l’adolescenza?

Su questo sembra esserci meno accordo. Secondo alcuni, l’adolescenza termina poco dopo il compimento della maggiore età, cioè verso i 19 anni. Secondo altri, invece, l’adolescenza si protrarrebbe fino ai 25 anni circa, per poi lasciare spazio alla fase del cosiddetto giovane adulto. In effetti, lo sviluppo fisico non si arresta in modo improvviso a 18 anni, e le trasformazioni sociali, unite a una maggiore aspettativa di vita, hanno ritardato l’ingresso nel mondo adulto e del lavoro, estendendo presumibilmente anche la fase adolescenziale.

Il cervello dell’adolescente

Ognuno dei livelli citati in precedenza – fisiologico, psicologico e sociale – è interconnesso. Per esempio, l’aspetto ormonale influenza il livello fisico, e questo a sua volta agisce sui vissuti psicologici e identitari, che hanno un impatto sul modo di stare nel gruppo di pari, in famiglia, nel contesto sociale.

In adolescenza sono probabili comportamenti impulsivi e vari cambiamenti nel modo di essere e presentarsi agli altri. Ciò è dovuto alla dinamicità di questa fase di vita. La maturazione delle aree cerebrali, infatti, avviene con tempistiche differenziate e non omogenee. In particolare, la maturazione delle aree prefrontali, deputate al controllo degli impulsi e all’inibizione dei comportamenti, avviene più tardi rispetto alle altre.

Diventare grandi: corpo e sessualità

Altro tema caldo di questa fase di vita riguarda il corpo. Questo, in adolescenza più che in altre fasi di vita, è uno strumento, e come tale viene a volte utilizzato per esprimere emozioni intense. L’attacco al corpo può diventare, per l’adolescente, un modo di gestire stati d’animo ed emozioni complesse e difficili da comunicare ed elaborare. Gesti di autolesionismo, abbuffate di cibo o di alcol e condotte anoressiche possono allora rappresentare un modo per far fronte a vissuti troppo intensi e travolgenti, e rappresentano spesso una richiesta di aiuto.

Oltre a questo aspetto, c’è una nuova dimensione, quella della sessualità. L’adolescente vive una nuova realtà corporea, fatta di eccitazione e di trasformazioni fisiche, che non sempre vengono vissute in modo positivo. Il fisico sessualizzato mette l’adolescente di fronte a nuove sfide tra cui l’idea di generatività del proprio corpo, insieme alle responsabilità che questo comporta. L’aspetto della sessualità è particolarmente delicato, poi, se si pensa per esempio alle componenti di impulsività tipiche di questa fase. L’impulso ad agire prima di riflettere può esporre l’adolescente al rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili. Risulta quindi particolarmente importante educare gli adolescenti alla sessualità, senza tabù.

La ricerca di un’identità

Il tema dell’identità è fondamentale. Questo include la ricerca di una propria dimensione e indipendenza, della propria verità, dei propri gusti e preferenze, in bilico tra ciò che si è appreso in famiglia durante l’infanzia e ciò che, in autonomia, si decide di diventare. L’adolescente è colui che si colloca “tra il non più (bambino, dipendente da figure genitoriali, asessuale) e il non ancora (non ancora adulto, indipendente, sessualizzato).
La ricerca di un’identità completa e integrata può seguire traiettorie diverse, e non sempre si conclude in adolescenza. Tale ricerca dovrebbe portare a dare una risposta chiara alla domanda “Chi sono io?”. In altre parole, si diventa individui – a adulti – quando si riesce a distinguere se stessi dagli altri, e a riconoscere la compresenza di ciò che si è assorbito ed ereditato da modelli familiari e società, con ciò che è il proprio vero Sé.
Lo psicoanalista tedesco Erik Erikson è l’autore che più si è occupato di questo tema particolare. Secondo Erikson, il tentativo di definire se stessi è una tappa fondamentale e imprescindibile della vita di ognuno. Per giungere a un’identità completa, però, sarebbe necessario coniugare esplorazione e impegno. Ciò vuol dire riuscire a sperimentare diversi modi di essere e di comportarsi, diverse passioni e valori, per poi definire se stessi scegliendo solo alcune di queste possibilità e sviluppando su di esse la propria identità.
Insomma, la strada per diventare se stessi è un percorso obbligato ma non privo di avversità. È importante dunque che gli adolescenti siano sostenuti e supportati in questo percorso.

L’adolescente in famiglia e nel gruppo dei pari

Il percorso di individuazione che intraprende l’adolescente implica un certo grado di fisiologico distacco e allontanamento dai modelli familiari. Ciò che è stato trasmesso dalla famiglia nelle fasi precedenti, in termini di valori e insegnamenti, viene in parte interiorizzato e in parte messo in discussione. Il gruppo dei pari comincia a prevalere, per importanza, rispetto a quello familiare. I gruppi amicali diventano il principale punto di riferimento e confronto, e all’interno di questi si ricercano approvazione e consenso. Rispetto alla famiglia, l’adolescente oscilla in questa fase tra distacco e appartenenza. Uno dei compiti evolutivi, sia per la famiglia che per l’adolescente, è quindi la negoziazione di nuove regole e confini, cosa che può introdurre una certa dose di conflitto nel sistema familiare. Se da una parte le ragazze e i ragazzi cercano nuova autonomia e maggiore indipendenza, infatti, dall’altra hanno ancora bisogno di percepire alle spalle un porto sicuro a cui ritornare, in cui riprendere fiato e ritrovare sicurezze, di fronte al complicato ingresso nel mondo adulto.

Il gruppo dei pari permette proprio quella sperimentazione necessaria a stabilizzare una propria solida identità, e, intanto, fornisce un nuovo senso di affiliazione e di appartenenza, diverso da quello familiare. In effetti, a differenza di quanto accade – di norma – con i propri cari, nel gruppo l’adolescente deve negoziare la propria appartenenza, e si deve quindi adattare. Ciò permette di “allenarsi” alla relazione con l’altro, e mettere in gioco se stessi in un contesto in cui l’accettazione non è scontata o garantita a priori.

Per concludere, l’adolescenza è un periodo molto dinamico di trasformazione e di crescita. Diventa importante, allora, conoscere e riconoscere sviluppi fisiologici e sviluppi patologici, in modo da affrontare con serenità le possibili crisi di questo periodo di vita, le sue tappe e i suoi compiti evolutivi, per crescere insieme in modo maturo e consapevole.