Mente&Corpo

Fototerapia: la luce ha potere sull’umore

Secondo le linee guida internazionali è la terapia della luce, o fototerapia, il trattamento di prima scelta della Depressione Stagionale.

Incontra uno psicologo
Fototerapia: la luce ha potere sull’umore

C’è poco da fare: una giornata di sole è sempre meglio di una giornata nuvolosa. Non a caso diciamo “che bella giornata” quando fuori c’è luce e “che brutto tempo” quando il cielo è coperto di nuvole. È noto che il tono dell’umore e la percezione soggettiva di energia sono influenzati dal grado di luminosità dell’ambiente in cui viviamo. Durante la stagione estiva, quando le giornate si allungano, ci sentiamo più attivi e riposati, mentre durante la stagione invernale sperimentiamo spesso una maggiore sonnolenza.

Ma non è solo il senso comune a dircelo: in psichiatria la luce è da anni ritenuta un potentissimo strumento di regolazione dell’umore.

La fototerapia per la depressione stagionale

Lo sviluppo della fototerapia o terapia della luce (in inglese, Light Therapy) in psichiatria è strettamente legato alla definizione originale di Sindrome Affettiva Stagionale (SAD). La SAD si caratterizza, infatti, per episodi depressivi gravi in corrispondenza dei cambiamenti stagionali, in particolare autunno-inverno con diminuzione nel periodo estivo. Già nel 1984, lo psichiatra e ricercatore Norman E. Rosenthal ipotizzò che all’origine della Sindrome Affettiva Stagionale ci fosse la riduzione invernale della quantità di luce e ne identificò la terapia di prima scelta nella fototerapia.

Gli effetti della luce sull’umore

Nell’uomo quasi tutte le funzioni fisiologiche e comportamentali hanno un andamento ritmico: cicli di circa un giorno (ritmi circadiani), cicli di meno di un giorno (ritmi ultradiani) e cicli di più di un giorno (ritmi infradiani).

I Disturbi dell’Umore sono strettamente connessi all’alterazione dei ritmi circadiani: alternanza sonno-veglia, temperatura corporea e livelli ormonali. Alcuni dei sintomi più spesso associati alla Depressione Maggiore e al Disturbo Bipolare includono, infatti, alterazioni del ritmo sonno-veglia (insonnia o ipersonnia), dell’appetito (aumento o perdita di peso) e dei ritmi sociali.

Dal momento che è proprio la luce il principale sincronizzatore dei ritmi circadiani, si è pensato di sfruttarne le potenzialità in ambito clinico. Già i primi psichiatri che si occuparono di Disturbi dell’Umore avevano intuito l’importanza giocata dai cicli luce-buio nella Depressione: Vincenzo Chiarugi, noto psichiatra italiano, nel suo Trattato della Pazzia in genere e in ispecie del 1974 consigliava di esporre alla luce le persone che soffrivano di episodi depressivi e al buio coloro che attraversavano fasi di iperattivazione.

Come funziona la fototerapia?

L’occhio rappresenta la parte più superficiale del nostro sistema nervoso centrale. La luce colpisce la retina e stimola il nervo ottico che trasmette gli stimoli a regioni del cervello come l’ipotalamo, che regola la produzione di serotonina (l’ormone del buonumore) e di cortisolo (l’ormone dello stress), e l’epifisi, che regola la produzione di melatonina, migliorando l’umore, l’alimentazione e il sonno. Cortisolo, serotonina e melatonina risultano, infatti, alterati nelle persone che soffrono di episodi  depressivi.

Nella pratica, la fototerapia consiste nell’esposizione, durante i mesi in cui si manifestano i sintomi depressivi, a una fonte di luce brillante artificiale di intensità equivalente a circa 20 volte quella di un ambiente interno illuminato, prodotta con apposite lampade.

Di norma, le sedute vengono effettuate a occhi aperti, non necessariamente rivolti verso la fonte luminosa. Il tempo di esposizione varia da 30 minuti fino a 3 ore al giorno. Gli orari del giorno indicati, la durata di ogni singola esposizione, il tipo di lampada e l’intensità della luce dipendono dalla valutazione clinica individuale, che si basa oltre che su specifici test diagnostici anche su un’accurata valutazione della qualità del sonno e del ritmo sonno-veglia.

E in Italia?

La fototerapia è ormai affermata, ma ancora poco diffusa in Italia.

I dati più importanti sull’efficacia della Light Therapy nel trattamento dei Disturbi dell’Umore provengono dal Centro Disturbi dell’Umore del San Raffaele Turro di Milano. In uno studio pubblicato nel 2001 su Journal of Affective Disorders, il gruppo di Francesco Benedetti ha osservato che i pazienti con disturbo bipolare ricoverati nelle stanze maggiormente esposte alla luce mostravano tempi più brevi di ospedalizzazione (tornavano a casa circa 2-3 giorni prima) rispetto a coloro che risiedevano in stanze meno illuminate.

Nella stessa direzione si è mosso uno studio retrospettivo canadese (Beauchemin and Hays, 1996): i pazienti ricoverati nelle stanze più luminose avevano avuto una degenza mediamente più breve di 2,6 giorni di quella dei pazienti ospitati in stanze meno illuminate, con effetto maggiore per gli uomini che per le donne.

Cosa ci dice la ricerca?

Nel 2005, una metanalisi di 20 studi pubblicata su American Journal of Psychiatry ha confermato che il trattamento con luce brillante è efficace nei disturbi dell’umore, a carattere stagionale e non.

Secondo alcuni autori l’uso della fototerapia andrebbe esteso ben oltre l’ambito dei disturbi stagionali e i risultati sarebbero ancora più evidenti in abbinamento al trattamento con antidepressivi.

Alcuni studi hanno dimostrato un effetto stagionale e la conseguente efficacia della fototerapia anche nella Depressione Pre-Mestruale, nella Bulimia Nervosa e nell’Anoressia con comportamenti di tipo bulimico, nella Jet Lag Syndrome, nella sindrome dei turnisti e nei disturbi del sonno legati all’alterazione dei ritmi circadiani.

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione o per aiutarci a fornire i nostri servizi. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al nostro uso dei cookie.
Chiudi
Info