Relazioni

Empatia, come parlare con chi sta soffrendo

Che cos’è l’empatia? Un’abilità preziosa per noi e chi ci sta accanto, in special modo quando sta soffrendo

Incontra uno psicologo
Empatia, come parlare con chi sta soffrendo

L’empatia è una risorsa fondamentale per i legami sociali. Provare empatia aiuta a migliorare le nostre relazioni, rendendole più sincere e profonde. L’empatia e la capacità di comunicare efficacemente a chi sta soffrendo non sono abilità scontate, tuttavia, secondo ricerche recenti, possono essere apprese e sviluppate.

Vi è mai capitato che qualcuno vi raccontasse di essere triste, depresso o di aver vissuto un evento negativo e di non sapere cosa dire? Succede spesso: un amico si confida e noi sentiamo che sta soffrendo, ma non sappiamo come farlo stare meglio. Magari cerchiamo di tirarlo su, sottolineando ciò che di buono c’è nella sua vita. Così facendo però, notiamo che l’amico non si sente meglio, anzi, il suo umore peggiora. Perché? Dove sbagliamo?

Ma che cos’è esattamente l’empatia?

L’empatia può essere definita come la capacità di sentire con l’altro. In genere, quando qualcuno ci comunica un suo disagio, stiamo male per lui. Questo avviene più spesso in alcune condizioni specifiche, per esempio quando chi sta soffrendo è un nostro familiare. In altre parole, potremmo dire che l’empatia è l’abilità di sentire ciò che sente l’altra persona, immedesimandosi nella sua situazione, ovvero, assumendo il suo punto di vista. L’empatia è un’abilità in grado di rinforzare i legami sociali, che, a loro volta, sono fondamentali per il benessere psicofisico. Tramite la condivisione di esperienze e il supporto reciproco è infatti possibile approfondire e consolidare i legami sociali e instaurare un senso di intimità.
Secondo l’ultimo manuale diagnostico dei disturbi mentali (DSM-5), bassi livelli di empatia o una mancanza totale di questa possono essere sintomatici di sindromi quali il narcisismo o l’antisocialità. Comunque, essere poco empatici non significa in automatico avere un disturbo di personalità. Per una diagnosi di questo tipo è necessario, infatti, mostrare una serie di pensieri e comportamenti peculiari e pervasivi, di cui l’assenza di empatia è solo un aspetto.
Le componenti dell’empatia sono state illustrate con efficacia in un breve corto animato della Royal Society of the Arts (RSA), basandosi su una TED conference di Brené Brown, ricercatrice e docente dell’università di Houston che si occupa di rapporti umani.

Come si fa a mostrare empatia?

Il punto principale da tenere in considerazione quando chi sta soffrendo si confida con noi è non banalizzare. Glen Gabbard, noto psichiatra americano, ha sostenuto che in una psicoterapia con persone depresse, cercare di incoraggiare il paziente focalizzandosi sugli aspetti positivi è controproducente. Dire, per esempio “lei non ha motivo per essere depresso, ha molte qualità” sortirebbe l’effetto di far sentire l’altro ancora più solo e incompreso. Al contrario, un buon modo di stare vicino a una persona depressa consiste nel trasmettere l’idea che esistano molti buoni motivi per essere tristi e che quella sofferenza ha senso di esistere.
Elizabeth Dorrance Hall, studiosa americana di relazioni familiari e comunicazione, ha proposto alcuni punti da tenere a mente quando si affrontano conversazioni con chi sta soffrendo:

