Benessere

Smartphone e adolescenti, da abitudine a dipendenza

Problemi fisici e sociali, ansia, calo della concentrazione e disturbi del sonno: tutti i rischi di un uso eccessivo dello smartphone negli adolescenti

Incontra uno psicologo
Smartphone e adolescenti, da abitudine a dipendenza

Problemi fisici e sociali, ansia, calo della concentrazione e anche disturbi del sonno. Sono alcuni degli effetti negativi di un uso eccessivo dello smartphone negli adolescenti, che colpisce soprattutto le ragazze.

Quella dello smartphone è una tecnologia giovane. Sono passati oltre 20 anni dal primo modello, voluminoso, pesante (circa mezzo chilo) e ben poco performante. Il primo Iphone, invece, è stato presentato da Steve Jobs nel 2007. Nulla di strano, quindi, se i primi e più affiatati utenti di questi device sono gli adolescenti. Secondo una ricerca promossa da Save The Children, in Italia il 97 per cento dei ragazzi possiede uno smartphone.
Nato per rispondere a esigenze pratiche, lo smartphone è diventato un vero e proprio oggetto di intrattenimento quotidiano. Principalmente utilizzato per seguire le
community dei diversi social network e condividere foto, conversazioni, link, messaggi vocali, post e così via, è ormai diventato uno status symbol: rappresenta l’appartenenza a un gruppo sociale, fa sentire l’adolescente alla moda, esprime benessere economico.  Tutto ciò influisce sull’autostima.

Effetti collaterali

Ultimamente, però, l’incremento della popolarità degli smartphone sta portando alcuni problemi. Chi li usa oltre le 6 ore al giorno riporta un calo della concentrazione a scuola, e anche disturbi fisici come rigidità del collo, vista offuscata, dolore al polso o mal di schiena. Inoltre l’utilizzo eccessivo può influire sull’andamento scolastico e ridurre le interazioni tra le persone, causando problemi relazionali. Nella comunicazione a distanza, infatti, una buona parte del linguaggio non verbale viene a mancare, con conseguenze importanti sulla qualità delle interazioni. Ma i rischi non sono solo fisici o sociali.

Che cosa dicono gli studi

Uno studio condotto in Corea nel 2014, che ha coinvolto quasi 450 studenti, maschi e femmine, di un’età media di 20 anni, ha mostrato che il 46 per cento sente ansia se non è in possesso dello smartphone, e che il 23 tenta di ridurre l’uso dello smartphone, ma non ci riesce. La facilità di interazione con il telefonino è fonte di attrazione per le persone più ansiose: lo smartphone diventa una sorta di “psicofarmaco” che permette di gestire meglio la difficoltà a stare soli, le paure e le emozioni negative, tutte condizioni che potrebbero essere gestite con strategie più sane.
Nell’indagine è anche emerso che la dipendenza da smartphone è
più frequente tra le donne e tra chi fa uso di alcol. Infatti, i maschi tendono a preferire i giochi online e la ricerca di informazioni, mentre le femmine usano la rete soprattutto per chattare e comunicare tramite i social network, funzioni a cui lo smartphone si presta meglio del computer. I tratti comuni tra l’abuso di alcol e la dipendenza da smartphone sono dovuti al ruolo che entrambi hanno come facilitatori nelle relazioni con gli altri.
Un altro studio ungherese del 2015 sull’utilizzo dello smartphone ha indagato la relazione tra lo strumento e alcune caratteristiche di personalità come l’impulsività e l’empatia. Questo studio, condotto nelle scuole primarie e secondarie, rileva che mediamente i ragazzi usano lo smartphone per quasi 5 ore al giorno (oltre le 3 ore e mezza i maschi, oltre le 5 e mezza le femmine) e che il tempo speso su questo strumento sembra influire sui livelli di impulsività, ansia e depressione, deficit dell’attenzione e disturbi fisici.
Infine, uno studio condotto in Germania nel 2016 su circa 350 adolescenti (maschi e femmine) mostra come vi sia una forte relazione tra l’abitudine di andare a letto tardi e un uso elevato e problematico dello smartphone. Che i comportamenti di dipendenza, non solo dallo smartphone ma anche da fumo o consumo di droghe, si presentino di più nei nottambuli è noto. Gli adolescenti che dormono di meno hanno una maggiore tendenza a usare più lo smartphone anche durante la notte, rinviando il momento di andare a letto. Ma questo innesta un circolo vizioso: la luce emessa dallo schermo modifica biologicamente il cronotipo (periodo della giornata in cui si è più attivi) della persona, ritardandolo nel tempo e aumentando i problemi del sonno.

Cosa fare

Che conclusioni trarre, dunque? È importante anzitutto un lavoro di prevenzione: insegnare agli adolescenti ad autoregolare l’uso dello smartphone e rieducarsi a un utilizzo meno massiccio del telefonino, senza che limiti e regole arrivino dagli adulti. Un esercizio da suggerire ai ragazzi potrebbe essere quello di provare a lasciarlo a casa in alcune occasioni, perderlo di vista, non pensarci almeno per qualche ora, utilizzarlo solo se strettamente necessario per disabituare la mente alla necessità di contattare gli altri. Quando l’uso diventa una malattia e la qualità della vita dei ragazzi comincia a risentirne – si manifestano segnali di astinenza, aumenta l’irritabilità e la paura di rimanere disconnessi – una soluzione da considerare è quella di rivolgersi a uno specialista e trattare questa condizione come una vera e propria dipendenza comportamentale.