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Nella ricerca del partner cerchiamo un oggetto trasformativo, dicono gli psicoanalisti

Secondo gli psicoanalisti cerchiamo un oggetto trasformativo, ovvero qualcuno che ci cambi la vita una volta per tutte

Incontra uno psicologo
Nella ricerca del partner cerchiamo un oggetto trasformativo, dicono gli psicoanalisti

Le prime esperienze di relazione del neonato con la madre sono fondamentali per molte ragioni. Tra queste, anche il fatto che quell’esperienza di cura viene immagazzinata a livello inconscio e, in qualche modo, finisce per influenzare le relazioni con i partner da adulti. Tutti, comunque, speriamo di trovare qualcuno che ci cambi la vita, il così detto oggetto trasformativo.

La qualità del rapporto tra madre e bambino che si instaura dopo la nascita potrebbe influenzare il modo in cui quel bambino, una volta diventato adulto, vivrà le proprie relazioni amorose. La relazione primaria con la mamma, infatti, lascia nel corpo e nella psiche dell’individuo una sorta di impronta. Possiamo immaginare la psiche come argilla, che viene modificata dal rapporto di cura. Il materiale plasmato, con il tempo, prenderà una forma stabile, andando a costituire alcuni aspetti della nostra personalità. Questa, a sua volta, influenzerà anche le aspettative che abbiamo nei confronti di un partner.

In che modo le memorie preverbali influenzano le relazioni?

Il pediatra e psicoanalista inglese Donald Winnicott, che si è occupato molto del rapporto madre-bambino, diceva che la madre ha una funzione fondamentale. Lo psicologo definì questa funzione come “holding”, una parola che indica l’accudimento sia a livello fisico che psichico. È una funzione fondamentale perché, a differenza di tanti animali, alla nascita siamo totalmente vulnerabili e indifesi.
La madre svolge un processo trasformativo per il bambino. Può infatti trasformare lo stato psicofisico del neonato: da angosciato, pauroso e affamato a felice e sicuro. Se le prime esperienze della relazione madre-bambino sono state adeguate (“sufficientemente buone”, dice Winnicott), cercheremo di rivivere, nelle relazioni adulte, quelle stesse sensazioni di benessere. Dal partner, quindi, ci aspettiamo o che sia in grado di farci rivivere le sensazioni di cura e benessere, o che sia in grado di compensare le mancanze sperimentate nel rapporto con l’ambiente di cura primario.

Cerchiamo un partner “trasformativo”

Secondo lo psicoanalista americano Christopher Bollas, la madre è per il bambino un oggetto trasformativo. In psicoanalisi, un “oggetto”, in senso generale, è una rappresentazione mentale che si ha di una persona e della qualità della relazione con essa. Per spiegare cosa sia, in particolare, un oggetto trasformativo, Bollas pone a confronto il giocatore d’azzardo e la persona che ricerca il partner perfetto. Secondo voi che cos’hanno in comune? Secondo Bollas i due condividono una ricerca appassionata, ostinata e a volte folle di qualche cosa che potrebbe cambiare loro la vita. Il giocatore d’azzardo cerca il jackpot. L’innamorato cerca il lieto fine e la felicità assoluta. Tutti noi abbiamo giocato almeno una volta nella vita a un gratta e vinci. L’adrenalina e la tensione che accompagnano quei momenti sono molto intriganti. Questo perché pensiamo che, se siamo fortunati, la nostra vita potrà cambiare, potrà essere rivoluzionata. Lo stesso succede nella ricerca del partner. Le pulsazioni cardiache accelerate dell’innamorato e del giocatore d’azzardo sono simili. Speriamo di trovare qualcuno – o qualcosa – che ci cambi la vita, che ci trasformi e che ci renda “per sempre felici e contenti”.
Per capire meglio questo aspetto bisogna sapere come funziona la memoria.

Cosa c’entrano i sistemi di memoria?

La memoria umana è divisa in due categorie principali. La memoria esplicita o dichiarativa riguarda gli eventi e i fatti che possiamo ricordare in modo consapevole (cose che ci sono successe, cose che abbiamo studiato o letto). La memoria implicita riguarda invece l’insieme di ciò che apprendiamo ma che non è verbalizzabile, come nel caso di procedure motorie. Per esempio, andare in bici, giocare a ping pong, suonare uno strumento sono esempi di memoria implicita, o procedurale. Questa forma di memoria esiste anche a livello emotivo. Alla nascita, le strutture cerebrali deputate alla memoria esplicita (i ricordi accessibili) non sono ancora mature. Tuttavia, il neonato è in grado di apprendere ed elaborare le informazioni dell’ambiente. Lo fa tramite strutture cerebrali che maturano prima di quelle per la memoria esplicita. Tra queste c’è l’amigdala, quella piccola porzione del cervello che gestisce la paura e quindi è indispensabile alla sopravvivenza. Grazie a queste strutture il neonato memorizza le esperienze di relazione con la madre, ma, essendo così precoci, queste in futuro non saranno accessibili a livello esplicito, perché memorizzate con un altro “codice”: non quello delle parole e dei simboli, ma quello del corpo.

L’esperienza madre-bambino sana porta con maggiori probabilità a memorizzare un linguaggio relazionale adeguato, che ripeteremo in futuro con i partner. L’esperienza patologica, invece, spesso legata alla trascuratezza, può portare a una ricerca ossessiva e irrealistica di qualcosa che ci manca. Quel senso di mancanza deriva da un difetto di base. Cerchiamo, allora, qualcuno che possa restituirci qualcosa che ci è mancato ma che non sappiamo cos’è. E non lo sappiamo perché questa memoria ha un codice costituito da emozioni ricordate nel corpo, ma non accessibili a un ricordo esplicito. Allora finiamo per sperare in qualcosa o qualcuno che ci trasformi.

Cerchiamo anche un “leader trasformativo”

Qualcosa di simile a ciò che avviene nella ricerca del partner accade anche a livello sociale e collettivo. In politica, per esempio, le masse tendono a credere anche ciecamente nei leader carismatici che promettono una trasformazione della società e del contesto tali da rivoluzionare la vita e colmare il vuoto e le mancanze di chi li vota. Gli slogan non sono altro che promesse di presenza e di cura, di cui le persone spesso hanno un bisogno disperato. Proporre una soluzione a tutti i problemi di un popolo, però, spesso finisce solo per creare capri espiatori. Per esempio, molti leader politici sostengono che l’unico problema di una società sia un nemico specifico: una minoranza etnica, un certo gruppo di persone, di lavoratori o altro. L’idea che viene trasmessa al popolo è che una volta eliminata questa minoranza, tutti i problemi saranno risolti e la serenità sarà ristabilita. In questo modo, i candidati politici finiscono per sedurre i loro elettori con una promessa che ha a che fare più con i bisogni affettivi che con i reali bisogni di una comunità.