Dipendenze

Smartphone, quando la connessione diventa dipendenza

Ansia, problemi di memoria, riduzione della capacità di problem solving: se usata male la tecnologia invece che semplificarci la vita ce la complica, a livello psicologico.

Incontra uno psicologo
Smartphone, quando la connessione diventa dipendenza

Ansia, problemi di memoria, riduzione della capacità di problem solving: se usata male la tecnologia invece che semplificarci la vita ce la complica, a livello psicologico. I risultati di un’indagine tra i pazienti del Santagostino e i consigli per evitare che l’essere sempre connessi faccia male alla nostra salute

Più del 60% delle persone non spegne lo smartphone in contesti come il cinema, una conferenza, la scuola. Dimenticarlo a casa rende nervose circa il 50% delle persone, mentre un 6% sostiene di non avere idea di cosa farebbe senza di esso e il 10% dichiara di ridurre le ore di sonno per stare connesso. Sono alcuni dei dati che emergono da un’indagine effettuata dal Centro Medico Santagostino tra i suoi pazienti, su un campione di 298 soggetti per indagare il fenomeno delle dipendenze di “nuova generazione”, vale a dire quelle che non hanno una sostanza come protagonista, bensì un comportamento: new tecnology, shopping , gioco, sesso, love addiction , lavoro, sport addiction...

L’arrivo dello smartphone che racchiude in sé tutte le nuove tecnologie in un piccolissimo ingombro sempre a portata di mano lo ha reso per molti di noi indispensabile, quasi al pari di un bisogno primario. C’è un rischio di sovraccarico cognitivo, che può avere ricadute sul benessere psico-fisico, sulle capacità di concentrazione e sulla produttività, sulla dimensione emotiva e cognitiva, sui comportamenti e sulla motivazione. Secondo uno studio svolto press la Kent State University in Ohio condotto su 500 giovani un utilizzo troppo frequente del cellulare farebbe diventare ansiosi, riducendo il livello di felicità.

E infatti anche tra i pazienti del Centro Medico Santagostino c’è la consapevolezza della problematicità dell’uso eccessivo: ben il 25% degli interpellati ha provato a ridurre la quantità di tempo in cui stanno connessi a Internet.

La tecnologia usata male produrrebbe effetti negativi anche sulla memoria: scattare ripetutamente foto di luoghi, viaggi o eventi ne ridurrebbe la capacità mnemonica di serbarli. Ciò perché non ci si concentrerebbe ad osservarli, rassicurati dalla possibilità di poter immortalarli in fotografia. È dimostrato da uno studio condotto da Linda Henkel della Fairfield University, pubblicato su Psychological Science. Ancor più gravi sembrerebbero essere gli effetti che l’utilizzo di social network avrebbe sui bambini e ragazzi: in particolare, la pratica ormai diffusissima di adolescenti (e non solo) di postare proprie foto, spesso ritoccate, in cui appaiono particolarmente attraenti, in forma e alla moda, avrebbe un’influenza negativa su ragazzi e ragazze, spingendoli, ancora una volta, a voler uniformarsi ad uno standard estetico ed esponendoli, in questo modo, a disturbi psicologici e comportamentali.

Ora, la cosa fondamentale è poter costruire un rapporto equilibrato con il proprio “smartphone” adottando modalità responsabili ed intelligenti di usare le tecnologie, anche in un mondo che tende a spingerci verso un utilizzo frenetico e poco ragionato.

Ma in quale modo possiamo farlo? Ci sono specifiche strategie?

Una di queste prevede il Ritorno alla Natura, secondo i dati emersi da una ricerca dell’Università del Kansas, che ha dimostrato che un gruppo di soggetti, in soli quattro giorni di vita fuori porta, immersi nella natura in assenza di computer, smartphone e cellulari, ha migliorato la propria capacità di problem solving del 50%.

