Psicopatologia

Disturbo ossessivo compulsivo: come riconoscerlo e curarlo

Il dottor Stefano Porcelli, medico psichiatra e psicoterapeuta, ci spiega cos’è il disturbo ossessivo compulsivo, come riconoscerlo e come curarlo

Incontra uno psicologo

Il disturbo ossessivo compulsivo affligge circa l’1% della popolazione generale. Approfondiamo i tratti distintivi e i possibili trattamenti.

Il disturbo ossessivo compulsivo (DOC) è caratterizzato da pensieri, immagini o impulsi invadenti ricorrenti, chiamati “ossessioni”, che causano ansia o angoscia, e da atti mentali o comportamentali ripetitivi, “compulsioni”, che l’individuo si sente spinto a compiere. Le ossessioni sono pensieri ripetitivi e persistenti (es. di contaminazione), immagini (es. scene violente o orribili) o impulsi (es. pugnalare qualcuno). Le ossessioni non sono piacevoli o vissute come volontarie. Sono invadenti, indesiderate e causano un marcato disagio o ansia nella maggior parte degli individui. Una persona che soffre di disturbo ossessivo compulsivo tenta di ignorare, evitare o sopprimere le ossessioni o di neutralizzarle con un altro pensiero o azione (es. eseguendo una compulsione). Le compulsioni o rituali sono comportamenti ripetitivi (es. lavaggio, controllo) o atti mentali (es. pregare, contare, ripetere parole in silenzio) il cui obiettivo può essere quello di ridurre il disagio innescato dalle ossessioni o di prevenire un evento temuto. Tuttavia, queste compulsioni non sono collegate in modo realistico all’evento temuto (es.organizzando gli oggetti simmetricamente per prevenire danni a una persona cara, in una sorta di rituale scaramantico) o sono chiaramente eccessive, come, per esempio, fare la doccia per ore ogni giorno. Le compulsioni non sono fatte per recare piacere, anche se alcune persone provano sollievo dall’ansia o dall’angoscia mentre le svolgono.

Tipologie di disturbo

Le persone affette da DOC mostrano una consapevolezza del loro problema variabile, con alcuni pazienti (la maggior parte) che riconosce come patologici le proprie ossessioni e compulsioni, e alcuni pazienti (una minoranza), che non li riconosce come tali.
Il contenuto di ossessioni e compulsioni varia ampiamente tra gli individui; tuttavia, esistono alcuni temi prevalenti in questi pazienti tra cui:
? Pulizia – Paure di contaminazione e rituali di pulizia.
? Simmetria – ossessioni della simmetria e compulsioni ripetute, ordinanti e di conteggio.
? Pensieri proibiti o tabù – Gli esempi includono ossessioni aggressive, sessuali e religiose e relative compulsioni.
? Danni (es. pensieri o immagini di danni a sé stessi o agli altri e controllo delle compulsioni).
Il DOC inizia in genere nell’infanzia o nell’adolescenza e persiste nella vita. Spesso, i sintomi portano i pazienti affetti da DOC ad evitare situazioni o incontri che possano scatenare le loro ossessioni e compulsioni. Per esempio, le persone con problemi di contaminazione potrebbero evitare situazioni pubbliche (ristoranti, bagni pubblici) per ridurre l’esposizione a contaminanti temuti; quelli con pensieri intrusivi che causano danni agli altri possono evitare interazioni sociali.

Trattamenti

Il DOC può essere efficacemente trattato sia con il trattamento farmacologico con antidepressivi sia con una psicoterapia cognitivo-comportamentale (CBT). La CBT è un insieme di tecniche utilizzate per aiutare le persone con disturbi psicologici a modificare i modelli disadattivi di pensiero e azione per alleviare i sintomi emotivi.
La CBT sembra funzionare nel trattamento del DOC attraverso tre meccanismi:
? confuta e corregge le convinzioni disfunzionali che sono alla base dei sintomi del disturbo ossessivo compulsivo;
? aiuta i pazienti a raggiungere l’autoefficacia aiutandoli a dominare le loro paure;
Per quanto riguarda invece il trattamento farmacologico, solitamente gli antidepressivi SSRI (inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina) rappresentano il trattamento più utilizzato, in ragione della loro migliore tollerabilità rispetto agli altri farmaci disponibili. Spesso la combinazione della psicoterapia cognitivo comportamentale abbinata al trattamento farmacologico determina l’esito migliore per il paziente.