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Dipendenza affettiva: l’amore in trappola

Cos’è la dipendenza affettiva e come se ne esce?

Incontra uno psicologo
Dipendenza affettiva: l’amore in trappola

La dipendenza affettiva consiste nel gratificare in modo compulsivo un partner per mantenere il legame. Spesso questa modalità va a scapito dei propri bisogni. Alla base di questa forma di dipendenza c’è una bassa autostima, legata a esperienze infantili particolari. Come se ne esce?

Non riesco a vivere senza di lui, mi sento vuota quando non mi scrive. Anche se mi fa stare male e litighiamo spesso, voglio stare con lui, ho perso anche tanti amici a causa di questa relazione ma non importa. Se non mi ama forse sono io che non vado bene

La love addiction, o dipendenza affettiva, è uno schema di comportamento caratterizzato da un interesse eccessivo verso il proprio partner a scapito dei propri bisogni. I sintomi della dipendenza affettiva possono essere: la rinuncia ai propri interessi, un senso di mancanza di controllo e altri sintomi come l’ansia da abbandono e i vissuti depressivi. 

Anche se l’ultimo manuale diagnostico dei disturbi mentali – il DSM-5 – non la riconosce come un vero disturbo, molti psicologi e ricercatori la assimilano ad altre dipendenze comportamentali, come la dipendenza da internet, quella da lavoro e quella da sostanze. Alcuni studi hanno evidenziato come nei dipendenti affettivi, la distanza dalla persona di riferimento provochi l’attivazione delle stesse aree cerebrali che provoca il craving (forte desiderio) da cocaina. La love addiction, inoltre, sembra essere riscontrabile in vari disturbi di personalità. Nel disturbo dipendente di personalità, per esempio, la persona sente di non avere valore e di non poter fare niente senza il supporto o la conferma da parte di altri significativi. Nel disturbo borderline, invece, uno dei criteri diagnostici è proprio una forte ansia di abbandono.

Chi sono le persone dipendenti?

Le persone con dipendenza affettiva trascorrono molto tempo e fanno molti sforzi per mantenere la vicinanza con la persona amata. L’attenzione rivolta al partner è di tipo ossessivo. Gli studi citati in precedenza, in effetti, hanno paragonato questa modalità a caratteristiche tipiche del disturbo ossessivo-compulsivo, come i pensieri intrusivi sul partner e sulla relazione. Questi comportamenti si traducono in una mancanza di cura di sé che si manifesta in modi diversi, per esempio con l’abbandono di aspetti importanti della propria vita (interessi, hobby, amicizie) e del proprio benessere, allo scopo di rimanere il più possibile in contatto con l’oggetto d’amore.

Come e perché si sviluppa la dipendenza affettiva?

All’origine di una dipendenza affettiva spesso c’è una storia passata di abbandono e trascuratezza da parte delle figure di attaccamento. Gli adulti dipendenti sono stati spesso bambini i cui bisogni d’amore, riconoscimento e rispecchiamento con uno o entrambi i genitori non sono stati soddisfatti. L’autostima nella vita adulta, di conseguenza, è molto ridotta, perché la persona dipendente è abituata a non ritenersi degna di amore. Le conseguenze sono una forte paura dell’abbandono e dell’intimità.

La paura dell’abbandono induce al tentativo di controllare l’altro con comportamenti compiacenti e di estremo sacrificio, disponibilità e accudimento, con la speranza di instaurare una relazione a lungo termine stabile.

Il risultato è un continuo colpevolizzarsi per l’andamento insoddisfacente della relazione, e un rincorrere l’altro come i giocatori d’azzardo “rincorrono la perdita”.
Nelle altre forme di questo disagio, a causa di un torto subito dal partner la rabbia può momentaneamente spingere la persona dipendente a dire basta e a chiudere la relazione, ma i sintomi dell’astinenza (depressione e incapacità di provare piacere, ansia, sensazione di vuoto) spingono a perdonare il partner e a giustificarlo, rientrando così nel circolo vizioso di una relazione tossica.

Che cosa ci guida nella scelta del partner?

Amore e libertà

Questo tipo di legame condivide con gli altri tipi di dipendenze più comuni (come quella da alcol, droghe o gioco d’azzardo) la necessità di proteggersi dai sentimenti dolorosi.
La fantasia principale di un dipendente affettivo è l’attesa che qualcun altro possa risolvere i suoi problemi e prendersi cura di lui. Quando questo bisogno irrealistico non viene soddisfatto, in effetti, i dipendenti affettivi possono sentirsi feriti e innescare conflitti nelle relazioni con gli altri. Il risultato è che spesso, così facendo, finiscono per fare “terra bruciata” intorno a loro.

Bisogna fare una precisazione, comunque. Nella fase dell’innamoramento un certo grado di dipendenza dall’altra persona è normale e auspicabile. Tuttavia, quando l’attaccamento si trasforma in dipendenza, questa impedisce all’individuo di vivere in modo sano la relazione. In altre parole, l’amore è tale solo quando è libero e diventa dipendenza se la libertà e l’individualità vengono negate, incatenando la persona dipendente nel vincolo di coppia. In questo tipo di relazione, tra l’altro, capita spesso che la persona dipendente si prenda cura di un narcisista che, nonostante la sua grandiosità, nasconde un’autostima molto fragile e il bisogno di essere amato e accudito. Insomma, la dipendenza si instaura spesso tra due persone ferite che si sentono, in qualche modo, manchevoli e difettose.

Come si esce da questa trappola affettiva?

Il trattamento di chi soffre di dipendenza affettiva è un processo lungo di scoperta e rafforzamento del proprio Sé. Richiede l’adozione di misure specifiche come riuscire a riconoscere la dipendenza, comprendendo a pieno le conseguenze dannose. I dipendenti affettivi dovrebbero entrare in un processo simile al lutto per affrontare il dolore emotivo che è alla base della loro dipendenza. Per superare queste problematiche, è necessario rielaborare i ricordi dolorosi legati a qualche forma di abbandono e trascuratezza (sia fisica che emotiva) sperimentata durante l’infanzia. Durante il percorso terapeutico potrebbero anche emergere sentimenti di dolore, paura, rabbia e vuoto, che il paziente dovrà imparare a gestire, così come gli acting-out, comportamenti impulsivi – o compulsivi – usati proprio per regolare queste emozioni così intense.

In parallelo, infine, la terapia cerca di aiutare il soggetto dipendente a riconoscere e convalidare i propri desideri, utilizzandoli per compiere scelte autonome. Grazie a questo attento lavoro si creano le basi affinché i pazienti possano mantenere un senso di amabilità e valore personale anche quando tali relazioni vengono a mancare.