Dipendenze

Internet è diventato una droga?

Quante volte al giorno guardiamo la mail? E lo smartphone? E le notifiche dei social? E quanto questi comportamenti compromettono la nostra salute mentale e fisica?

Incontra uno psicologo
Internet è diventato una droga?

Che non possiamo più vivere senza internet è un dato di fatto: ciò significa che siamo tutti vittime di dipendenza? Internet è davvero paragonabile a una droga? Alcuni elementi fanno pensare di sì, e le persone più a rischio sembrano essere gli adolescenti.

I ricercatori inglesi dell’Università Loughborough sostengono che l’uomo ha bisogno di più di un minuto (64 secondi) per tornare a concentrarsi sul lavoro una volta che è stato distratto da una email, un whatsapp o una telefonata. Chi controlla la posta ogni 5 minuti, in pratica butta via 8 ore e mezza a settimana solo per riprendere la concentrazione.

Ma non è solo una questione di concentrazione e rendimento sul lavoro, nello studio e nelle relazioni. Ci sono alcuni problemi di natura fisica legati all’abuso di connessione a internet: l’artiglio dell’sms, cioè un’infiammazione dei tendini della mano e del tunnel carpale; l’insonnia (le luci LCD degli strumenti digitali sopprimono la produzione naturale di melatonina fino al 22 per cento); la sindrome della vibrazione fantasma, ossia l’errata sensazione che il proprio smartphone stia squillando; il collo da sms, ovvero una postura incurvata in avanti per via del continuo leggere il telefono. Ci sono poi i disagi sociali come la Fomo, la paura di perdersi qualcosa d’importante se non si controllano ossessivamente mail e social; e la Nomophobia, il timore di rimanere disconnessi da internet e non poter comunicare. Per finire, la dipendenza digitale può condizionare il nostro ciclo sonno-veglia, l’umore, l’appetito e può innalzare incredibilmente il livello di stress.

Ma che cosa significa davvero dipendenza?

La dipendenza è un processo che avviene su diversi livelli: comportamentale perché si manifesta nella ripetizione di un determinato comportamento, psicologico poiché il soggetto è completamente assorbito dall’oggetto della propria dipendenza tanto da non riuscire a farne a meno, cognitivo per i ossessivi verso l’oggetto della dipendenza con conseguenti compromissioni nella sfera sociale, lavorativa o scolastica e familiare.

Il concetto di dipendenza è caratterizzato da tre fattori importanti:

– il craving, cioè il desiderio impellente per la ricerca dell’oggetto-comportamento del piacere che dà gratificazione;

– la tolleranza, la necessità di aumentare quel dato comportamento per ottenere gli stessi effetti sperimentati all’inizio;

– l’astinenza, i disagi psico-fisici che la persona sperimenta nel momento in cui non può accedere, per un certo periodo di tempo, all’oggetto del piacere.

Cos’è la Digital Addiction?

Alla luce di queste definizioni, possiamo concludere che non basta guardare il telefono a brevi intervalli di tempo per essere “digital addicted”, ma anche che il rischio di diventarlo non è inesistente.

Nel caso della Digital Addiction è possibile definire due fasi della dipendenza:

  • fase iniziale di tossicofilia caratterizzata da un’attenzione eccessiva per i social e internet in generale, con un incremento del tempo di utilizzo e della difficoltà a sospendere l’attività;
  • fase secondaria di tossicomania, che si presenta con la difficoltà a entrare in relazione con altre persone, disturbi del sonno, in alcuni casi lieve dissociazione.

Quanto si connettono a internet gli italiani?

Secondo uno studio effettuato da GfK nel 2016 che ha coinvolto 22 mila persone in 17 paesi, un terzo degli italiani (29%) ammette di essere dipendente dalla tecnologia, di far fatica a staccarsi da internet (pc, smartphone, tv e altri dispositivi). Sembra che le persone con più alto reddito abbiano maggior difficoltà a staccarsi dalla tecnologia (39%) rispetto a chi invece ha un reddito più basso. Anche l’età appare un fattore discriminante: sono i giovani a utilizzare maggiormente la connessione a internet (oltre il 91% della fascia 15-24 anni).

Facebook è il social network più usato dagli italiani: vi sono 30 milioni di persone attive al mese e 24 milioni di utenti attivi al giorno. Ma a quanto pare Facebook è già superato: la fascia d’età maggiormente coinvolta è quella dei 36-45 anni, a seguire la fascia d’età dei 46-55, a pari merito le fasce che vanno dai 19 ai 24 anni e maggiori di 56.

Instagram invece è seguito da 14 milioni di persone al mese e 8 milioni di persone attive al giorno. È il più adolescente tra i social network: la fascia d’età maggiormente coinvolta è quella dei 19-24 anni, seguita dalle fasce d’età 25-29 anni e 36-45 anni.

Perché gli adolescenti sono più a rischio?

La tendenza a sviluppare comportamenti di dipendenza aumenta in età adolescenziale perché interviene una propensione cognitiva e affettiva che tende all’immediatezza delle azioni. L’adolescente ricerca nuove emozioni e sensazioni e tende a volerle soddisfare nel più breve tempo possibile. Queste sensazioni possono essere accompagnate da insicurezza e desiderio di trasgredire le regole e di emulare i coetanei. Ogni forma di dipendenza genera senso di vuoto, noia e stress e porta la persona alla ricerca di un’immediata gratificazione.

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