Psicologia

A che cosa servono le emozioni?

Perché proviamo emozioni e perché è così importante saperle decifrare

Incontra uno psicologo
A che cosa servono le emozioni?

Le emozioni hanno un ruolo fondamentale a livello evolutivo: servono a proteggerci, a riconoscere i pericoli e a difenderci da essi. Quando però viviamo un’emozione troppo intensamente o quando non riusciamo a riconoscerla e decifrarla, corriamo il rischio che si rivolti contro di noi.

Se un extraterrestre ci chiedesse che cosa sono le emozioni umane, che cosa gli risponderemmo? Potremmo raccontare di come ci si corruga il volto quando qualcuno ci fa un torto. O di come i pensieri si colorano di nero quando perdiamo qualcuno a cui teniamo molto. O ancora di come ce la diamo a gambe quando pensiamo che qualcosa sia pericoloso per la nostra incolumità e per il nostro benessere. Ma allora che cosa sono le emozioni? Sono pensieri e “testa”? Oppure sono “corpo” e riflessi fisiologici? O forse impulsi e comportamenti?
Le emozioni sono tutti questi aspetti insieme: corpo e mente, attivazioni neurobiologiche, tendenze all’azione e comportamenti. È a causa di questa complessità che le emozioni vengono definite “processi multicomponenziali”: sono infatti risposte innate, costituite da componenti differenti e da diversi fenomeni involontari e automatici che si verificano nello stesso momento.

Come è fatta un’emozione?

Un evento scatenante di cui abbiamo consapevolezza, che può essere interno come un pensiero o una sensazione corporea, o esterno, come un amico che ci dà buca o il capo che ci urla contro, dà luogo a una serie di modificazioni a livello del sistema nervoso. Si innescano, quindi, cambiamenti nella frequenza cardiaca, nella temperatura corporea, nell’attivazione muscolare e nel livello di ossigeno nel sangue.
A mediare fra l’evento e l’attivazione del corpo si inseriscono i pensieri. Immaginiamo un primo scenario: siamo al ristorante e abbiamo solo un’ora di pausa pranzo prima di dover rientrare al lavoro. Il nostro piatto tarda ad arrivare e iniziamo a pensare che non faremo in tempo a rientrare al lavoro, che arriveremo tardi alla riunione con il capo e che saremo rimproverati. Questo pensiero scatenerà un’emozione di ansia. Molto differente è il secondo scenario: siamo al ristorante nella nostra giornata di ferie. Il piatto tarda ad arrivare e noi pensiamo “che meravigliosa giornata, posso pranzare con calma e godermi ogni momento di relax”. L’emozione che proveremo sarà totalmente differente da quella del primo scenario, perché anche se l’evento scatenante è lo stesso, i pensieri sono opposti.
Ogni emozione comporta cambiamenti corporei non solo interni, ma anche visibili all’esterno; ogni emozione ha una sua specifica e universale espressione facciale, un determinato tono di voce e ci spinge a mettere in atto un comportamento specifico, per esempio aggredire se siamo arrabbiati o scappare se siamo spaventati.
Ognuna delle diverse componenti del “sistema emozione” influenza le altre. Modificare una parte del sistema può modificare l’intera risposta. Questa è un’ottima notizia in termini di regolazione emotiva: per calmarci, per esempio, possiamo agire sui pensieri, sul corpo o, ancora, sui fattori che ci rendono più vulnerabili, nel breve e nel lungo termine (come la mancanza di sonno, l’alimentazione scorretta o l’uso di sostanze nel breve termine o gli eventi traumatici individuali nel lungo termine).

A che cosa servono le emozioni?

Le emozioni sono dei “vigili” che ci segnalano come stiamo e se stiamo raggiungendo gli obiettivi che ci siamo prefissati nella vita. Ci segnalano se stiamo passando una bella o brutta giornata, se siamo soddisfatti o se abbiamo bisogno di un cambiamento nella nostra vita, se stiamo bene o se siamo troppo in sovraccarico. In generale ci dicono come ci stanno andando le cose.
Tutte le emozioni sono quindi utili e, anzi, indispensabili da un punto di vista evolutivo: in un certo senso ci servono a sopravvivere. Senza emozioni non potremmo cavarcela. Per esempio, senza paura non ci fermeremmo al semaforo rosso; senza rabbia non ci difenderemmo qualora ci rubassero la macchina sotto il naso, senza la tristezza non riusciremmo a elaborare i lutti e le perdite della nostra vita e così via.

Le emozioni svolgono principalmente tre fondamentali funzioni.

