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Biofeedback: cos’è e quali ambiti di applicazione

Scopri come viene usata la tecnologia del biofeedback in psicoterapia

Incontra uno psicologo
Biofeedback: cos’è e quali ambiti di applicazione

Avete mai pensato prima di un colloquio lavorativo “Mi sento il cuore in gola e non riesco a fermarlo”, oppure prima di un appuntamento romantico “Mi continuano a sudare le mani… Che imbarazzo!”. Se questi esempi vi risuonano familiari, una tecnica di intervento che potrebbe esservi di aiuto è il biofeedback.

Il biofeedback è una tecnica con cui è possibile conoscere, comprendere e imparare a gestire i propri parametri fisiologici. Alcuni di questi parametri sono, per esempio,  la conduttanza cutanea (la variazione delle caratteristiche elettriche della pelle in seguito a sudorazione), la frequenza cardiaca, la respirazione, la temperatura e la tensione muscolare. 

Per imparare a gestire questi parametri è previsto un training che prevede l’utilizzo di strumenti che rilevano i segnali psicofisiologici in tempo reale, fornendo alla persona un feedback immediato. Esistono numerosi dispositivi per condurre interventi di biofeedback, che permettono di misurare indici fisiologici differenti. Per esempio, è possibile adottare un sensore cutaneo da applicare sulle dita per rilevare la conduttanza cutanea oppure una fascia toracica da indossare per misurare la respirazione e il battito cardiaco.

Come funziona?

In una giornata come le altre, possono essere molti i momenti che generano tensione o che rappresentano una fonte di stress. Per gestirli meglio è possibile acquisire strategie che permettono di regolare e tenere sotto controllo le proprie risposte corporee. Proprio a questo viene in aiuto il biofeedback che, mostrandoci in tempo reale come si modificano i nostri parametri, ci permette gradualmente di imparare a regolarli.
Durante varie sessioni di training, questo strumento permette alla persona di osservare le proprie risposte fisiologiche. Una volta selezionato l’indice corporeo su cui lavorare (per esempio la conduttanza cutanea, la frequenza respiratoria o il battito cardiaco), il biofeedback rileva il parametro e fornisce alla persona un feedback immediato di tipo acustico o visivo. Il terapeuta aiuta la persona a leggere e comprendere i feedback ricevuti durante la rilevazione con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza dell’andamento del parametro e, attraverso il training, imparare a regolarlo.

A cosa serve?

Integrando l’utilizzo della strumentazione con le indicazioni del terapeuta, la persona impara gradualmente a regolare i propri parametri fisiologici. Questi, infatti, sono normalmente involontari, poiché controllati dal sistema nervoso autonomo (una parte del sistema nervoso che non è controllata dalla coscienza). Tuttavia imparare a monitorare queste risposte, “visualizzandole” sul monitor, permette di acquisire una maggior consapevolezza dei propri stati corporei e quindi di poterli in parte controllare.
Il training con il biofeedback prevede una prima visita durante la quale si ottengono le rilevazioni base da cui partire con il trattamento. Il primo incontro ha infatti lo scopo di permettere al paziente di prendersi il proprio tempo per familiarizzare con i propri indici corporei. Durante le sedute successive, il paziente viene guidato dal terapeuta ad apprendere tecniche che gli permettono di acquisire maggior consapevolezza. Per esempio, nelle sedute di training è possibile lavorare inizialmente sulla gestione della respirazione: il paziente viene guidato a “visualizzare” le proprie meccaniche respiratorie, lavorando su inspirazione ed espirazione, fino a integrare la respirazione toracica e quella diaframmatica nel modo più efficiente per il proprio corpo. In seguito, si passa a valutare se la nuova modalità respiratoria sia efficace nella regolazione del battito cardiaco, oppure se è necessario integrare altre strategie.

Ambiti di applicazione

Gli interventi di biofeedback possono essere utilizzati in un’ottica di “empowerment“, ossia di potenziamento del benessere individuale e quindi di miglioramento della qualità di vita delle persone. Inoltre, il biofeedback può essere utilizzato in contesti clinici a supporto dell’intervento psicologico. Può essere una valida tecnica di supporto per imparare a gestire lo stress, ridurre il livello di ansia e rilassarsi tramite la respirazione. Il biofeedback ha dimostrato efficacia anche nel trattamento di una serie di condizioni patologiche: cefalea tensiva, disturbi gastrointestinali, acufene, psoriasi, ipertensione, disturbi sessuali maschili e femminili, dolore cronico e fibromialgia. Nel caso specifico della cefalea, è possibile integrare durante il training per la gestione del proprio battito cardiaco alcune strategie per alleviare la tensione muscolare (per esempio il rilassamento muscolare progressivo, training autogeno). 

L’utilità del biofeedback nella gestione degli indici corporei è scientificamente dimostrataPer esempio, un recente studio ha dimostrato che il biofeedback ha effetti positivi sulla gestione dell’ansia, della rabbia e sui disturbi del sonno. E’ quindi una tecnica che può accompagnare la psicoterapia, aiutando il paziente a porre attenzione sugli stati corporei che caratterizzano differenti situazioni di vita quotidiana. Inoltre, il biofeedback può integrare la realtà virtuale permettendo alla persona di ricevere feedback sui propri indici fisiologici, il cui andamento è mostrato all’interno di un ambiente virtuale, tramite la modifica di una parte dell’ambiente stesso, per esempio una fiamma che varia la sua dimensione al variare della frequenza respiratoria del paziente: l’ambiente di realtà virtuale permette di osservare i propri parametri fisiologici in una modalità neutra, senza mostrare direttamente i valori numerici ma traducendoli in una modalità grafica che permette di focalizzarsi maggiormente sulla gestione del loro andamento.

[Al Centro Medico Santagostino, il protocollo di intervento con il biofeedback propone quattro sedute di training personalizzabili sulla base delle esigenze e caratteristiche del paziente]