Psicoterapia

La famiglia dallo psicologo (e non solo): parliamo di terapia sistemica

La psicoterapia sistemica è un approccio centrato sulle dinamiche relazionali

Incontra uno psicologo
La famiglia dallo psicologo (e non solo): parliamo di terapia sistemica

La psicoterapia sistemica parte dal presupposto che siamo parte di “sistemi” (come quello familiare) e che da questi siamo fortemente influenzati. Tuttavia, se i fondatori di questo approccio erano soliti lavorare con intere famiglie, oggi lo psicoterapeuta sistemico tende spesso a lavorare con i singoli individui.

Per lungo tempo è stata identificata con la terapia della famiglia, ma col passare degli anni la psicoterapia sistemica si è allargata anche al setting individuale, mantenendo al suo interno i suoi principali capisaldi (un libro fondamentale in questa direzione è stato “Terapia sistemica individuale” di Luigi Boscolo e Paolo Bertrando del 1996). La prospettiva sistemica considera l’individuo soprattutto in relazione ai sistemi significativi di riferimento con i quali egli interagisce e che sono per lui importanti. Lo psicoterapeuta sistemico, quindi, non lavora solo con le coppie e con le famiglie, ma anche e soprattutto con il singolo individuo.

Alcuni pionieri

L’approccio sistemico è nato dalla presa in carico di famiglie, all’interno delle quali si manifestano problematiche alimentari, quali anoressia e bulimia. Gli studi del gruppo di Mara Selvini Palazzoli (tra le opere fondamentali, I giochi psicotici nella famigliadel 1996) hanno considerato la famiglia come sfondo evolutivo e cornice del disturbo alimentare, mettendo in luce alcune caratteristiche come la tendenza a evitare i conflitti, un atteggiamento iperprotettivo genitoriale, l’assenza di regole definite e di confini tra il piano dei genitori e quello dei figli.
Un’altra autrice e psicoterapeuta sistemica, Valeria Ugazio, nel suo testo Storie permesse e proibite. Polarità semantiche familiari e psicopatologie (2012), dedica un capitolo intero ai disturbi alimentari, che sarebbero dominati dalla “semantica del potere”, ovvero da concetti chiave per la famiglia quali “si è vincenti se si è determinati, si è perdenti se si è arrendevoli”.
Tra gli autori di rilievo spicca l’antropologo Gregory Bateson (1904-1980) con la sua teoria del doppio vincolo o doppio legame del 1969, raccontata nel testo Verso un’ecologia della mente del 1972. Tale teoria illustra una situazione in cui la comunicazione tra due individui, uniti da una relazione rilevante a livello emotivo, presenta un’incongruenza tra il livello del discorso verbale (contenuto) e quello non verbale (relazionale), tale per cui il ricevente del messaggio non è in grado di decidere quale dei due livelli considerare valido, dal momento che essi si contraddicono tra loro. Un esempio è una madre che dopo lungo tempo rivede il figlio, il quale tenta di abbracciarla ma lei si irrigidisce; il figlio di conseguenza si ritrae e la madre gli dice che non deve aver paura a esprimere ciò che sente.
Altro autore che ha collaborato con Bateson ed è stato fondamentale nel panorama sistemico è lo psichiatra statunitense Jay Haley (1923-2007), appartenente al gruppo originario della scuola di Palo Alto, che nel suo articolo Verso una teoria dei sistemi patologici (1977) ha illustrato il concetto di triangolo perverso. Esso è costituito da persone appartenenti a generazioni differenti tra loro, che formano una coalizione contro il proprio pari, coalizione che viene però negata una volta sottoposta a indagine. Per esempio, una moglie troppo legata alla propria madre in una coalizione contro il proprio marito. Un sistema familiare patologico secondo Haley è costituito da una struttura di triangoli perversi, modello che spesso viene trasmesso da molte generazioni e rafforzato per avere una continuità. Risulta importante per lo psicoterapeuta, quindi, lavorare in terapia con l’intera famiglia, in modo da svelare le possibili coalizioni e interazioni familiari disfunzionali.

Il focus e le tecniche della terapia sistemica

Oggi i capisaldi della psicoterapia sistemica sono condivisibili da quelli della maggior parte delle psicoterapie: la relazione col paziente e la creazione di un contesto di cura autentico, in cui sentirsi accolti e dove potersi raccontare esprimendo le proprie emozioni. Il terapeuta si pone in ascolto attivo ed empatico, accogliendo la riflessione dell’altro e restituendo nuove letture e significati alla persona.
Prima di intervenire, comunque, bisogna capire la funzione del sintomo per il paziente. Va esplorato e compreso insieme a lui prima di giungere a un cambiamento. Alla base, c’è l’idea che prima di cambiare qualcosa si deve comprendere che cosa si ha davanti e analizzare il sistema che ha generato la patologia.
La psicoterapia sistemica ha sviluppato alcuni concetti in modo più specifico. Tra questi vi sono, in particolare, la neutralità, l’uso di domande circolari e la riflessività.