  1. Ci preparano fisicamente ad agire. Sono risposte rapide, involontarie e ci spingono a mettere in atto un determinato comportamento fondamentale per la nostra sopravvivenza. Ci fanno risparmiare tempo e agire immediatamente. Immaginiamo di stare attraversando la strada e vedere arrivare una macchina ad alta velocità. La paura ci porta istantaneamente ad affrettare il passo o a tornare indietro per metterci in salvo. Immaginate che cosa accadrebbe se la scelta fosse conseguente a un ragionamento: “ok, sta arrivando una macchina. Non sembra intenzionata a frenare. A questa velocità, se non mi sposto mi investe. Conviene che mi tolga dalla strada. Meglio correre al marciapiede opposto o tornare indietro? E se correndo inciampo?”. Nel tempo che dedichiamo a questi ragionamenti la macchina ci ha già investiti.
  2. Comunicano agli altri come ci sentiamo. Le espressioni facciali, il tono della nostra voce, la nostra postura, i gesti e le nostre azioni forniscono a chi ci sta intorno un segnale importante di come stiamo. Le ricerche dimostrano che quando ciò che diciamo a parole e il linguaggio corporeo non combaciano, i nostri interlocutori tendono a fidarsi di più dell’informazione fornita dalle nostre espressioni non verbali.
  3. Comunicano come stiamo a noi stessi. Sono segnali che ci avvisano di come stiamo e che ci dicono se stiamo o meno raggiungendo i nostri obiettivi personali, affettivi e interpersonali.

Tutte le emozioni servono

Ogni emozione ha evolutivamente un suo preciso scopo e una sua funzione: la paura ci segnala un pericolo e serve a metterci in salvo con la fuga o con l’attacco. La tristezza legata a una perdita ci dà il tempo di ritirarci, di riflettere e di elaborare quanto perduto. La rabbia segnala un torto subito e ci dà una mano a metterci nella posizione di difendere e rivendicare i nostri diritti. Il disgusto ci segnala qualcosa di moralmente o fisicamente negativo per noi e ce ne tiene lontani. Colpa, vergogna e invidia sono emozioni “sociali” e ci aiutano a vivere con gli altri e a integrarci, a sentirci accettati. Ogni emozione è quindi fondamentale per il nostro benessere e per la nostra incolumità. Tutte le emozioni vanno bene e tutte le emozioni ci servono.

Emozioni esagerate

A volte le emozioni che proviamo risultano troppo intense rispetto alla specifica situazione che stiamo vivendo. Questo accade perché intervengono fattori appresi nella nostra storia di vita o aspetti traumatici che funzionano da amplificatori di vulnerabilità per il nostro presente. Anche in questo caso le emozioni sono utili e ci proteggono, ma possono essere vissute con fatica e difficoltà. La psicoterapia può aiutarci a mettere a fuoco questi fattori di vulnerabilità remoti e a darci gli strumenti per poter meglio regolare l’intensità delle nostre emozioni.

L’alessitimia

Cosa succede invece se non riusciamo a comprendere le nostre emozioni? Se sentiamo un misto di sensazioni fisiche e interne ma non riusciamo a trovare la giusta etichetta? O se sentiamo un’emozione molto intensa, ma non riusciamo a capire perché? L’esperienza può spaventare, disorientare e rendere difficile risolvere il problema che sta a monte dell’emozione.
È come quando, dopo un intenso allenamento in palestra, sentiamo il fiato corto, il cuore battere all’impazzata, sentiamo caldo e sudiamo. Se non attribuissimo questa attivazione fisiologica all’allenamento appena svolto, potremmo spaventarci, pensare che stiamo male e che potrebbe capitarci qualcosa di brutto. Questi pensieri determinerebbero immediatamente una risposta emotiva di paura con conseguente incremento delle sensazioni fisiche di mancanza di respiro, tachicardia, calore, sudorazione. Lo stesso accade con le emozioni: se non riusciamo a riconoscere che alcune attivazione fisiologiche (come sudorazione o salivazione) derivano dall’ansia, potremmo pensare di avere qualcosa di brutto e di stare per morire. La paura diventerebbe panico.
La difficoltà nell’identificare, descrivere e interpretare i propri e gli altrui sentimenti, nel distinguere tra emozioni e sensazioni fisiche e nell’identificare le cause delle nostre emozioni viene chiamata “alessitimia”. L’alessitimia si pone, talvolta, alla base di alcune difficoltà emotive. Per regolare in maniera efficace un’emozione e, di conseguenza, calmarci é importante innanzitutto saper riconoscere e identificare quello che stiamo provando. Se non so che emozione sto provando non posso neppure scegliere le strategie più efficaci per regolarla. Se non riesco a capire la causa di un’emozione non potrò neppure mettere in atto una buona analisi e risoluzione del problema che l’ha generata.
In conclusione, riconoscere le emozioni è il primo passo per poter stare meglio. Un intervento di “psicoeducazione emotiva”, che insegni attivamente a comprendere le emozioni che stiamo provando e a capirne l’origine, può rivelarsi fondamentale all’interno di un più ampio e personalizzato percorso di psicoterapia.

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