Relazioni

Terapia di coppia, quando il duo diventa un trio

Quando la crisi sembra insuperabile, la terapia di coppia può essere una valida soluzione

Incontra uno psicologo
Terapia di coppia, quando il duo diventa un trio

Ogni coppia attraversa periodi di crisi, ma solo alcune decidono di chiedere un aiuto esterno iniziando una terapia di coppia. I problemi che il terapeuta di coppia fa emergere sono quasi sempre gli stessi: cambiamenti di vita che sfuggono al nostro controllo, la difficoltà di liberarsi del proprio bagaglio familiare e l’incapacità di fare i conti con la parte sommersa della relazione. La buona notizia è che si possono superare insieme.

Quando uno o entrambi i partner sperimentano un malessere duraturo che sembra insuperabile e i tentativi autonomi non sono sufficienti ad appianare le difficoltà, la terapia di coppia può essere un valido strumento di aiuto. In questi casi infatti i problemi tendono a trasformarsi in dinamiche ripetitive, che alimentano le incomprensioni e creano una sorta di circolo vizioso.

Il primo passo: la consapevolezza

Prendere consapevolezza del fatto che la vita di coppia è complessa e che possono capitare fasi o momenti di difficoltà è certamente il primo importante passo per mettere a fuoco l’ipotesi che da soli, nonostante gli sforzi, non riusciamo a superare il disagio e che possa dunque essere utile uno sguardo terzo sulla coppia. Un punto di vista esterno può suggerire un approccio nuovo ai problemi, modalità diverse di lettura dei circuiti conflittuali e strumenti più efficaci per superarle. È in questa fase che, generalmente, si decide di ricorrere all’aiuto di un professionista competente. In entrambi i casi, questa scelta rappresenta un primo importante passaggio verso la ricerca di una dimensione comunicativa e relazionale finalizzata ad affrontare le questioni problematiche.

La crisi di coppia

La relazione di coppia non è statica e tende a cambiare nel tempo, proprio come gli individui che la compongono. Con l’approfondimento della conoscenza reciproca, la relazione fra i due partner diventa più stabile, ma le emozioni travolgenti dell’inizio si fanno sempre più sfumate e si fa spazio una valutazione più oggettiva delle caratteristiche dell’altro e talvolta la delusione delle aspettative riposte reciprocamente. Tutti questi cambiamenti possono portare a vivere un momento di crisi.
La crisi non è necessariamente una fase catastrofica e non esistono coppie che in tutto il corso della relazione non sperimentino momenti di tensione.
Nell’uso comune il termine crisi ha assunto un’accezione negativa, ma se guardiamo al significato etimologico di questa parola (krino = valutare, discernere) possiamo coglierne anche una sfumatura positiva: un momento di crisi può essere considerato un momento di riflessione, di valutazione e può trasformarsi nel presupposto necessario per una rinascita.

L’origine della crisi: i fattori esterni

I motivi per cui una coppia entra in crisi possono essere diversi e possono intrecciarsi fattori esterni e interni alla coppia o all’individuo. Tra i fattori esterni un peso importante lo rivestono indubbiamente i life-events , ovvero i cambiamenti di vita (positivi e negativi) come la nascita di un figlio, un lutto, un trasferimento e anche i forti stress che perturbano l’equilibrio individuale e rendono le persone e i sistemi più fragili e insicuri, come la perdita del lavoro, l’insorgere di una malattia o anche le catastrofi naturali. Questi eventi esterni, percepiti spesso come incontrollabili, possono dare origine a una crisi della coppia che altrimenti non si verificherebbe e far insorgere un senso di insicurezza e paura rispetto alle nuove sfide che ci sente chiamati a fronteggiare.