Se da una parte è normale pensare che il nostro cervello è in continua iper-attivazione dati gli stimoli che in maniera scondisederata assorbe dal vasto mondo di internet, ci si meraviglia del risultato ottenuto da questa ricerca. Il 50% in soli quattro giorni è un’enormità. Vari studi indicano che la nostra efficienza cognitiva subisce una significativa flessione quando il cervello è sottoposto a un impegnativo lavoro multitasking, come quello richiesto da elevati livelli di utilizzo di strumenti tecnologici, che costringono l’attenzione a passare rapidamente da un’attività all’altra cercando al contempo di mantenere fissi gli obiettivi dell’attività principale e a inibire le azioni o le informazioni considerate al momento irrilevanti.

Quindi com’è possibile che un ritorno alla natura crei un’aumento delle capacità di problem solving? La risposta è nella nostra stessa natura. L’uomo, infatti, impara e reagisce a volte in maniera conscia a volte in maniera inconscia a tutto ciò che ci circonda: la sua attenzione selettiva è sempre stata colpita o indirizzata verso stimoli unici e “importanti” per sé, e quindi si è evoluto organizzando il suo sistema cerebrale in base a particolari stimolazioni ben selezionate e non a una stimolazione variegata e invadente. Ciò spiega perché, nonostante internet e nuove tecnologie accrescano le nostre potenzialità, allo stesso tempo le nostre facoltà necessitino di stimoli più ordinati.

Parlando invece di metodi più quotidiani invece, dobbiamo cercare di impegnarci in azioni di arginamento e di preservazione : alcune semplici regole oramai diffusissime che possono essere:

1. Usare un timer.

Questo semplice strumento sarà molto utile, perché permette di darsi un tempo. Ogni persona può confermarlo: una manciata di minuti in rete può diventare questione di ore…..è qualcosa di intimamente collegato alla modalità con cui su internet viene costruita l’informazione, che procede attraverso un sistema di link e rimandi tale per cui ogni risposta diventa lo stimolo a cercare qualcos’altro.

2. Disabilitare le notifiche provenienti dai social network. Mantenere alta la propria concentrazione è importante e per farlo è necessario delimitare tutto ciò che sconfina nelle fonti di distrazione.

Quando lavori o stai facendo qualcosa di importante dedicati a questa attività in maniera totale e abbassa la suoneria del telefono: oltre a influire sulla tua velocità e resa, sarà un segno di rispetto verso le persone che ti circondano perché non esiste comportamento più maleducato che non saper spegnere il telefono nelle situazioni in cui è il caso farlo, per non parlare di chi proprio non resiste all’impulso di controllare le notifiche mentre è impegnato in una discussione con qualcuno.

Se consulti i social o altri siti dal computer ricordati di sloggarti sempre: questo semplice accorgimento e la necessità di doverti fermare qualche secondo prima di poter rientrare, ti aiuta a non tornare continuamente sulle stesse pagine. È decisamente meglio dedicare un momento preciso ai social come Facebook, per esempio al posto della pausa sigaretta, invece di trascorrere tutto il giorno rincorrendo botta e risposta.

3. A tavola mettere il telefono in vibrazione, da soli o in compagnia, è una questione di buona educazione, ma non solo. Prestare attenzione al cibo, così come al paesaggio che ci circonda e ascoltare i nostri pensieri interiori, lasciarsi trasportare dai profumi e le sensazioni è importante perché l’essere umano non è una macchina: abbiamo bisogno di ritrovare contatto con il nostro corpo, non solo con la mente.

Stessa cosa in metropolitana oppure in treno! se sei pendolare sfrutta questo tempo per alternative che possono contribuire al tuo benessere: rivedere mentalmente la giornata, leggere,dormire, osservare…..parlare magari con qualcuno!

4. Scrivere una to do list su un foglio di carta , con il divieto di navigare in internet prima di aver terminato gli item della lista : per chi lavora in ufficio può essere difficile tenere a bada la tentazione di vagabondare da un sito all’altro, eppure per risparmiare tempo e lavorare meglio è necessario diventare sempre più

5. Tech/off in momenti specifici della giornata. È una piccola regola meravigliosa, a uso di tutta la famiglia: durante la sera, quando si ritorna dal lavoro, o nel week end, nei momenti di libertà . In cui il Pc e’ spento e lo smartphone è regolato con la vibrazione.

Tutto ciò per liberarsi dall’urgenza e riappropriarsi del proprio Tempo.

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