Relazioni

Solitudine: perché ne abbiamo paura?

Quando la solitudine diventa una minaccia per la salute, non solo psichica

Incontra uno psicologo
Solitudine: perché ne abbiamo paura?

La solitudine è una condizione umana, talvolta utile e necessaria. Se però diventa una condizione abituale di “disconnessione” dagli altri può generare malessere e nuocere alla salute. Questo tipo di solitudine, secondo recenti studi, è in aumento. Vediamo come affrontarla e come recuperare le relazioni di amicizia.

Immaginate una situazione ipotetica, in cui siete l’ultima persona rimasta sul pianeta. Potete usufruire di ogni bene e ogni risorsa è illimitata. Sareste felici? Probabilmente no, o almeno, non per molto. Per quanto i rapporti con gli altri possano essere difficili, e per quanto la folla possa essere disturbante, gli esseri umani sono profondamente sociali e hanno bisogno gli uni degli altri per sopravvivere al mondo esterno e alla solitudine.
Eppure la solitudine è in aumento. Oggi viviamo in grandi città, abbiamo possibilità di contatto con gli altri mai viste prima, ma è sempre più difficile instaurare veri rapporti. Siamo sempre connessi agli altri, ma ci sentiamo sempre più soli. Guardiamo e siamo guardati dagli altri esibirci sui social, dove cerchiamo attenzioni, ma lo sguardo dell’altro è assente. Le visualizzazioni delle storie Instagram, per esempio, assomigliano più a qualcuno che spia tramite il buco della serratura di una porta, piuttosto che a uno sguardo amico.

Che cos’è la solitudine

La solitudine, va detto, è tipica della condizione umana. In altre parole, non è necessariamente un male. Anzi: esiste per esempio una solitudine necessaria, quella che permette al cervello di elaborare le esperienze personali (per esempio i lutti o i traumi) e una solitudine sana, quella in cui si impara a stare in compagnia di se stessi e dei propri pensieri. Va chiarito infatti che la solitudine non coincide con lo stare da soli: è possibile passare del tempo da soli senza sentirsi davvero soli.
In alcuni casi, tuttavia, la solitudine diventa una condizione dolorosa, che genera malessere. Si tratta, come confermano alcuni studi, di un problema sempre più diffuso (e in Italia ci sentiamo più soli che in altri paesi europei), che non è sempre e solo la conseguenza di scarse abilità sociali o dell’essere introversi o depressi e che può interessare anche persone che hanno un’intensa vita sociale (cioè ci si può sentire soli anche stando in mezzo alla gente).
In questi casi la solitudine funziona come un vortice, una sorta di circolo vizioso. Tutto inizia con una sensazione di distacco. Si sente di non essere compresi e capiti dagli altri. Spesso ci si sente diversi, incompatibili, e questo genera un senso di disconnessione da cui tutto ha inizio. Alcune caratteristiche personali, poi, come la timidezza, l’introversione o una tendenza a sentirsi tristi con facilità portano a isolarsi in modo volontario. A questo punto entra in gioco un altro meccanismo. Da una parte ci si sente soli e si sente la mancanza dell’altro, dall’altra, però, l’organismo cerca di adattarsi, e spesso si finisce per “feticizzare” la propria tristezza. In altre parole, la solitudine diventa una comfort zone difficile da superare perché, nel frattempo, si comincia a sentirsi sempre più a disagio con gli altri. A conferma di questo, in alcuni studi è emerso che le persone più sole, più inclini a isolarsi, percepivano il volto degli altri come minaccioso anche in caso di espressioni neutre, a causa di una iperattivazione del sistema di allarme governato dall’amigdala. La solitudine quindi, finisce per peggiorare le successive interazioni sociali, provocando maggiore isolamento. Questa condizione, a sua volta, porta a deprimersi ancora di più e a sentirsi, da capo, sempre più disconnessi.