Fattori interni: il bagaglio familiare

Tra i fattori interni perturbanti maggiormente connessi alle dinamiche consolidate del sistema coppia, un peso rilevante lo assumono i movimenti di uscita dalla famiglia d’origine di ciascuno dei suoi membri. Quando si forma una coppia, ciascuno dei due partner porta in essa il proprio bagaglio familiare originario (idee, valori, abitudini, comportamenti appartenenti alla rispettiva famiglia di origine), che rappresenta una ricchezza ma che talvolta può creare difficoltà nella definizione del nuovo sistema di valori e comportamenti che il nuovo nucleo dovrà costruire. Quando i membri della coppia non raggiungono un sufficiente livello di maturazione e consapevolezza dei propri bisogni e desideri personali e quindi la capacità di differenziarsi dal sistema valoriale dei propri genitori, spesso nella coppia possono crearsi difficoltà e tensioni. Questo mancato sganciamento emotivo dalla famiglia di origine è molto comune e si verifica, per esempio, quando uno dei due partner continua a mantenere un legame stretto con uno dei propri genitori, facendo sentire l’altro partner escluso da questa sorta di alleanza e impedendo l’instaurarsi, nella coppia, di quella complicità e fiducia necessarie a costruire una propria nuova dimensione di valori e abitudini.

Crescita e autonomia individuale

Un altro motivo per cui una coppia può entrare in crisi riguarda invece il processo di crescita individuale che spesso non procede di pari passo tra i membri della coppia: quando uno dei due attraversa cambiamenti e passaggi maturativi diversi dall’altro, esprimendo il proprio desiderio di fare passi avanti, la coppia può avvertire un disequilibrio. Questo può avvenire per esempio quando uno dei due partner comincia a maturare ed esprimere all’altro un maggiore desiderio di autonomia individuale nella relazione consolidata e l’altro può sentirsi minacciato, insicuro, non comprenderne il cambiamento e temere per la stabilità dell’unione.
Questo accade perché nella costruzione della relazione ciascuno dei protagonisti porta, oltre a una storia familiare che ne ha influenzato i vissuti, anche un un bagaglio di esperienze personali, bisogni e richieste di vicinanza all’altro che sono influenzate anche da fattori esterni alla coppia, dalle esperienze che ciascuno fa nelle proprie dimensioni individuali.

Ogni coppia è un iceberg

Spesso si crede che il buon funzionamento di una coppia dipenda esclusivamente dalla capacità di mantenere un legame con l’altro nel presente, mentre esistono anche dimensioni interpersonali e trans-temporali che si intrecciano. Ciascuno ama come sa amare alla luce delle proprie esperienze passate e dei traumi subiti, dei propri bisogni attuali e delle proprie aspettative e desideri. La teoria sistemica, approccio teorico e culturale di riferimento nello studio dei sistemi e delle dinamiche di relazione, sostiene che quando due persone si scelgono per formare una coppia, stringono un patto che come un iceberg è costituito da una parte emersa ed esplicita ed una parte sommersa ed  implicita. La parte emersa del patto è costituita da richieste aperte e dichiarazioni di accettazione delle richieste dell’altro, da norme esplicite e accordi condivisi e ha una funzione unificante per la coppia. Potremmo tradurre in parole questo patto esplicito in “ti scelgo per quello che sei”. La parte sommersa del patto è fatta invece di vincoli inconsapevoli, di richieste implicite che l’altro ci confermi una specifica immagine di noi,  è come dire all’altro “ti scelgo per ciò che segretamente vorrei che fossi”. Ad esempio, ci sono coppie che hanno costruito il loro equilibrio sulla dinamica dichiarata in cui un membro svolge il ruolo di “salvatore” e l’altro di “salvato”: quando il primo si trova in una circostanza di bisogno, capita di abdicare al ruolo inizialmente scelto e fare all’altro richieste di accudimento percepite come improprie.

Il momento di chiedere aiuto

Alla luce di questi possibili fattori di malessere, non sempre viene espressa una richiesta di aiuto. Molte coppie sono in crisi, ma poche decidono di affrontare un percorso di terapia: così, mentre un numero sempre più consistente di coppie giunge alla decisione di separarsi senza aver prima tentato di accedere ad un percorso di aiuto esterno, un numero altrettanto importante continua a mantenere un legame disfunzionale e a convivere frustrato e rassegnato. La ricerca ci conferma invece che chi chiede un aiuto specialistico può sviluppare risorse utili a innescare un cambiamento, a muoversi da una situazione di stallo e dalla percezione di impotenza che ne deriva, recuperando una dimensione comunicativa e relazionale maggiormente vitale e gioiosa. Questo importante aspetto migliorativo, consente di affermare che, sebbene spesso siano le coppie in fase di crisi molto profonda a rivolgersi ad uno psicoterapeuta per intraprendere un percorso di terapia, lo stesso potrebbe essere comunque utile anche per le coppie che pur avendo una buona relazione, sentono il desiderio di migliorare la comunicazione interna, rafforzare il proprio legame e conoscersi meglio anche per affrontare in modo più efficace cambiamenti ed eventi stressanti.

