Psicologia

Che cos’è il triangolo drammatico

La storia della famiglia P analizzata con il Triangolo drammatico di Karpman

Incontra uno psicologo
Che cos’è il triangolo drammatico

La maggior parte di noi ha sperimentato, in qualche momento della vita, il disagio di un clima familiare teso. A partire dalla prospettiva del Triangolo Drammatico, uno strumento usato in analisi transazionale, è possibile comprendere meglio le dinamiche tipiche dei conflitti familiari e provare a uscirne.

La famiglia P è una tranquilla famiglia milanese. I due figli Lucia e Giacomo frequentano il liceo e i genitori sono sposati da diversi anni. Nonostante l’apparente serenità che la famiglia comunica all’esterno, però, i conflitti e le tensioni non mancano. Le liti si ripetono sempre uguali, con lo stesso schema di alleanze e accuse, ma soprattutto con i soliti ruoli. Claudia, la mamma, rimprovera spesso Lucia di essere poco di aiuto in casa, additandola come disordinata e pigra; Roberto, il papà, cerca di intervenire per placare la lite, ma viene a sua volta accusato da entrambe le donne di parteggiare per l’altra. L’irritazione crescente lo spinge ad allontanarsi: accusa madre e figlia di essere immature ed esce di casa sbattendo la porta e chiudendosi in se stesso. In tutto questo, Giacomo, il fratello minore, si sente frustrato dalla situazione e comincia a comportarsi in modo ostile con tutta la famiglia, oscillando tra l’aggressività e la voglia di “mettere a posto le cose”.
Che cosa è successo? Perché stare insieme può diventare così faticoso?

Ciascuno dei componenti della famiglia P percepisce due sensazioni. La prima è quella di una sorta di forza gravitazionale: si sente nel giusto e sente di dover difendere le proprie ragioni. La seconda è quella di essere su uno scivolo dei parchi acquatici: procede in un vortice verso il basso senza la possibilità di fermarsi e risalire. A cosa sono dovute queste esperienze?

Il triangolo drammatico

Secondo Stephen Karpman, analista transazionale americano, esiste un modello in grado di spiegare queste dinamiche, che ha chiamato triangolo drammatico. Karpman ritiene che in molte interazioni le persone rispettino una sorta di schema, in cui recitano la propria parte come se seguissero un copione. Questo schema è rappresentato da un triangolo, in cui a ogni vertice corrisponde un ruolo. I tre ruoli sono: persecutore, salvatore, vittima. Secondo l’autore, ognuna di queste posizioni permetterebbe di soddisfare alcuni bisogni egoistici:

  • Vittima (schema “povero me!”): la persona che recita questo copione ottiene attenzione, perché sia Persecutore che Salvatore si concentrano su di lei. Inoltre, il ruolo di vittima soddisfa il bisogno di dipendenza e permette di evitare l’assunzione di responsabilità. La vittima non è sempre realmente una vittima, ma agisce come tale. I suoi sentimenti hanno a che fare con il sentirsi oppresso, accusato, senza speranza. Questa persona appare incapace di prendere decisioni, di risolvere problemi e trovare soluzioni.
  • Persecutore (schema “è tutta colpa tua!”): il persecutore è controllante, critico, oppressivo e giudicante. Si sente superiore e “bullizza” la vittima. In questo modo evita i propri sentimenti e le proprie paure.
  • Salvatore (schema “ti aiuto io!”): il salvatore accorre in aiuto della vittima. Ciò gli permette di mettersi in buona luce e sentirsi moralmente superiore, giusto, ma anche di evitare i propri problemi e sentimenti. Questo personaggio si sente frustrato e in colpa se non riesce a salvare gli altri. Le sue azioni hanno comunque effetti negativi, perché permettono alla Vittima di rimanere dipendente e al Persecutore di continuare ad attaccare.

I ruoli non sono fissi, ma intercambiabili. È possibile passare da un ruolo all’altro e giocarne più di uno contemporaneamente. L’intensità del dramma varia in base al numero di cambiamenti di ruolo e al lasso di tempo in cui avvengono. Nell’esempio che abbiamo riportato, il papà Roberto passa velocemente da Salvatore a Vittima (cerca di placare il conflitto ma viene accusato), mentre la figlia maggiore cambia rapidamente da Vittima a Persecutore (è accusata dalla madre, ma poi accusa il padre di prendere le parti della madre). L’intensità è tale da provocare una frammentazione: il padre esce di casa, la madre e la figlia rimangono reciprocamente ostili, il fratello cova rabbia e rancore.
Inoltre, giocare più di un ruolo porta a confusione e sensazione di perdere il controllo. Ciò aumenta l’aggressività e alimenta la spirale negativa.
Secondo Karpman, questi ruoli sono molto diffusi e tipici delle fiabe. Cenerentola, per esempio, è la classica Vittima, che subisce le angherie di matrigna e sorellastre, ma riceve un aiuto addirittura da tre Salvatori: fatina, topini, principe. Vittima (del lupo) è anche Cappuccetto rosso, salvata dal cacciatore.

La soluzione

La diffusione di questi schemi dimostra quanto essi siano radicati e trasversali nella nostra cultura e di quanto sia difficile, a volte, rendersene conto. Cerchiamo di capire meglio con un esempio. Due pesci rossi si incontrano e uno chiede all’altro: “Com’è da te l’acqua?”, l’altro gli risponde “Che cos’è l’acqua?”. È proprio questo il centro del problema: non sapere di non sapere. Se non siamo consapevoli di questi ruoli, degli schemi e dei copioni che recitiamo, questi continueranno a esercitare una forza gravitazionale troppo forte, non riusciremo a sfuggirne e continueranno a condizionarci negativamente.
L’importante non è tanto insistere sulle proprie ragioni, provando a cambiare gli altri, quanto piuttosto provare qualcosa di diverso. Il primo passo è riconoscere lo schema, il secondo, il più difficile, è provare a uscirne. Gli schemi rappresentano qualcosa di familiare, di noto, e abbandonarli può farci sentire insicuri e inadeguati, anche quando questi sono dannosi. Tuttavia, provare a evadere da questi circoli viziosi può avvicinarci a una maggiore serenità.

In pratica

Pensi di trovarti in uno dei ruoli del triangolo drammatico? Ecco qualche suggerimento:

  • Fermati e osserva, focalizzandoti su di te, sui tuoi sentimenti. Smetti di scappare e comincia, gradualmente, a familiarizzare con il tuo mondo interno.
  • Lascia agli altri la responsabilità della propria vita. Per quanto tu conosca bene i tuoi familiari, evita di “leggere nel pensiero” e di giudicarli. Ti fa rabbia vederli assumere certi atteggiamenti? Sono loro a decidere della propria vita, non tu.
  • Intraprendi una psicoterapia, che ti aiuti a riconoscere questi schemi e a uscirne. Può essere difficile familiarizzare con questa idea, perché probabilmente ti senti nel giusto e pensi che siano gli altri ad avere un problema. La terapia, però, può aiutarti a riconoscere l’inizio di un conflitto e a evitare di entrare nella spirale negativa del triangolo drammatico. Inoltre, un esperto può aiutarti a conoscere e approfondire le tue emozioni, supportandoti nel gestirle.

 

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