  1. Scegli messaggi personalizzati. Le persone amano ascoltare messaggi ‘ritagliati su di loro’, che legittimano come si sentono e li aiutano a esplorare le proprie emozioni. Se vogliamo aiutare qualcuno a superare un momento difficile, potremmo sottolineare alcune sue risorse. Una frase efficace potrebbe essere: “Riesco a sentire che per te è un momento difficile, ma sei una persona tenace e puoi venirne fuori”. Attenzione: è importante che la qualità che sottolineiamo sia reale (in questo caso, la persona deve essere veramente tenace).
  2. Alterna sostegno e “sfida”. Le persone gradiscono quando si sentono, nello stesso momento, accettate e stimolate (in modo gentile). Utile in special modo quando pensiamo che una persona possa superare un momento difficile attraverso un cambiamento o chiedendo aiuto. L’accettazione, cioè l’ascolto senza giudizio, trasmette calore e fa sentire all’altro che ci teniamo e che ha un valore. Accanto a questo messaggio rassicurante è possibile suggerire di esaminare il proprio comportamento, per capire cosa sta andando storto e cosa potrebbe essere fatto diversamente in futuro. Bisogna però essere delicati, o faremo sentire l’altro in colpa e solo.
  3. Evita ansia e facili soluzioni. Le persone non amano messaggi minacciosi, che implicano l’essere giudicati in modo negativo o che restringono la propria libertà di scelta. Per esempio, se pensiamo che qualcuno sia troppo stressato a causa del lavoro, dirgli “mio cugino ha avuto un infarto per lo stress sul lavoro, devi prenderti una pausa!” sortirà un effetto negativo, perché creerà urgenza e farà sentire l’altro poco ascoltato. Potremmo invece suggerire attività alternative a quelle lavorative, in modo che non si senta pressato o angosciato e senta di conservare libertà di scelta.
  4. Non giudicare. Risultiamo più empatici quando siamo in grado di sospendere il giudizio. Per chi sta soffrendo, infatti, sarà più facile sentirsi compreso e accettato se evitiamo di esprimere un’opinione su quanto il suo vissuto possa essere giusto o sbagliato secondo noi.

Oltre a questi punti, è importante evitare una tendenza tanto diffusa quanto irritante per chi sta soffrendo: la frase “ma almeno..”. Quando qualcuno è triste, a volte si tende a spingerlo a focalizzare l’attenzione su elementi positivi della sua vita. Per esempio, se l’altro ci dice “il mio matrimonio è un disastro”, possiamo essere tentati di rispondere “ma almeno hai dei figli fantastici”. In realtà, questo tentativo di consolare l’altro lo fa solo sentire ancora più incompreso. In questo caso, infatti, non solo non stiamo riconoscendo la sua sofferenza, ma lo stiamo anche facendo sentire in colpa. Il vero messaggio che comunichiamo è: “sei triste perché non sei in grado di vedere ciò che hai di buono”. Una modalità di consolare che può risultare arrogante.

Si può imparare a essere più empatici?

La risposta è sì (anche se non è semplice). Alcuni studi hanno dimostrato che perfino persone con autismo – un disturbo che include deficit nell’interazione e comunicazione sociale, ridotta condivisione di interessi, emozioni e sentimenti – possono imparare a mostrare più empatia nelle relazioni sociali attraverso un allenamento specifico.
Il ricercatore scozzese David Jeffrey sostiene che professionisti in ambito medico dovrebbero fare un uso maggiore dell’empatia nella relazione con i pazienti. L’autore ha avanzato alcune proposte su come raggiungere tale obiettivo. Tra queste, alcuni suggerimenti sono applicabili nella quotidianità:

  • Come si sente l’altro? Esercitarsi nell’assumere la prospettiva altrui non significa pensare “come mi sentirei io in quella situazione?”. Ciò infatti può portare all’urgenza di distogliere il pensiero dalle sensazioni negative. L’idea è immedesimarsi nell’altro e assumere la sua prospettiva, tenendo conto del suo contesto e della sua storia di vita.
  • Meditazione, scrittura creativa, ‘role playing’. Alcuni studi hanno indicato che queste attività sono in grado di aumentare le capacità empatiche. In particolare, il ‘role playing’ consiste nel giocare a recitare la parte della persona che sta soffrendo, in modo da assumere la sua prospettiva e comprenderla a fondo. È possibile aumentare le capacità empatiche anche costruendo una storia su un personaggio immaginario. Seguire in prima persona le vicende del protagonista del racconto che inventiamo induce a immedesimarsi in un punto di vista diverso dal proprio e a “esercitarsi” nel provare empatia per le vicende che affronta. Infine, la meditazione e i corsi di mindfulness sembrano essere utili per entrare più a contatto con le proprie e altrui emozioni in modo non giudicante.

Per concludere, l’empatia è una capacità innata, legata a specifici circuiti cerebrali, che tuttavia può essere allenata e migliorata nel tempo, al fine di connetterci in maggior misura agli altri e favorire l’intimità. Non sempre è facile provare empatia, in special modo quando chi soffre è stato scorretto nei nostri confronti o è un estraneo. Tuttavia, vale la pena allenarsi a esercitarla per migliorare la qualità delle nostre relazioni.

 

 

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