Attualità

Di cosa parla Mindhunter?

Mindhunter è la serie Netflix che racconta la nascita della psicologia criminale

Incontra uno psicologo
Di cosa parla Mindhunter?

Mindhunter, la nuova serie di Netflix ideata da Joe Penhall che racconta come è nato il termine serial killer, ha ottenuto grande successo tra il pubblico e la critica in brevissimo tempo. Ma cosa c’è di vero in questa serie tv? Cosa sono la psicologia criminale, la profilazione e i serial killer?

Cosa si nasconde nella mente di un criminale? Perché ha ucciso e perché proprio quelle vittime? È la fine degli anni Settanta e due agenti dell’FBI che si trovano a indagare su crimini seriali particolarmente truci, decidono di accantonare l’investigazione classica e di sperimentare nuovi metodi di indagine. Non senza ostacoli, i due protagonisti cominciano a porre le basi per quelli che diventeranno moderni sistemi di studio e profilazione criminale. Mindhunter – letteralmente “cacciatore della mente” – è una serie Netflix del 2017 ispirata a fatti e reali e tratta dal libro Mindhunter: Inside FBI’s Elite serial Crime Unit di M. Olshaker, scrittore, e J. E. Douglas, uno dei primi criminal profiler dell’FBI.

Che cos’è la psicologia criminale?

La psicologia criminale è una branca della psicologia specializzata nell’osservazione e nello studio della condotta antisociale, ossia dei crimini, dei reati e delle devianze.
Gli obiettivi di questa disciplina sono due: il primo, di carattere prettamente preventivo, è attuare forme di controllo sulla delinquenza; il secondo, di tipo più gestionale, si occupa dell’indagine e dell’amministrazione del crimine una volta che questo è avvenuto

La storia vera di Mindhunter

Holden Ford è un giovane negoziatore dell’FBI che viene chiamato a insegnare alla polizia di stato come interagire con i criminali. Questo incarico, che svolge affiancato dal collega più anziano Bill Tech, suscita in lui il desiderio di studiare più a fondo ciò che pensano e come agiscono queste persone. L’indagine di Ford si concentra in particolare sui criminali più difficili da scovare: quelli che non hanno un legame con le proprie vittime e uccidono in serie mostrando pattern ricorrenti. Per definirli, viene per la prima volta usato il termine serial killer.
I due colleghi elaborano una nuova metodologia sperimentale, basata sull’incontro e il dialogo con alcuni feroci assassini già condannati. L’obiettivo degli agenti è individuare il filo conduttore e l’origine del male, categorizzando e identificando schemi e profili dei criminali attraverso accurati interrogatori. Il programma dei due, osteggiato dai superiori perché ritenuto poco autorevole (non si è mai visto un poliziotto chiacchierare con un pluriomicida), prende piede grazie al una terza figura, quella della docente universitaria Wendy Carr, che lo trasforma in un vero e proprio studio scientifico.

Serial killer

Gli assassini che compaiono in Mindhunter sono personaggi realmente esistiti. La maggior parte dei criminali intervistati dagli agenti, presentano una caratteristica comune: l’assenza del padre e una presenza crudele o pressante della madre. Due in particolare rispecchiano alla perfezione le caratteristiche citate: Edmund Kemper e Jerry Brudos.
Kemper detto anche “Co-ed killer”, famoso criminale della storia americana condannato per l’omicidio di dieci vittime, fu segnato e tormentato per lungo tempo dall’abbandono del padre e dalle regolari e incessanti offese della madre, da sempre volte a sminuirlo e ridicolizzarlo. Dopo aver ucciso i nonni, le sue prime vittime, e sei autostoppiste che assassinò e squartò, ammazzò anche la madre, decapitandola e violentandola.
Anche nel caso di Brudos, il disagio psicologico deriva dalla figura materna. Durante gli atti di violenza, l’uomo indossava scarpe e biancheria femminili, a suo dire proprio a causa della madre, che dalla nascita lo rimproverava di non esser nato femmina.

Facciamo un passo indietro

Il primo esempio di offender profiling (profilazione criminale) risale alla fine dell’Ottocento, quando Thomas Bond tratteggiò minuziosamente le caratteristiche di Jack lo Squartatore sulla base delle modalità con cui mutilava e uccideva le sue vittime. Tra gli anni Sessanta e Settanta, periodo storico in cui è ambientata Mindhunter, l’aumento degli omicidi seriali ha spinto l’FBI a costituire un’unità di profiling presso l’Accademia di Quantico, in Virginia, con la finalità di rispondere tempestivamente al nuovo fenomeno e di analizzare le situazioni di morte equivoca (come racconta un’altra famosa serie televisiva: Criminal Minds).
Sarà proprio negli anni Settanta che le strutture sociali e politiche della tradizione americana andranno a crollare sotto il peso della rivoluzione dei costumi, degli scandali e delle guerre. La rivoluzione di quel periodo, di cui Holden, nel ruolo di criminologo, è testimone, consiste proprio nella presa di coscienza del male da parte della società stessa. Charles Mason, pluriomicida statunitense più volte menzionato nella serie, rappresenta esattamente questo periodo storico.

Il superamento della “vecchia scuola”

La nascita della psicologia criminale ha contribuito a ribaltare la visione dello stereotipo del criminale “mostro”. Prima di questa svolta, i criminali erano visti come individui da escludere dalla società e dimenticare in prigione (un esempio di questo si trova in Lombroso e i suoi studi sull’uomo delinquente). In Mindhunter questo passaggio è evidente: quando i superiori di Ford scoprono che passa il suo tempo a conversare con violenti assassini condannati da anni, non capiscono la sua curiosità e il valore del suo lavoro. In che modo un pluriomicida può essere d’aiuto all’FBI? Come ci si può fidare delle parole di un violento criminale?
Per la prima volta nella storia, un detective della polizia federale intervista e ascolta le confessioni di un assassino, tenta di comprendere il motivo per cui ha compiuto i suoi crimini, cosa ne pensa lui stesso, se è davvero così estraneo alla “normalità”, se è davvero un mostro o se non è semplicemente un’altra vittima.
Strizzando un occhio alla teoria dell’etichettamento di Durkheim, secondo cui a rendere deviante e riprovevole un comportamento non sia tanto il comportamento stesso quanto piuttosto il significato socio-culturale a esso attribuibile, il grande quesito psicologico di cui la serie racconta l’origine è: queste persone, con un passato diverso, sarebbero diventate lo stesso criminali? La colpa è sempre completamente ascrivibile agli assassini o c’è qualcosa che li ha “sopraffatti”?

 

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione o per aiutarci a fornire i nostri servizi. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al nostro uso dei cookie.
Chiudi
Info