  • La neutralità del terapeuta è la capacità di non schierarsi rispetto a una vicenda portata dal paziente. Va di pari passo con la curiosità, utilizzata nel non affezionarsi troppo alle ipotesi di funzionamento che vengono costruite nel corso della terapia e che si possono modificare e risignificare nel tempo;
  • Le domande circolari sono quelle domande che non prevedono una causalità tra eventi, ma danno spazio a una circolarità del pensiero. Hanno un intento esplorativo, possono riguardare comportamenti o differenze. Ne sono un esempio: “chi si preoccupa meno in famiglia?” oppure “che cosa fa lei quando è preoccupata?”;
  • Le domande riflessive, infine, generano una riflessione tra i livelli di significato nel paziente. Hanno un intento facilitativo, possono essere basate sul punto di vista dell’osservatore o sono ipotetiche sul futuro. Per esempio: “cosa fa tuo padre, quando tua madre urla con lui?” oppure “se questa depressione scomparisse come cambierebbe la vostra vita?”.

Sembra che saper fare domande sia un’arte vera e propria, in quanto ogni domanda rappresenta una possibile perturbazione per la persona e può aprire a determinate connessioni o riletture dell’esperienza.
Altro concetto importante per la terapia sistemica è l’attenzione al qui e ora della seduta, ovvero a ciò che accade nel momento presente della terapia (il processo) tra la coppia terapeutica, ma anche a possibili connessioni con scenari passati.
Compito del terapeuta è generare nuove letture del fenomeno portato, nuovi significati ai quali prima il paziente non aveva accesso, esplorando le sue “storie permesse e proibite”.

A chi si rivolge questo approccio?

La psicoterapia sistemica è consigliata a persone curiose rispetto alla propria storia di vita, che stanno vivendo disagi esistenziali o relazionali (espressi con sintomi evidenti, come attacchi di panico, disturbi alimentari, depressione, ansia, dipendenze, ma anche altro), oppure eventi critici (come il matrimonio, la nascita di un figlio, la perdita del lavoro, una malattia o un lutto) che stanno mettendo a dura prova la loro qualità di vita. Persone dotate di un certo grado di introspezione appaiono più soddisfatte da questo tipo di terapia, mentre con i disturbi di personalità e i pazienti psicotici dalle ricerche sembrano più risolutivi approcci terapeutici differenti.
Inoltre la psicoterapia sistemica è particolarmente indicata per:

  • Il lavoro con le coppie? oltre a osservare i due individui in seduta, l’attenzione viene diretta alla relazione tra loro, la raccolta della storia di coppia, l’idea che hanno della coppia e di ciò che sono diventati e le motivazioni che li hanno portati a chiedere un colloquio proprio in quel momento. Il terapeuta si pone come terzo rispetto alla coppia e diventa importante il concetto di neutralità e il non schierarsi. Si cerca di facilitare il dialogo e la comunicazione a partire dalla definizione di un obiettivo comune, che costituirà parte del lavoro iniziale dell’alleanza di lavoro nonché presupposto per poter intraprendere un percorso psicologico di coppia.
  • Il lavoro con la famiglia? I numerosi soggetti coinvolti nella terapia familiare e la cura nel dare ascolto a tutti senza posizionarsi a favore di nessuno rendono complesso il lavoro dello psicoterapeuta con le famiglie. Egli ha il ruolo di facilitare le interazioni tra i membri familiari e fare attenzione a eventuali alleanze o coalizioni sottese o esplicite.

Quanto dura una psicoterapia sistemica?

La psicoterapia sistemica nasce come terapia breve, ma può diventare una terapia più lunga, a seconda degli aspetti che emergono nel corso del tempo e che la persona desidera approfondire in itinere e in accordo col terapeuta. Andrebbe fatta una distinzione tra una consulenza, che può essere ridotta nel tempo e mirata a una difficoltà contingente portata dal paziente, e una psicoterapia. Quest’ultima, a partire da un’urgenza concreta, esplora la storia di vita e lavora su aspetti più radicati nel tempo, arrivando a generare ipotesi di funzionamento della persona. Al termine di ciò si dovrebbe giungere a una conoscenza più profonda di se stessi.