Relazioni

“E vissero felici e contenti”. Cosa c’è dopo il lieto fine

Perché nelle storie d’amore si parla di lieto fine e non di lieto inizio?

Incontra uno psicologo
“E vissero felici e contenti”. Cosa c’è dopo il lieto fine

Innamorarsi è – quasi sempre – la parte facile, e se si viene contraccambiati si vive un periodo molto intenso. Poi per molti si arriva a un lieto fine, che può essere un matrimonio o una convivenza. Ma che succede dopo? Perché per molti, oggi, l’idea di una relazione a lungo termine risulta ansiogena? Parliamo di amore e matrimonio da Cenerentola alle app di incontri.

Prendiamo una delle fiabe più amate dai bambini: Cenerentola. Una ragazza umile e modesta viene liberata dalla sua vita mediocre da un uomo perfetto (bello, ricco, potente), in seguito a un innamoramento fulmineo. I due ballano insieme una volta e poi si sposano. Ma cosa c’è dopo questo lieto fine? Insomma, qual è la routine di Cenerentola e del principe azzurro? Che cosa fanno tutto il giorno? Non si annoiano mai nel vedere l’un l’altro in pigiama o in tuta? Non è dato saperlo. Cenerentola, come la maggior parte delle fiabe, finisce così: c’è solo il “lieto fine”. Ma se il momento in cui l’amore viene corrisposto è il momento in cui una relazione giunge al culmine, che succede dopo? Quanto conta questo immaginario nella nostra capacità di coltivare le relazioni a lungo termine?

Mancanza di modelli

I messaggi trasmessi da cartoni animati e film romantici hanno sempre proposto due estremi, che oggi sono quelli che abbiamo in mente con più facilità. Da una parte, l’amore perfetto delle fiabe che culmina nel matrimonio; dall’altra, una routine matrimoniale mediocre (avete mai sentito dire che “il matrimonio è la tomba dell’amore”?) o divorzi feroci, come mostrato in film più datati come “Scene da un matrimonio” di Ingmar Bergman (1973), fino a produzioni recenti come le serie Netflix Bojack Horseman o Master of None.
Forse un problema nel pensare, oggi, a un impegno a lungo termine è proprio che non abbiamo narrazioni che raccontino la via di mezzo, la quotidianità e l’impegno reciproco nel tempo.
Oggi le favole Disney per fortuna stanno cambiando, in favore di eroi ed eroine più realistici, tormentati da dubbi sulle relazioni, come Shrek, o più autonomi come Elsa di Frozen. Il primo, nonostante il lieto fine, riflette sulla scelta del matrimonio e dei figli in modo piuttosto critico. Elsa invece rappresenta il distacco dall’idea di relazione idealizzata e salvifica.
Viene da pensare che le varie app di incontri servano a proteggersi dalla paura dell’ignoto. Specie per le persone più insicure, infatti, l’impegno a lungo termine può intimorire. Si può, per esempio, essere spaventati dal fatto che, dopo il matrimonio, la personalità del partner cambi e la relazione si impoverisca. Questi non sono timori del tutto infondati. Una ricerca recente ha dimostrato, per esempio, che già dopo un anno di matrimonio la personalità può cambiare, sia in positivo che in negativo, influenzando la soddisfazione della coppia.
Forse, allora, ci si avvicina ai siti di incontri perché offrono un consumo potenzialmente infinito dell’esperienza iniziale, dell’innamoramento e della novità, anche sessuale. Ma se concepiamo solo l’esperienza estrema e breve dell’innamoramento o dell’eccitazione, vedremo quella a lungo termine come mediocre e saremo terrorizzati da ciò che viene dopo il lieto fine.