Gli effetti negativi della solitudine

La solitudine può essere letale. Molti studi hanno confermato che la solitudine provoca effetti negativi sull’organismo, come minori risposte immunitarie, maggiore rischio cardiovascolare, maggiore pressione sanguigna e quindi, in ultima analisi, maggiore rischio di mortalità.
Le conseguenze negative della solitudine hanno una spiegazione evoluzionistica. Gli esseri umani sono sopravvissuti grazie al branco, al gruppo. Lo stare insieme permetteva loro di proteggersi meglio dalle intemperie, di collaborare per costruire rifugi, per cacciare, trovare cibo e crescere la prole. L’evoluzione ha quindi selezionato gli individui che rimanevano in gruppo: siamo una specie sociale, predisposta evolutivamente a provare una sensazione di disagio in seguito all’esclusione dal gruppo. L’isolamento sociale stimola infatti i centri cerebrali del dolore fisico, in particolare a livello di una porzione del cervello chiamata insula.
Per questo stato di intensa sofferenza c’è anche una spiegazione psicoanalitica: nella solitudine si percepisce la mancanza di un “altro da sé”. Il rispecchiamento da parte dell’altro è fondamentale: sentirsi soli significa non sentirsi pensati e compresi dall’altro. E quando non ci sentiamo pensati è come se non esistessimo, se non per noi stessi. Abbiamo bisogno di qualcuno che ci rispecchi, e che così facendo confermi la nostra esistenza. In questo senso, l’essere amati è la forma più alta di sentirsi pensati.

Come fare nuove amicizie salva la vita

Il rimedio alla solitudine è stabilire legami con gli altri. I legami fondamentali di attaccamento si sviluppano in famiglia. Tuttavia, nel corso del tempo le relazioni familiari possono diventare molto complesse, tese, o più povere. A questo proposito, un clima familiare molto negativo può far sentire sempre più soli e incompresi, o non accettati, e questo può favorire un’attitudine solitaria. Per rimediare a questo stato di solitudine diventano importanti le amicizie. Gli amici sono come una famiglia che è possibile scegliere. Le relazioni amicali sono molto importanti durante tutto il ciclo di vita. Una recente ricerca ha dimostrato che, invecchiando, chi può contare anche sulle amicizie, oltre che sulla famiglia, ha una salute migliore. In particolare, l’effetto positivo del supporto familiare tendeva a rimanere pressoché identico nel corso del tempo, mentre il supporto e la presenza di amici diventava sempre più importante con l’avanzare dell’età.

Coltivare le amicizie

Se le amicizie sono così importanti, è fondamentale saperle coltivare. Ecco alcuni spunti su come fare nuove amicizie e su come mantenere quelle esistenti:
–     Provateci: a volte, specie se si è molto timidi, è difficile entrare in contatto con gli altri, anche per timore del rifiuto. Tuttavia, se non ci provate non potete sapere. Quindi il primo passo per fare nuove amicizie è buttarsi.
–     Il setaccio: Abbiamo provato a rompere il ghiaccio con una persona, ma non è andata, non eravamo compatibili. Non importa, è meglio andare avanti e provare ancora. Su dieci persone, almeno una sarà compatibile con i nostri interessi e personalità. Le amicizie si auto-selezionano, come quando si utilizza un setaccio e sulla superficie rimane solo ciò che ha una consistenza maggiore. Non si può essere amici di tutti, siamo tessere di un puzzle, non ci si incastra sempre con ogni altro pezzo.
–     Internet: I social sono uno strumento molto utile. Permettono di rimanere in contatto costante con amici anche lontani e di non perdersi mai di vista. Però bisogna stare attenti a non spostare la relazione nel mondo virtuale. I social vanno usati per comunicare agli altri la propria presenza, ma non possono sostituire una relazione reale.
–     La comfort zone: Uscite dalla comfort zone. Che siano amicizie nuove o di lunga data, le relazioni implicano un certo impegno. A volte è necessario convivere con un po’ di disagio (per esempio, raggiungere il nostro amico, o quella festa, che sono lontani da casa nostra) pur di fare nuove amicizie o coltivarne di già esistenti.