Benessere

5 motivi per fare il Cammino di Santiago almeno una volta nella vita

Non solo un pellegrinaggio religioso, il Cammino di Santiago è un pretesto per mettersi in gioco

Incontra uno psicologo
5 motivi per fare il Cammino di Santiago almeno una volta nella vita

Sempre più persone ogni anno decidono di provare l’esperienza del Cammino di Santiago. Il motivo non è solo religioso: per diverse ragioni questo tipo di viaggio rappresenta un vero e proprio toccasana per la mente e un momento di profonda consapevolezza e cambiamento.

Sveglia all’alba, zaino in spalle e via per venticinque chilometri (almeno) a piedi. Tutti i giorni, per un mese, in salita, in discesa e attraverso pianure sterminate, quando piove e quando c’è il sole. Non è una competizione, né una penitenza, bensì l’esperienza che sempre più persone, di tutte le età e da ogni parte del mondo, scelgono per le loro vacanze.
Negli ultimi anni, in effetti, quello del Cammino di Santiago è stato un vero e proprio boom. Il Cammino francese è il più calpestato: da Saint Jean Pied de Port, in Francia, per 775 chilometri attraverso Pirenei, colline, mesetas, paesi e città fino a Santiago di Compostela. O, per gli instancabili, fino a Finisterre a vedere l’oceano. Nel 2017 sono stati oltre 300 mila i pellegrini che hanno raggiunto la meta, numero che quest’anno è stato superato già nel mese di ottobre. La comunità italiana è la seconda più presente dopo quella spagnola. E non solo per motivi religiosi, la metà delle persone lo fa per motivi culturali.
Ma che cosa significa? Ecco cinque motivi per cui l’esperienza del cammino vi cambierà la vita e vi renderà per certi versi più felici.

1. Stare meglio nel corpo e nella mente

Una tappa media giornaliera del Cammino di Santiago dura 6-7 ore (in base al ritmo di ciascuno e al tipo di paesaggio). Già dopo i primi giorni cominciano a farsi sentire – oltre alla fatica – i benefici psicologici del movimento fisico. È dimostrato infatti che camminare anche solo mezz’ora al giorno porta significativi benefici oltre che al nostro corpo (a livello di colesterolo, pressione e articolazioni), anche alla nostra mente. Camminare infatti stimola la produzione di endorfine, i neurotrasmettitori del buonumore, gli stessi che si attivano quando proviamo un’emozione positiva o quando mangiamo la cioccolata. L’attività aerobica aumenta inoltre la serotonina nel nostro cervello, riducendo i sintomi di ansia e depressione. La sensazione che si sperimenta è di rilassata felicità. Per chi non è abituato a fare movimento nella quotidianità, l’esperienza del Cammino può essere un’occasione per scoprire i benefici dello sport e un trampolino di lancio per cominciare a cambiare le proprie abitudini una volta tornati.

2. Imparare a vivere il presente

Chi intraprende il Cammino impara in fretta a non focalizzarsi sull’obiettivo finale: pensare di avere davanti ancora centinaia di chilometri prima di arrivare a Santiago infatti è il modo migliore per perdersi d’animo e non godersi l’avventura.
Il trucco è distogliere l’attenzione dalla destinazione e concentrarsi su obiettivi minori: la meta giornaliera, le tappe della giornata, le pause per ammirare il panorama, le chiacchiere con gli altri pellegrini. Questa necessità abitua la mente a pensare sempre più al presente e sempre meno al futuro. In un certo senso, questo esercizio mentale riprende i capisaldi della meditazione e della mindfulness: focalizzarsi e trarre piacere dalle emozioni e dalle sensazioni del momento, senza concentrarsi sulle aspettative del “dopo”.