A che cosa serve la terapia di coppia?

La terapia di coppia si rivolge alla coppia: l’attenzione viene focalizzata sulla relazione e sui cambiamenti che possono essere apportati, allo scopo principale di superare la crisi e recuperare un’intesa per poter vivere la relazione in modo più costruttivo e soddisfacente. Si pone l’obiettivo di aiutare le coppie a definire meglio le problematiche portate per poter meglio identificare gli obiettivi terapeutici, mettere a fuoco le criticità che rendono inefficace la comunicazione ed ad appropriarsi di modalità di relazione con l’altro che promuovano il cambiamento. Questi passaggi, consentiranno di superare la fase del conflitto o anche, in alcuni casi, accompagneranno i membri della coppia alla difficile decisione di separarsi dopo aver però esplorato attentamente questa possibile scelta, alla luce di una maggiore consapevolezza di sè e del rapporto.

Come si svolge la terapia di coppia?

Ogni terapia di coppia prevede una prima fase di consulenza, fondamentale per impostare il lavoro e instaurare un clima di coerenza e fiducia, attraverso la raccolta di informazioni sulle ragioni che hanno portato la coppia a richiedere aiuto e l’esplorazione delle rispettive interpretazioni del problema, delle aspettative, dei tentativi fatti. L’obiettivo è arrivare a definire un contratto di lavoro terapeutico non ambiguo tra i membri della coppia e il professionista. A prescindere dallo specifico indirizzo psicoterapico, qualsiasi terapia di coppia si basa sull’analisi delle dinamiche tra i partner, in modo da poter elaborare specifiche strategie di comunicazione in grado di creare un nuovo equilibrio. Una parte importante all’inizio del percorso sarà dedicata all’analisi delle aspettative e delle motivazioni che hanno portato la coppia in terapia. Esistono molti tipi di terapie di coppia che si rifanno a diversi approcci teorici, tutti indubbiamente validi, ma l’aspetto più significativo e trasversale di ciascuno di essi è rappresentato dal fatto che la coppia potrà sperimentare le proprie dinamiche consolidate in una dimensione relazionale triadica, in cui un terapeuta esperto costruirà con entrambi i membri una buona alleanza di lavoro finalizzata al raggiungimento di uno stato di benessere maggiore, di coppia ma anche individuale. L’incontro con un terapeuta consentirà ai partner di essere aiutati a mettere a fuoco il significato del disagio o del sintomo, contestualizzandolo alla luce della fase del ciclo vitale in cui esso si manifesta, delle regole di relazione della coppia, della storia personale dei suoi membri e di quella delle loro famiglie d’origine. La relazione terapeutica che si instaura consentirà di modificare le dinamiche ripetitive disfunzionali che la coppia mette in atto ed a riportarla ad un equilibrio più funzionale, facendo leva sulla motivazione e sulle risorse dei partners.
Definito il contratto terapeutico e individuati obiettivi di lavoro coerenti, verrà definito il passaggio alla fase di terapia, che prevede generalmente incontri della durata di circa un’ora ciascuno a cadenza settimanale, quindicinale o mensile, a seconda delle situazioni, del grado di conflittualità o del modello teorico di riferimento.

Ogni cambiamento vuole il suo tempo

La durata di una terapia di coppia viene solitamente definita in fase di consultazione alla luce delle problematiche portate e dell’intensità del conflitto in atto: l’analisi dei conflitti, le interpretazioni che i partner ne danno, le dinamiche comunicative e relazionali che questi innescano ed anche le prospettive di cambiamento che ciascuno sente di poter investire in tali dinamiche costituiscono una parte fondamentale della terapia. Il desiderio autentico di raggiungere un maggior benessere di coppia, la motivazione individuale così come l’esplorazione e la progressiva scardinatura delle resistenze che ciascun partner esprime costituiscono la parte fondante per la buona riuscita di un percorso di terapia. Così come è auspicabile non attendere che la crisi sia ormai percepita come insanabile per iniziare la terapia, è altrettanto importante concedersi un tempo ragionevole per generare i cambiamenti necessari.

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