Psicologia

Interpretazione dei sogni per autodidatti

Capitolo 2 della Guida completa al mondo dei sogni: come si interpreta un sogno? Perché i sogni sono strani? Qual è il loro significato?

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Interpretazione dei sogni per autodidatti

I sogni ci affascinano da sempre. Bizzarri, ricorrenti, ansiogeni o bellissimi. In ogni caso ne cerchiamo il significato e ci interroghiamo su noi stessi. Ma a cosa servono? Chi li “produce”? E qual è il loro significato? Dalle civiltà sumeriche a Netflix, ecco a voi la guida completa all’interpretazione dei sogni.

I sogni hanno da sempre affascinato l’umanità. Nel corso dei secoli, filosofi, artisti e scienziati ne hanno ricercato il significato. Alcuni vi hanno scorto messaggi, premonizioni e indicazioni degli dèi, altri, invece, hanno negato l’ipotesi che i sogni abbiano un senso. Oggi sappiamo che i sogni rivelano qualcosa di noi e dei nostri desideri, hanno significati da decifrare e possono aiutare a risolvere i problemi. 

La testimonianza forse più antica riguardante l’importanza attribuita ai sogni risale addirittura al XXII secolo a.C., ed è contenuta nei Cilindri di Gudea. In questi cilindri si racconta di come il governatore sumero Gudea avesse ricevuto in sogno dal dio Ningirsu l’indicazione di “costruire la sua casa” (un tempio), per rendergli gloria.

Tra il 120 e il 190 d.C., in Grecia, Artemidoro di Efeso fu il primo a cercare di interpretare i sogni. Scrisse persino un manuale, l’Oneirocritica, concentrato di sapere sui sogni, e trasmise quest’arte al figlio. Dall’Oneirocritica prese poi spunto il padre della psicoanalisi, Sigmund Freud, che nel 1900 pubblicò “L’Interpretazione dei Sogni”, e definì il sogno la via regia verso l’inconscio.

A cosa servono i sogni

Secondo Allan Hobson e Robert McCarley, ricercatori statunitensi, i sogni non avrebbero alcun significato. Questi autori vedono infatti i sogni come il prodotto di scariche semi-casuali del ponte (una struttura cerebrale implicata nella regolazione del sonno) verso la corteccia. Un sogno, secondo tale teoria, sarebbe composto da una serie di immagini semi-casuali che la corteccia cerebrale tenderebbe poi a sintetizzare. Questa ipotesi, denominata “attivazione-sintesi” non spiega però la sequenzialità delle storie nei sogni, né il motivo per cui facciamo sogni ripetuti.

Lo psicoanalista e ricercatore Ernest Hartmann ha studiato le alterazioni del sonno legate al trauma. Dalle sue ricerche ha concluso che il sogno non è riducibile a una serie di immagini prodotte in modo del tutto casuale. Secondo l’autore, infatti, i sogni permetterebbero di elaborare preoccupazioni e questioni personali, utilizzando un linguaggio metaforico e per immagini. Le connessioni e rielaborazioni di queste sarebbero poi guidate dalle emozioni e questo consentirebbe di creare una storia specifica. Tra le altre funzioni del sogno, abbiamo spiegato qui come l’attività onirica permetta di sviluppare insight e risolvere problemi complessi su cui avevamo ragionato durante il giorno. Inoltre, dormire permette di elaborare emozioni e vissuti particolari e aiuta a capire qualcosa in più su sentimenti e relazioni che stiamo vivendo. Insomma, i sogni potrebbero rappresentare un vantaggio evolutivo.

Cosa dice la psicoanalisi sui sogni

La pubblicazione del manuale sui sogni segnò per Freud una svolta nella concezione della psiche. È proprio da qui, infatti, che Freud elabora la distinzione tra Conscio, Preconscio e Inconscio, tre strutture della mente con caratteristiche e funzioni peculiari. Freud riteneva il sogno la via privilegiata per conoscere l’inconscio. In effetti, notò durante le sue analisi, il materiale prodotto dormendo sembrava emergere in modo più libero nella mente, rispetto a quanto accadeva nello stato di veglia. A sostegno di questa tesi, è ormai noto che durante il sonno il filtro logico (corteccia prefrontale) è meno attivo, a favore di un’attivazione di amigdala e ippocampo. Queste ultime sono aree coinvolte nella gestione delle emozioni. In altre parole, i filtri e la censura dei processi consci che intervengono quando siamo svegli, sono meno rigidi. Il fatto poi che sia proprio l’amigdala a essere maggiormente attivata, spiegherebbe anche perché un’emozione frequente nei sogni è proprio l’ansia. L’amigdala, infatti, è la parte del cervello che genera la sensazione di paura e i segnali di fuga di fronte a un pericolo.

Secondo gli psicoanalisti, l’inconscio è la sede di desideri e contenuti proibiti, angosciosi, o inaccettabili. Questi non possono emergere nello stato di veglia, perché minacciosi per il nostro equilibrio psicologico. Quando si sogna, però, sarebbe possibile ottenere una gratificazione camuffata di desideri istintuali che sono stati rimossi a causa della loro qualità spiacevole.

Oltre ai desideri rimossi, un sogno può essere costruito anche a partire da altre “fonti”. Per esempio dai residui diurni, impressioni visive e sensoriali, ricordi, pensieri e fantasie varie vissuti il giorno del sogno o nei giorni precedenti e che sul momento erano sembrati insignificanti. 