Come le favole influenzano la realtà

Le rappresentazioni che abbiamo dell’amore e del matrimonio hanno un ruolo importante nel modo che si ha di stare in una relazione. Queste sono spesso contraddittorie e influenzano le nostre scelte. Una ricerca recente su giovani adulti (18-30 anni), per esempio, ha mostrato che le rappresentazioni del matrimonio incidevano sulla sua effettiva realizzazione. Chi aveva una visione più romantica e idealizzata tendeva a nutrire diversi dubbi sulla propria relazione, posticipando l’intenzione di sposarsi. Secondo Joel Muraco e Melissa Curran, autori di questo studio, ciò avviene perché l’idea di un amore da fiaba rende difficile accettare le imperfezioni del partner, posticipando, di conseguenza, il momento del “sì”. Quindi, o principe azzurro o niente. L’atteggiamento nei confronti del matrimonio è, però, un fattore importante, perché un basso impegno è un fattore di rischio per il divorzio.
D’altra parte, i rischi esistono anche per chi nel matrimonio reputa più importante l’impegno che l’amore. In effetti, chi sottovaluta l’innamoramento può trovarsi intrappolato in una relazione a lungo termine che non lo soddisfa. Si rischia, infatti, di essere troppo poco selettivi e di accontentarsi, accettando una relazione poco appagante.
Non basta, insomma, impegnarsi, ma serve il sentimento. D’altra parte, però, non è sufficiente essere molto innamorati, ci deve essere anche un impegno reciproco nel tempo. Il punto è proprio questo, si è persa la visione più realistica ed equilibrata, a favore di narrazioni polarizzate. Forse questo è avvenuto perché questi tipi di film e di racconti sono più comprensibili e si vendono meglio. La quotidianità di una relazione, i suoi alti e bassi, il modo in cui è possibile mantenerla viva e vitale sono invece concetti più complessi da comunicare. Una soluzione, allora, potrebbe essere quella di valorizzare anche i racconti più realistici, quelli che stanno tra l’ideale romantico di perfezione e il pessimismo cinico. Prendere le storie vere di coppie felici durate nel tempo e coglierne l’essenza, il segreto. Spesso ci si concentra sulle relazioni patologiche, ma come sono fatte le coppie sane e funzionanti? Perché ne sentiamo parlare così poco? Forse quando lo scopriremo scriveremo fiabe che iniziano dal lieto fine. Alcuni autori, in psicologia, propongono di non guardare solo i pazienti e le patologie, ma anche le persone sane, realizzate, soddisfatte. Qualcosa di simile è avvenuto in medicina. Invece di concentrarsi solo sulla cura, si è iniziato a parlare di prevenzione, di stile di vita salutare.
Insomma, abbiamo sempre guardato ciò che non funzionava o ciò che esisteva solo nei sogni, ora è tempo di cambiare prospettiva.

5 indicazioni per una vita di coppia migliore

Un motivo per cui si parla poco della coppia sana è che i criteri per definirla non sarebbero universali. Non esistono, infatti, soluzioni certe per vivere bene una relazione duratura. Anche rispettando tutti i presupposti per un matrimonio sereno, posto che ne esistano, le variabili in gioco sono comunque moltissime e non sempre prevedibili e controllabili. Nel dubbio, i risultati di alcuni studi scientifici forniscono indicazioni per vivere meglio la quotidianità con il vostro partner:

    • riconoscere e gestire lo stress: i ricercatori Ashley Randall e Guy Bodenmann hanno notato che i vari tipi di stress (sociale, lavorativo, familiare) sono in grado di influenzare in modo negativo la relazione di coppia. Diventa quindi importante saper monitorare il proprio livello di stress e saperlo gestire, esercitando l’autocontrollo e impiegando strategie di gestione efficaci;
    • via lo smartphone: pare infatti che stare incollati allo schermo sia una fonte di conflitto nelle coppie, perché provoca distrazione e irritazione in chi cerca attenzione. Gli anglosassoni chiamano questa abitudine “phubbing”, ovvero snobbare con lo smartphone. Quando siete in coppia cercate di eliminare o quantomeno minimizzare l’uso di tablet e telefono;
    • non scappate dopo il sesso: le coccole dopo il rapporto sessuale sono, secondo alcuni studi, indice di una maggiore soddisfazione sessuale, poiché pare che abbiano un potere rassicurante in un momento di vulnerabilità, rinforzando quindi intimità e fiducia;
    • il potere del perdono: capita di discutere per azioni che hanno ferito i sentimenti reciproci. Tuttavia, a volte, perdonare e passare oltre (abbracciare, dire in modo esplicito “non ti preoccupare, non fa niente”) sembra essere una strategia migliore di discutere, purché il perdono sia sentito e non sia un modo di evitare di affrontare il problema;
    • giocare: la capacità di giocare e divertirsi insieme sembra indicare una buona soddisfazione nella relazione. Se vi accorgete di essere troppo seri, giocate di più!

 

 

 

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