Ansia

Breve guida di sopravvivenza al rientro per le feste

Le feste comandate sono per molti un momento di meritato relax, ma per altri rappresentano una sfida

Incontra uno psicologo
Breve guida di sopravvivenza al rientro per le feste

In molte culture, tornare a casa o vedere parenti per le feste è quasi un obbligo morale. Ma se per molti le tradizioni sono un punto di riferimento, altri fanno più fatica a vivere con serenità queste occasioni. Abbiamo provato a capire perché, stilando una breve guida di sopravvivenza.

Camminando per le strade del centro, a partire da novembre, in mezzo al caos frenetico e sotto le luminarie che addobbano a festa la città, avrete di sicuro iniziato a sentire una voce e alcune melodie familiari: Michael Bublé esibisce il suo repertorio di musica natalizia, incalzando i passanti allo shopping.
In questa folla, potrete allora distinguere due tipologie di reazioni nei vostri conoscenti o anche in voi stessi: una di gioia e felicità, l’altra di ansia e magone.
In effetti, le feste comandate implicano atteggiamenti e comportamenti sociali attesi e ben definiti. Per esempio, ci si aspetta che il Natale venga passato in famiglia (“Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”). Ma non tutti sono contenti delle riunioni con i parenti in occasione delle feste comandate.
Alcuni arrivano anche a provare reazioni di forte ansia e rifiuto verso queste situazioni. C’entrano i concetti di identità e di qualità delle relazioni familiari, ma anche la percezione che abbiamo del tempo.

Identità e tradizioni

Secondo Erik Erikson, autore nell’area dello sviluppo psicosociale, la nostra identità, pur sviluppandosi in tutto il ciclo di vita, viene plasmata con maggiore forza durante l’adolescenza, quando entriamo in conflitto con il sistema di valori appresi. Nel corso del tempo stabiliamo una nostra identità peculiare, che ci caratterizza e distingue dagli altri. Diventando adulti acquisiamo anche (o dovremmo acquisire) maggiore autonomia. La nostra esistenza si svincola da quella della famiglia di origine e diamo vita a nuovi nuclei familiari e reti amicali. Tuttavia, alcuni acquisiscono e assorbono le aspettative familiari più di altri, limitando l’esplorazione delle possibili identità. È come se sentissimo una forma di lealtà verso le norme e gli standard trasmessi da genitori, nonni, e dalla propria rete familiare allargata. Per esempio, i nostri genitori ci insegnano ad apprezzare determinati cibi, o tipi di musica, e ci trasmettono valori sociali o politici, tradizioni e rituali. Crescendo, una parte di questi valori verranno mantenuti come parte della propria identità, altri, invece, verranno rifiutati, in cerca di un modo di vivere e vedere il mondo che sentiamo più affine alla nostra personalità. Le feste comandate sono vissute con insofferenza da molte persone proprio a causa del distacco interiore percepito rispetto a tradizioni familiari in cui non si riconoscono più.

Tensioni irrisolte

Ne avevamo già parlato qui. Le dinamiche familiari sono complicate. I ricercatori e gli psicologi clinici se ne occupano da tempo. Oggi sappiamo che il nucleo familiare può essere fonte di accudimento e protezione, ma anche fonte di disagi. Un esempio di ciò è il triangolo drammatico, situazione in cui i membri della famiglia ricoprono i ruoli di vittima, persecutore, e salvatore, agendo una recita inconsapevole e malsana, dannosa per il benessere di tutti.
Molte delle persone che si allontanano da casa dei propri genitori lo fanno anche per sottrarsi a un clima psicologico teso e soffocante. Il problema è che questo allontanamento, a volte, assume i connotati di una fuga, che i teorici sistemici hanno chiamato “taglio emotivo”. In questa risposta, la persona recide i legami con la propria famiglia, sottraendo la propria presenza fisica, mentale e affettiva. Ciò avviene soprattutto per adattarsi a una situazione di sofferenza. I problemi relazionali però rimangono, irrisolti e sempre in agguato, e quando ci si riunisce tutti, in occasione delle feste, si innescano le solite dinamiche, e mettendoci in allerta ancora prima di partire per le vacanze.

Lo scorrere del tempo

Un ultimo fattore da considerare è il modo in cui percepiamo lo scorrere del tempo. Questo dipende dalla propria personalità.
Soprattutto le persone molto dedite al lavoro e all’efficienza potrebbero percepire il tempo speso in vacanza come tempo perso, inutile, improduttivo, inducendo, quindi, una certo grado di stress. Invece di vivere il tempo a disposizione come meritato relax, le feste appaiono come un vuoto di attività e di senso che non sono più abituati ad affrontare.
Un altro problema è che le feste rappresentano un momento di bilanci. Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto. Autunno, inverno, primavera, estate. Dove sono arrivato? Cosa ho fatto finora? Ho raggiunto i miei obiettivi? Questo a molti mette ansia.
Infine, a ogni festa ripensiamo a come era andata l’anno precedente. Dove ero arrivato? Cosa avevo fatto? Avevo raggiunto i miei obiettivi?
In altre parole, le feste richiamano un senso di circolarità e di incalzante scorrere del tempo.

Breve guida di sopravvivenza

In base a quanto abbiamo detto, a volte dover tornare in famiglia può essere una vera sfida. Vi lasciamo alcuni spunti per sopravvivere ai cenoni:

  • quando ti sposi?” ? una delle domande più temute. Possibile anche nelle varianti “quando ti laurei?”, “quando fai un figlio?”, “stai lavorando?”. Non vi preoccupate, spesso queste domande sono dovute al non sapere di cosa parlare, o al voler trasmettere interesse verso di voi. Inoltre, se le domande arrivano da parenti più anziani, avete a che fare con una visione del mondo e un linguaggio con cui, con molte probabilità, non riuscirete a confrontarvi in maniera costruttiva. Evitate discussioni impegnative, rispondete in base a quello che gli altri si aspettano da voi. Insomma, fate buon viso a cattivo gioco e verrete lasciati in pace;
  • Un passo indietro ? quando si innescano le solite dinamiche familiari drammatiche, siate pronti a riconoscere il ruolo in cui vi state per immedesimare (per es. vittima, persecutore o salvatore) e fate un passo indietro. Cercate di non prendere parte ai soliti “giochi” mentali familiari e agite, per quanto potete, in modo maturo;
  • Scegli le tue battaglie ? se i vostri familiari non sono cambiati per anni, è molto difficile che lo faranno proprio ora. Vale la pena investire energie e risorse (che invece potreste recuperare) in battaglie perse? Se il sistema non cambia, bisogna fare in modo di adattarsi a esso;
  • Non siete soli ? l’ansia e l’insofferenza nel tornare sono comuni. Focalizzatevi su quanto c’è di buono nella vostra famiglia, e ignorate il resto. Insomma, fate come Brunori in La vigilia di Natale.

 

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