Benessere

Felicità, ecco cosa avete risposto al nostro sondaggio

Soddisfazione personale, bilancio lavoro-vita privata e solitudine: quanto siamo felici?

Incontra uno psicologo
Felicità, ecco cosa avete risposto al nostro sondaggio

20 marzo, Giornata Mondiale della Felicità: lavoro, affetti, relazioni, il giusto mix che ci rende davvero soddisfatti di noi. I risultati di un’indagine del Centro Medico Santagostino su soddisfazione personale, bilancio lavoro-vita privata e solitudine effettuata su un campione di oltre 600 persone.

Quanto e perché siamo felici? Una domanda ricorrente, che ogni anno torna d’attualità in occasione della Giornata Internazionale della Felicità, che stila la classifica dei Paesi più felici. Al primo posto, quest’anno, la Finlandia, mentre l’Italia si classifica al 47° posto, conquistando un gradino rispetto all’anno scorso. Ma quanto siamo davvero felici in Italia? E quali sono le cose che ci rendono tali? Per rispondere a questa domanda, il Santagostino ha effettuato un’indagine su un campione casuale di utenti.  Tra gli oltre 600 soggetti che hanno risposto al questionario, circa l’80% era donna, con età media di 40 anni e livello di scolarità alto (più della metà dei soggetti con laurea o specializzazione post-laurea).

Tra i soggetti intervistati, circa l’8% delle donne e il circa il 6% degli uomini ha dichiarato di essere estremamente soddisfatto della propria vita, mentre circa il 6% delle donne e circa il 10% degli uomini si sono dichiarati estremamente insoddisfatti. Globalmente, le persone che danno un voto alto di soddisfazione (tra 5 e 7) alla propria vita supera il 50%. Le persone che, se dovessero rivivere la propria vita, non cambierebbero quasi nulla sono solo il 7,5%, ma superano il 50% i soggetti che dichiarano di aver ottenuto una buona parte delle cose importanti della vita. Il 9,5% del campione dichiara un alto tasso di insoddisfazione.

Età e livello di istruzione

La percentuale di soggetti estremamente soddisfatti aumenta lievemente con l’età, mentre la percentuale di soggetti estremamente infelici della propria vita si riduce di pari passo. Questo dato può indicare una progressiva maggior realizzazione personale con l’aumentare dell’età, anche se non si può escludere un gap generazionale per quanto concerne la soddisfazione e realizzazione personale.
Nei soggetti con più alta scolarità i tassi di estrema insoddisfazione risultano significativamente più alti, raggiungendo oltre il 15%, mentre nei soggetti con media scolarità tale tasso si assesta solo al 6% circa. L’ipotesi è che i soggetti con più alta scolarità dedichino maggior tempo ed energie alla propria realizzazione professionale, trascurando altri aspetti della propria vita (come le relazioni sociali e sentimentali), importantissimi per il benessere soggettivo. Quasi il 60% del campione dichiara la propria vita privata influenzata negativamente dal lavoro, da abbastanza a molto influenzata. Quasi metà del campione dà punteggi alti (da 4 a 7) all’affermazione “lotto per destreggiarmi tra lavoro e non lavoro”.

Solitudine e insoddisfazione

Nei soggetti che riconoscono un’alta interferenza del proprio lavoro nella vita privata, i tassi di alta insoddisfazione salgono sino al 18%, mentre quelli di soddisfazione crollano al 4% circa. Tra questi soggetti, la percentuale di persone con importanti sentimenti di solitudine sale oltre il 40%, mentre nei soggetti con bassa interferenza questa percentuale è di solo il 20%. Anche la rete sociale risulta importantissima per il proprio livello di soddisfazione: nei pazienti che dichiarano di essere soli o piuttosto soli (che sono il 52,7% del campione), il tasso di soggetti estremamente insoddisfatti della propria vita sale sino ad oltre il 23%, mentre quello di estremamente soddisfatti crolla sotto il 2%. Anche la fiducia negli altri è un aspetto fondamentale della soddisfazione: solo il 30% del campione dichiara di avere tante persone di cui si può fidare completamente, percentuale che invece sale al 56% se si parla di persone a cui ci si può rivolgere in caso di necessità.

Il giusto bilanciamento

Questi dati dimostrano come sia il bilanciamento tra lavoro e vita privata sia, in misura anche maggiore, l’intensità di rapporti sociali significativi (quelli cioè che non ci fanno sentire soli) impattano significativamente sulla nostra felicità. Questi due aspetti sono inoltre intrinsecamente associati, in quanto maggiori sono le energie e il tempo dedicato all’attività lavorativa, minori sono le possibilità di “investire” nella propria vita privata e quindi nelle proprie relazioni sociali, familiari e sentimentali. Sicuramente il bilanciamento tra attività lavorativa e vita privata contribuisce sostanzialmente a determinare la soddisfazione verso la propria vita, probabilmente influendo anche sulla qualità delle relazioni sociali di ognuno di noi. È importante cercare di mantenere, per quanto possibile, un sano bilanciamento tra lavoro e vita privata e, soprattutto, coltivare e mantenere relazioni sociali significative, fondamentali per un pieno benessere.