Relazioni

Amore patologico: quando innamorarsi diventa un problema

Da Freud a oggi, psichiatri e psicologi spiegano le patologie dell’innamoramento

Incontra uno psicologo
Amore patologico: quando innamorarsi diventa un problema

Stabilire una relazione di coppia risulta talvolta difficile. Questo perché i confini tra amore sano e amore malato sono molto sottili. Basti pensare che, secondo alcuni scienziati, l’innamoramento è paragonabile a un disturbo ossessivo o a una forma di dipendenza. Ma quali sono le più diffuse patologie dell’amore? Lo psicoanalista Salman Akhtar ne individua cinque: non riuscire a innamorarsi, non riuscire a disinnamorarsi, disinnamorarsi troppo presto, innamorarsi della persona sbagliata e non ritenersi meritevoli d’amore.

Negli anni cinquanta, lo psicologo statunitense Abraham Maslow ha elaborato una gerarchia dei bisogni umani: nei primi posti, dopo i bisogni fisici (nutrirsi, respirare) e di sicurezza, figura la necessità di amare e sentirsi amati. Ecco perché la maggior parte di noi tende a cercare un compagno o una compagna. Ma non sempre accoppiarsi è cosa facile. Anche perché l’amore comporta un ventaglio di sensazioni diverse, intense e spesso contraddittorie: gioia, euforia, desiderio e passione, ma anche la paura di essere feriti e rifiutati, o di perdere coloro che amiamo.

Che cosa dice la scienza

L’altalena di emozioni e contraddizioni connesse all’innamoramento ha spinto alcuni ricercatori a paragonarlo a una vera e propria patologia. La psichiatra italiana Donatella Marazziti nel 1999 pubblicò uno studio che fu molto discusso, sottolineando l’analogia tra i meccanismi dell’amore romantico e il disturbo ossessivo compulsivo (per la particolare modalità di pensiero ossessivo focalizzato sul partner). Più di recente, nel 2016, uno studio internazionale sostiene addirittura che l’amore possa essere considerato una forma di dipendenza. Pare, infatti, che nelle persone innamorate e in coloro che abusano di sostanze come alcol e cocaina si attivino le stesse aree e circuiti cerebrali coinvolti nei meccanismi di gratificazione e ricompensa. L’innamoramento sarebbe anche in grado di innescare conseguenze tipiche della dipendenza da sostanze, come la ricerca compulsiva dell’oggetto d’amore, ma anche ansia, rabbia e insonnia in caso di rifiuto o abbandono.

Tra arte e psicologia

Che l’amore possa essere temuto per le sue conseguenze imprevedibili e dolorose è stato messo in evidenza da generazioni di psicologi, ma anche di artisti. Nel 1978 Lucio Battisti cantava ‘Aver paura di innamorarsi troppo’. Più o meno involontariamente, ma in modo molto accurato, stava descrivendo una delle tipiche patologie dell’innamoramento. Ma perché ci spaventa tanto l’idea di “abbandonarsi senza più timori”? Secondo Sigmund Freud, non siamo mai così fragili e indifesi come quando siamo innamorati. Al culmine dell’innamoramento, infatti, abbiamo la sensazione di perderci, come se i confini tra noi e la persona amata fossero più labili. Energie, pensieri ed emozioni vengono tutte rivolte verso la nuova relazione e abbiamo la sensazione di essere molto più vulnerabili e sensibili a un possibile rifiuto. Un rifiuto in questa fase avrebbe, in effetti, conseguenze catastrofiche per l’autostima, motivo per cui tendiamo a studiare l’altro, a cercare rassicurazioni sul fatto che l’altro ci ama come noi amiamo lui e che non rimarremo delusi.

Che cosa dice la psicoanalisi

Lo psicoanalista americano Martin Bergmann sosteneva che lo stato di innamoramento è così piacevole perché, in qualche modo, permette di vivere di nuovo la simbiosi tipica del rapporto madre-bambino. Questa sarebbe caratterizzata da accudimento, nutrimento, protezione e cura, elementi che forniscono al bambino tranquillità e serenità. Nella relazione d’amore in età adulta, sarebbero poi soddisfatti altri due bisogni: colmare le carenze di affetto subite durante l’infanzia e vedere confermato il proprio valore.
Otto Kernberg, uno dei più noti psicoanalisti ancora viventi, ha sostenuto che l’amore sano e maturo abbia bisogno di cinque componenti:

  •  eccitazione sessuale
  • accettazione dell’ambivalenza verso le imperfezioni proprie e altrui
  • identificazione con l’altro (vedersi simili)
  • idealizzazione dell’altro
  • passione, intesa come impegno a livello sessuale, morale e investimento di energie nella relazione

Quando mancano alcune di queste capacità, è possibile che si verifichi una psicopatologia della coppia e dell’amore romantico.

