Psicologia

Black Mirror: la navicella spaziale e le fantasticherie riparative

La psicologia dietro la prima puntata dell’ultima serie di Black Mirror

Incontra uno psicologo
Black Mirror: la navicella spaziale e le fantasticherie riparative
Black Mirror: la navicella spaziale e le fantasticherie riparative

Black Mirror, la serie tv che racconta la psiche umana attraverso le derive del progresso tecnologico, arriva alla sua quarta stagione. L’esordio è una puntata unica nel suo genere, sul tema dell’incapacità di fare i conti con la realtà e la creazione di mondi interiori riparativi.

Un futuro (neanche troppo lontano) in cui la tecnologia invade ogni aspetto della quotidianità portando alla luce il lato più egoista e violento degli esseri umani. È il tema della serie tv più discussa degli ultimi mesi, la cui quarta stagione è uscita su Netflix il 27 dicembre scorso. Black Mirror è una serie antologica (ogni puntata è una storia a sé) che ipotizza scenari futuristici per mettere alla prova la psiche umana, facendo leva sulle sue debolezze e sui suoi istinti più repressi. Il progresso tecnologico è la chiave che Charlie Brooker, ideatore e produttore di Black Mirror, ha trovato per parlare di solitudine, amore, sesso, potere, disperazione e non accettazione.

La navicella

La prima puntata della quarta stagione di Black Mirror si apre con una sequenza che richiama una serie sci-fi anni Settanta: costumi dai colori accesi e saturi, il comando di una navicella spaziale con grossi bottoni di plastica e una certa ingenuità nella recitazione e nella resa delle situazioni di pericolo. Una scena che destabilizza lo spettatore che si aspetta di vedere l’ultima trovata avveniristica. Qualcosa nello svolgimento dell’azione comincia a suonare artefatto e arrivati al momento del bacio al comandante – a cui deve sottoporsi la parte femminile dell’equipaggio – iniziamo a capire che più che una sequenza mutuata da un genere della fantascienza, quello a cui stiamo assistendo è molto più simile a un sogno a occhi aperti. E infatti.
Quella che si svolge nella navicella è una fantasia di Robert Daly (Jesse Plemons), cofondatore di un’azienda di successo che opera nel campo dei videogiochi. Il suo socio James Walton è il volto pubblico dell’azienda, il capo estroso, carismatico e dinamico, mentre Daly, la vera mente, lavora mestamente nelle retrovie, incapace di riscuotere stima e rispetto dai suoi stessi dipendenti. Fino all’arrivo di Nanette, che per prima sembra riconoscere e ammirare il talento del sottostimato capo. 

*Avviso ai lettori: da qui in poi l’articolo potrebbe contenere spoiler

Il nostro mondo interiore

Molte persone fanno un’esperienza emotiva assimilabile a quella del Capitano Daly: anziché agire sulla realtà, da cui si sentono sovrastati e intimiditi, ripiegano le proprie aspettative in un mondo interiore in cui le frustrazioni sono impossibili, i comportamenti sadici o aggressivi non comportano costi relazionali o sociali e la risposta dell’altro è sempre controllabile.
Questo meccanismo di difesa è, entro un certo limite, adattativo: ci permette di gestire e scaricare a terra la frustrazione o l’irritazione che sentiamo di non poter esprimere, di immaginare e addirittura “mettere in scena” modi alternativi di condurre le interazioni negative, preparandoci quindi a gestire la stessa situazione in modo differente in futuro.
Ma quella di Daly non è un’innocua fantasia, un mondo immaginario nel quale rifugiarsi: la sua è una realtà vera e propria, anche se virtuale. Con l’arrivo di Nanette, Daly avrebbe l’opportunità di instaurare forse per la prima volta un contatto umano autentico con una persona che spontaneamente guarda a lui come un esempio da seguire ma, ormai incapace di comunicare alla pari, preferisce rifugiarsi nella certezza di ottenere quel contatto e quell’ammirazione attraverso la coercizione e la prepotenza. Daly ha trovato il modo, infatti, di clonare tutte le persone del suo ufficio e “caricarle” all’interno del suo videogioco, Infinity, un universo virtuale che simula l’ambientazione della sua serie di fantascienza preferita. In questo universo Daly è non solo il capitano dell’astronave USS Callister, ma il signore e padrone assoluto, un dio che reclama adorazione e sottomissione, infliggendo pene disumane, trasfigurazioni e punizioni terribili.
La sceneggiatura sottolinea, attraverso i colori irrealistici e una certa enfasi fasulla delle battute, come anche la migliore fantasia non riesca a eludere una certa sensazione di falsità e disagio soffuso e non permetta una vera esperienza di appagamento.

Sesso e potere

È interessante notare come i membri dell’equipaggio siano privi di organi sessuali, siano cioè anatomicamente identici a bambole. Questa scelta narrativa sottolinea come l’abuso perpetrato da persone in posizioni di dominio abbia poco a che vedere con il piacere sessuale e molto a che vedere con il potere: ciò che procura piacere a Daly è la sottomissione, la capacità di ridurre l’altro ai propri desideri. La fantasia di Daly è soddisfatta dall’avere le donne dell’equipaggio in fila per essere baciate da lui e il suo valletto inginocchiato a fare da poggiapiedi. Il suo godimento è, come lui stesso ammette esplicitamente, nel vedere l’espressione di terrore di Nanette di fronte a quello di cui è capace il capitano.

La fantasticheria riparativa 

Il meccanismo adattativo della fantasticheria riparativa, che è alla base della creatività e della possibilità di immaginare finali alternativi a partire dalle stesse premesse, in Daly è diventato rigido e pervasivo, non genera alternative, ma una realtà circolare sempre uguale a se stessa. Perfino nell’unico momento – apparentemente spontaneo – in cui Nanette dimostra interesse sessuale per lui, Daly è spiazzato, riottoso e non ha idea di come gestire una situazione di consenso non innescata dalla paura.
La storia mette in luce le due facce della medaglia di questa capacità creativa: se Daly infatti si era limitato a creare un microcosmo a suo uso e consumo, la Nanette virtuale che resta al comando dopo essersi liberata del despota apre all’esplorazione delle infinite possibilità che l’universo di Infinity ha da offrirle, all’interazione e alla scoperta. E questo è il vero omaggio di USS Callister alla lezione di Star Trek.

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