Il “racconto” del sogno deve permettere di rielaborare alcune informazioni o desideri senza allarmare troppo la persona. Interviene quindi una censura psichica che protegge la coscienza. I desideri inconsci sono generalmente minacciosi, e prima di essere sottoposti alla coscienza devono essere modificati e resi accettabili. Il lavoro del sogno si occupa proprio di questa trasformazione.

Perché i sogni sono così strani?

I contenuti inconsci riescono ad accedere alla coscienza tramite il cosiddetto lavoro del sogno. La censura qui funziona come una sorta di “editing” di un film. Perché il sonno continui indisturbato, i contenuti poco accettabili devono essere comunicati in modo appropriato alla coscienza. In psicoanalisi si fa la differenza tra contenuto latente (il vero contenuto del sogno) e contenuto manifesto (ciò che rimane dopo la “revisione”). L’editing del sogno procura al contenuto manifesto una facciata di logica e coerenza e la censura continua a operare quando raccontiamo a qualcuno i nostri sogni.

Il lavoro del sogno opera quindi grazie a una deformazione, che si avvale di meccanismi specifici chiamati condensazione, spostamento, simbolizzazione, personificazione. Vediamoli uno per volta:

  • La condensazione permette di utilizzare una sola immagine per indicarne di più. Per esempio, una persona nel sogno assomiglia sia a mio fratello che a mio padre, oppure ha la faccia del mio migliore amico ma parla come mio zio.
  • Lo spostamento consiste invece in una sineddoche. Si usa una parte per indicare il tutto. Per esempio, per rappresentare la mia casa di quando ero piccolo, sogno di essere in un edificio, magari un ufficio, che ha le finestre della casa in cui abitavo da bambino.
  • La simbolizzazione è un camuffamento dei desideri istintuali. La forma più semplice implica la rappresentazione di parti o funzioni del corpo attraverso un’immagine strettamente legata a questa nella forma, ma abbastanza diversa da “non destare sospetti”. Facendo qualche esempio: il pene è spesso rappresentato da coltelli o fucili, mentre la vagina da oggetti concavi.
  • Nella personificazione, infine, idee, parti di sé, passioni o sentimenti vengono rappresentati per mezzo di una persona. Per esempio, la passione per la musica può essere rappresentata da un musicista.

Qual è il significato psicologico dei sogni?

Una volta compreso il meccanismo di formazione delle visioni oniriche nel sonno, viene da chiedersi quale sia il loro significato. Questa domanda è molto complessa. I sogni non hanno un significato universale e uguale per tutti. Alcuni temi però sono comuni e ricorrenti. Ad esempio, sognare di fare sesso, cadere o venire rincorsi sono tre temi molto popolari, insieme a temi come la genitorialità, il corpo (i denti che cadono), o la morte. Carl Gustav Jung, discepolo prediletto di Freud e poi suo antagonista, riteneva che nei sogni si manifestasse un inconscio collettivo. Questo sarebbe evidente grazie ad alcuni “personaggi”, rappresentanti di aspetti della vita interiore di ognuno: il giullare (ansia), la sposa (purezza), l’anziano barbuto (saggezza).

Ad ogni modo, il significato dei sogni è in larga parte determinato dalle esperienze personali, dalle proprie paure e dai desideri individuali. Diventa quindi molto difficile stabilire a priori quale sia il significato di un sogno.

In una seduta di terapia, l’analista non sarà in grado di interpretare facilmente un sogno se non chiede al paziente quale significato abbia per lui. Molti simboli hanno un significato strettamente personale. Dobbiamo sempre considerare che i sogni sono racconti complessi, in cui la mente cerca di elaborare e presentare un concetto senza poter utilizzare le parole, ma avvalendosi solo di immagini o scene.

Oggi gli psicoanalisti vedono i sogni come la volontà di capire qualcosa di più rispetto a se stessi, qualcun altro, o una determinata situazione.

Chi controlla la nostra coscienza?

Se i sogni portano alla coscienza materiale nascosto, allora viene da chiedersi: chi controlla la nostra coscienza? Abbiamo la possibilità di controllare il nostro comportamento o siamo condannati a seguire l’inconscio? La domanda riguardante il libero arbitrio implica una risposta molto complicata. Di sicuro non abbiamo il controllo cosciente sul cento per cento di tutto ciò che è presente nella nostra psiche. La consapevolezza e l’attenzione cosciente hanno risorse limitate, non sufficienti per controllare ogni processo mentale.

Secondo Freud, la mente è come un iceberg, di cui vediamo solo la superficie. Il preconscio è tutto ciò che vediamo stando fuori dall’acqua, mentre l’inconscio è la parte nascosta nelle profondità acquatiche. Spesso vi nascondiamo ricordi dolorosi, emozioni e vissuti spiacevoli o desideri impronunciabili. L’obiettivo della terapia e della psicoanalisi è andare in profondità e portare alla luce l’inconscio. Tenendo sempre in considerazione, però, che l’ “ombelico del sogno”, la parte più sommersa dell’iceberg, rimarrà per sempre inconoscibile.

[Netflix ha prodotto un documentario molto interessante sui sogni, nella serie “La Mente Svelata”. Lo trovate qui]

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