Le patologie dell’amore

Lo psicoanalista Salman Akhtar ha individuato cinque grandi categorie di psicopatologie dell’amore e della coppia, a partire dal lavoro di Kernberg. Queste sono:
1) Incapacità di innamorarsi: le persone che non riescono a innamorarsi sembrano essere poco in grado di provare un reale senso di fiducia e di intimità. Hanno un modo di fare più pratico e concreto, ma scarse capacità di idealizzare l’altro. Secondo alcuni psicoanalisti, sarebbero inconsciamente invidiose di chi amano e delle loro caratteristiche positive. La paura che la rabbia legata all’invidia danneggerà l’altro e la relazione è tale che l’individuo “silenzia” le proprie emozioni e l’eccitazione sessuale. Spesso queste persone cercano una relazione per paura di rimanere soli.
2) Incapacità di rimanere innamorati: sono persone capaci di innamorarsi e anche molto passionali. Dopo poco tempo, però, il loro innamoramento si esaurisce. Sentono che quell’amore non gli basta e provano disagio. Allora accusano il partner di difetti e mancanze e la relazione si conclude in fretta. Dopo un breve periodo di solitudine, ricominciano il loro ciclo: innamoramento, passione, delusione, solitudine, nuovo innamoramento e così via. Si tratta di coloro che si riconoscono nella canzone di Battisti Aver paura di innamorarsi troppo. Hanno paura di perdere loro stessi nell’altro e provano anche molta rabbia se il partner non soddisfa in modo totale i propri bisogni e non rispecchia l’ideale di perfezione che hanno in mente.
3) Innamorarsi della persona sbagliata: i membri di questa categoria tendono a innamorarsi di altri inadeguati, proibiti e irraggiungibili (per esempio del proprio analista, di persone sposate o clericali). Akhtar ritiene che l’amore si indirizzi verso queste figure perché esse ri-attivano l’amore inconscio (e proibito) verso un genitore; ri-attivano cioè il Complesso di Edipo.
4) Incapacità di disinnamorarsi e terminare una relazione: a volte, anche se siamo stati rifiutati e abbandonati, non riusciamo a porre termine a una relazione. Secondo Kernberg questo avviene perché la rabbia generata dal rifiuto è troppo grande per essere metabolizzata in modo sano. Allora, chi è stato abbandonato cerca di difendersi dalla rabbia diventata troppo intensa e fuori controllo tramite la negazione (negando cioè che l’amore sia finito). È l’unico modo che queste persone hanno per non esplodere.
5) Incapacità/impossibilità di sentirsi amati: molti sono diffidenti e cinici in misura eccessiva nei confronti del mondo esterno. Non riescono quindi ad avere fiducia in coloro che li amano.
Oltre alla diffidenza, comunque, anche altri fattori rendono difficile sentirsi amati: l’impossibilità di accettare l’imperfezione umana e l’incapacità di sentirsi grati e di riconoscere il valore degli altri. Si tratta di caratteristiche tipiche delle personalità narcisistiche. Queste persone risultano a volte fredde e distaccate. Non riescono ad accettare la dipendenza e tendono a sentirsi o indegni di amore o superiori agli altri.

Scommettere e amare: alto rischio-alto guadagno

Per concludere, innamorarsi e amare non sono capacità scontate. Queste presuppongono prima di tutto la conoscenza di se stessi, una visione del mondo né solo cinica e negativa né eccessivamente ottimista. Spesso è necessario essere capaci di accettare le imperfezioni e sorriderne, accettare con umiltà che gli altri possano allo stesso tempo amarci e fare a meno di noi. Darsi la possibilità di essere innamorati significa esporsi, mettere in gioco le proprie fragilità con la speranza – e non l’obbligo –  di essere ricambiati. È come scommettere, in un gioco in cui un guadagno alto consegue solo a un elevato livello di rischio, mentre essere troppo prudenti porta a perdere o, nel migliore dei casi, a non guadagnare nulla. In ogni caso, comunque, “accettiamo l’amore che crediamo di meritare” (Noi siamo infinito, 2012).

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