Psicologia

Musica, libri e serie tv: ecco come preferiamo gestire stress ed emozioni

Abbiamo chiesto ai nostri lettori come utilizzano i mezzi di intrattenimento per gestire gli stati d’animo.

Incontra uno psicologo
Musica, libri e serie tv: ecco come preferiamo gestire stress ed emozioni

I risultati di un sondaggio del Centro Medico Santagostino su come le persone utilizzano musica, libri e serie tv per gestire lo stress. Hanno risposto in 230, raccontando  il proprio modo di vivere lettura e intrattenimento in relazione alle diverse emozioni e stati d’animo.

Musica, libri, serie tv: così la cultura ci aiuta a gestire stress ed emozioni
La musica per le emozioni, i libri per l’introspezione, le serie tv per l’intrattenimento: un sondaggio svela come usiamo la cultura rispetto a stati d’animo ed esigenze psicologiche. I risultati e il commento dell’esperto, lo psichiatra Michele Cucchi

La musica per le emozioni, i libri per l’introspezione, le serie tv per l’intrattenimento. A ogni mezzo la sua funzione ben precisa. È il ritratto del nostro rapporto con i consumi culturali che emerge da un sondaggio effettuato tra i lettori de “La finestra sulla mente”, il magazine online dedicato a psicologia, psicoterapia e neuroscienze realizzato dall’équipe di psicoterapeuti del Centro Medico Santagostino.

La cultura ha la sua funzione e le persone che mezzi usano per regolare emozioni e stati d’animo? E per gestire lo stress? Preferiscono un buon libro, la musica o le serie tv? O forse la scelta dipende dalla tipologia dei sentimenti?

Le risposte al questionario (oltre 200) mostrano che quando si è tristi o stressati si preferisce ascoltare musica in linea con il proprio stato d’animo. Le serie tv sembrano invece più utili per distrarsi e “spegnere il cervello”, mentre i libri aiutano a capire meglio se stessi. «La musica», spiega Michele Cucchi, psichiatra e direttore sanitario del Centro Medico Santagostino, sembra avere un effetto più catartico, i libri stimolano di più la crescita personale e le serie tv risultano un buon metodo per distrarsi».

Tra i tre mezzi di intrattenimento esaminati, la musica emerge come un mezzo molto efficace per suscitare emozioni, ma anche per la loro regolazione. La maggior parte dei partecipanti (circa il 70 per cento), in effetti, sceglie che musica ascoltare e per quanto tempo in base allo stato d’animo del momento. Quindi, il tipo di musica che si ascolta e il tempo dell’ascolto dipendono molto da come ci si sente. «La musica attiva il cervello nella sua parte più emotiva, meno razionale, genera una reazione più ‘di pancia’ che di ragionamento», spiega Cucchi. «Stiamo parlando del cervello limbico, più frequentemente chiamato emotivo. Grazie all’attivazione di questa parte del cervello ricorriamo al marcatore somatico, quel sistema neurale che ci permette di associare stimoli esterni, come anche una canzone, talvolta in suoi aspetti a noi inconsci, subliminali, a ricordi, sensazioni, stati interni che a volte facilitano anche il sesto senso. E per questo istintivamente ci piace di più una canzone o una melodia piuttosto che l’altra».

Più della metà dei partecipanti (56 per cento) ritiene che la musica – confrontata con libri e serie tv – sia lo strumento migliore per gestire emozioni come tristezza e rabbia, mentre per la gestione dello stress viene ritenuto un metodo di poco più efficace del leggere libri (37 per cento vs. 34 per cento di preferenze).

Il modo più utilizzato di ascoltare musica è come sottofondo mentre si fa qualcos’altro. Tra i generi preferiti c’è la musica dei cantautori (25 per cento), seguita da pop e rock (entrambi 20 per cento) e altri generi musicali. I cantanti preferiti sono italiani: De André, Venditti, Lucio Dalla e Renato Zero. Tra i più apprezzati anche classici internazionali come Queen, Beatles e Pink Floyd.

Lo strumento migliore per capire se stessi e gli altri risultano i libri. Il 60 per cento dei partecipanti al sondaggio, sostiene che i libri lo abbiano infatti aiutato a superare momenti difficili. «La lettura», aggiunge Cucchi «non è soltanto un modo per distrarsi e dimenticare i problemi, ma anche una possibilità di esplorare nuovi punti di vista e sviluppare capacità di comprendere meglio contesti e persone. I libri danno respiro allo stress, ci tuffano nel tempo della riflessione, dell’approfondimento, ci aiutano a maturare consapevolezza in modo naturale, dandoci i tempi per “digerire” sentimenti complessi, che non si possono far passare con un tweet…»

L’80 per cento di chi ha risposto stava leggendo almeno un libro al momento del sondaggio e 7 su 10 preferivano leggere solo un libro alla volta. Il 61 per cento ha dichiarato di lasciare un libro in sospeso se non gli piace, mentre il restante 39 per cento cerca comunque di portarlo a termine.

Tra i libri più segnalati ci sono “Lettera a un bambino mai nato” di Oriana Fallaci, “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry, ma anche “Siddharta” di Herman Esse, “Harry Potter”, di J.K. Rowling, “Memorie di Adriano” di Marguerite Yourcenar e “Cent’anni di Solitudine”, di Gabriel García Márquez.

Anche se due persone su tre stanno guardando almeno una serie, queste non sembrano essere molto utilizzate per regolare le emozioni o gestire lo stress (appena il 30 per cento dichiara di utilizzare le serie con questo scopo), ma più del 20 per cento del campione ha dichiarato che almeno una serie tv lo ha aiutato a capire meglio se stesso o gli altri. Circa la metà di chi ha risposto al sondaggio guarda molti episodi di seguito. Tra le serie tv più amate ci sono “Grey’s Anatomy”, “Scrubs” e “Breaking Bad”.

«Le serie rispondono al bisogno di avere un proposito: sviluppano valori, ruoli magari che non possiamo avere almeno in modo completo nella nostra vita reale. Ci spiegano, rappresentandoli, complicati fenomeni sociali che si ripetono sempre, uguali, e che sentiamo nostri», spiega Cucchi.

«Il fattore in comune tra queste alternative (musica, serie e libri) potrebbe essere la possibilità di vedere il proprio stato d’animo e le proprie esperienze di vita condivise da qualcun altro, sia esso il protagonista di un libro, un cantante, o un medico di Grey’s Anatomy. Questi mezzi di intrattenimento, infatti, permettono di esplorare scenari di vita alternativi a quelli già vissuti in prima persona, anticipare gli effetti di possibili scelte o anche semplicemente sentirsi sollevati dal sapere che le proprie sono esperienze umane condivise».

«Di certo», conclude Cucchi, «leggere, sentire musica e guardare serie tv, in un adeguato mix di tempi e scelte di contenuti, ci accompagna con soddisfazione nella nostra strada verso il benessere».