3. Imparare a vivere con l’essenziale e rinunciare al superfluo

Lo zaino che portiamo sulle spalle per tutto il percorso non deve pesare più di un decimo del nostro corpo. Parliamo quindi di 5-6 chili per le donne e 7-8 chili per gli uomini. Raggiungere questo peso è molto facile: un paio di infradito, un cambio, un asciugamano, la guida e un beautycase e sei già al limite.
Se il fatto di dover ridurre al minimo il guardaroba e le comodità può sembrare difficile al momento di fare lo zaino, non immaginate quanto risulti liberatorio una volta partiti. Non dover pensare a come vestirsi e a fare l’inventario dei propri averi ogni volta che si riparte aiuta la nostra mente a svincolarsi dai pensieri della vita di tutti i giorni.
L’idea che liberarsi degli oggetti (che oggi accumuliamo senza neanche accorgercene) serva a fare spazio per ciò che davvero conta e ciò che davvero ci rende felici non è un’idea così assurda come sembra: si chiama Minimalismo la corrente di pensiero secondo la quale eliminare gli eccessi significa guadagnare in libertà e quindi in felicità. Nel documentario Minimalism: A Documentary About the Important Things (disponibile su Netflix) i due fondatori del movimento, che ha avuto grande successo negli Stati Uniti, spiegano il collegamento tra l’accumulo di cose e la perdita di controllo sulla propria vita.
Il Cammino di Santiago può essere un piccolo assaggio di questa sensazione di libertà e uno spunto per vivere in modo diverso. Senza contare che le scarpe e i pochi vestiti che avrete con voi saranno i più comodi che abbiate mai indossato: sembrerà strano, ma anche questa può essere una scoperta per chi è abituato a indumenti particolarmente eleganti, ma molto scomodi.

4. Imparare ad ascoltarsi

Sul Cammino, il corpo è il nostro unico mezzo di trasporto e la sua manutenzione è fondamentale. Quando si cammina ogni giorno per così tanti chilometri, ogni segnale che il corpo ci lancia va colto per tempo e mai ignorato: un piccolo fastidio al piede può diventare una vescica se non coperto con l’apposito cerotto, un po’ di gola secca può trasformarsi in gravi sintomi di disidratazione, come mal di testa e crampi muscolari. Sul Cammino di Santiago impariamo una cosa banalissima che nella vita di tutti i giorni tendiamo a dimenticare: ascoltare il proprio corpo e assecondarlo è la prima cosa da fare per stare bene.
È così che scopriamo di poter compiere imprese mai immaginate. Il Cammino di Santiago infatti può essere percorso anche da persone non allenate, purché nel rispetto dei tempi e della salute fisica di ciascuno.

5. Conoscere persone diverse da noi

Il Cammino di Santiago è percorso da persone di tutte le età e di tutte le provenienze geografiche, famiglie con bambini, coppie non più giovani e gruppetti di studenti. Sul Cammino ognuno va al suo passo, ma quasi sempre ci si ritrova da qualche parte e, anche se si pensa di avere poco o niente in comune, qualcosa da condividere c’è sempre: la fatica della giornata, la bellezza dei paesaggi, i programmi per la cena, le aspettative per il giorno che viene. Conoscere persone nuove ci arricchisce perché ci fa uscire dal seminato, ci porta a empatizzare con persone anche molto diverse da noi, a conoscere le loro esperienze e i loro punti di vista. E non è raro che il Cammino di Santiago diventi il palcoscenico per l’inizio di una storia d’amore o di un’amicizia per la vita.

Tutti questi punti potrebbero in definitiva tradursi in un solo grande risultato: quello di uscire dalla propria zona di comfort. Dai ritmi di vita, alle relazioni interpersonali, l’esperienza del Cammino è un campo da gioco dove l’unica regola è mettere in discussione ciò che nella vita quotidiana diamo per scontato. Non solo per dimostrare a noi stessi che possiamo farcela, ma anche e soprattutto per scoprire quanto è bello cambiare le regole.  

Volete provare l’esperienza del Cammino, ma senza andare lontano? Anche in Italia ce ne sono diversi: la via Francigena dal nord-ovest fino a Roma, la via degli Abati da Pavia a Pontremoli, la via Micaelica, o via dell’Angelo, dal sud Italia fino a Roma e molti altri…

Questo sito utilizza cookie per migliorare la tua esperienza di navigazione o per aiutarci a fornire i nostri servizi. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento, acconsenti al nostro uso dei cookie.
Chiudi
Info