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Relazioni tossiche: i segnali per riconoscerle

Come accorgersi che un rapporto di coppia ci sta danneggiando

Incontra uno psicologo
Relazioni tossiche: i segnali per riconoscerle

Che cos’è una relazione tossica? Come ci si accorge di trovarsi in un rapporto di coppia logorante o addirittura pericoloso? Non è semplice, anche perché spesso la relazione parte bene e si intossica gradualmente. Oppure parte già difettosa perché uno o entrambi i partner sono predisposti a rimanerne invischiati. Vediamo le varie tipologie di relaziona tossica e qualche suggerimento per uscirne. 

Capita, a volte, di sentirsi incastrati in una relazione. Si sa da tempo che quel rapporto non funziona più, eppure si continua a portarlo avanti, con conseguenze disastrose per l’autostima e il benessere personale. Queste relazioni tossiche prosciugano le energie e fanno sentire senza via d’uscita. Risulta importante allora riconoscere i segnali di una relazione tossica e sapere come uscirne.

Come si sviluppa una relazione tossica

Cadere nel circolo vizioso delle relazioni tossiche è più facile di quanto sembri. Si tratta, infatti, di relazioni d’amore che all’inizio sembrano funzionare bene. Spesso le due persone si sentono affini, simili e quasi “fatti l’uno per l’altro”. In realtà queste relazioni funzionano bene solo all’apparenza, e spesso danno anzi l’impressione di essere molto forti perché l’intreccio dei meccanismi patologici dei due è molto saldo. Ne sono un esempio il sadismo e il masochismo, o la relazione tra un narcisista e una persona insicura (due quadri che spesso si sovrappongono). Sono relazioni in cui vige un’asimmetria di potere e responsabilità, e dove la sofferenza è strettamente legata al piacere.

Quanti tipi di relazione tossica?

Possono essere individuabili alcuni pattern, ovvero schemi di comportamento, in grado di generare una relazione tossica. Vediamone alcune tipologie: 

  • Relazione sado-mascochistica. La psicoanalista Nancy McWilliams ha descritto la personalità masochistica (o autodistruttiva), tipica di alcune donne maltrattate fin da piccole (ma esistono casi anche al maschile) che scelgono partner sadici, o arrivano a portare in superficie gli aspetti peggiori di un partner adeguatamente affettuoso. Cosa c’è alla base di questo comportamento? Secondo lo psicologo americano Emmanuel Hammer, il masochista è “un depresso che spera ancora”, e nella sua infanzia ha imparato che la sofferenza è il prezzo da pagare per la relazione. I suoi genitori, infatti, erano tendenzialmente assenti, e intervenivano diventando più affettuosi solo quando lui stava male o era in pericolo. In questo modo, il bambino – che si sente privo di valore per la mancanza di attenzioni – impara che se soffre abbastanza riesce a ottenere un certo interessamento. Insomma, soffrire per mantenere un legame è meglio che rimanere soli.
  • Dipendenza affettiva. Le persone in un legame di dipendenza affettiva non riescono a fare a meno di un’altra persona per loro significativa e investono tutte tutte le proprie energie nella relazione, escludendo le altre amicizie, entrando così in una sorta di circolo vizioso tossico (più si isolano, più investono nella relazione). A volte entrambi i partner sono co-dipendenti, alimentando reciprocamente l’ansia e la difficoltà a separarsi. Oppure, una delle due persone è indipendente e sfrutta l’altra per soddisfare i propri bisogni: il partner sfruttatore è spesso un/una narcisista, che alimenta la propria autostima e soddisfa i propri bisogni appoggiandosi sulla parte dipendente della coppia. Anche se la dipendenza è in un certo grado normale in una relazione, diventa pericolosa quando ricorda una tossicodipendenza: proprio come nel consumo di droga, si ha una forte spinta verso qualcosa che è tossico e dannoso per la propria salute.
  • Lotta di potere. In questo caso non c’è una asimmetria di ruoli, ma piuttosto la tendenza di entrambi i membri della coppia ad assumere un ruolo dominante. Anche se la relazione di questa coppia sembra giunta al termine, i due continuano comunque a stare insieme. Non c’è davvero una progettualità e la gioia di stare insieme è ormai scemata. Il loro è un legame disperante e disperato. I continui conflitti spesso celano vissuti depressivi latenti: insomma, tra rabbia e disperazione, i due scelgono di esternare la rabbia. Questo crea conflitti continui il cui scopo è attribuire all’altro le responsabilità della pessima situazione. Questo tipo di relazione tossica è molto frequente nelle famiglie in cui i genitori hanno deciso di “stare insieme per i figli”, ma può presentarsi anche in coppie senza figli che non riescono a lasciarsi.
  • Innamorarsi della persona sbagliata. In questo caso tutte le proprie energie sono rivolte verso una persona che in realtà non è disponibile (perché sposata per esempio), oppure che non fa per noi. Del perché ci si innamori della persona sbagliata ne abbiamo parlato qui. Queste relazioni possono durare anche tanto perché la persona innamorata spera di poter cambiare se stesso oppure l’altro, e che ciò porterà entrambi a essere felici. Ciò che avviene più spesso è che l’altro o si disinteressa o si approfitta di questi sentimenti, creando così dinamiche tossiche.

Quali sono i segnali di una relazione tossica?

Per capire se si è in una relazione tossica è possibile fare riferimento ad alcuni segnali specifici.

  1. Violenza fisica. Il primo indiscutibile segnale di una relazione tossica è l’abuso fisico. Botte, calci, pugni, schiaffi, sono comportamenti inaccettabili. Quando si verificano, è bene uscire prima possibile dalla relazione, cercando aiuto. Nessun tipo di amore include la violenza (e attenzione al rischio di scambiarla per “passione”). 
  2. Violenza verbale e manipolazione. Più sottile di quella fisica ma ugualmente dolorosa. Spesso la rabbia si manifesta sotto forma di svalutazioni, sarcasmo, offese. Il partner (o l’amico/a) diventa una sorta di bullo, che gioca sui punti deboli dell’altro e cerca di indurre nella vittima un continuo senso di colpa.
  3. Litigiosità. Nelle relazioni tossiche il confronto dialettico sano sfocia quasi sempre in un conflitto acido. Non ci si ascolta, l’unico scopo di ogni discussione diventa “smontare” l’altro. Non c’è interesse a incontrarsi in un terreno comune in cui trovare maggiore serenità, si cerca solo di ferire l’altro.
  4. Repentini cambiamenti di “ruolo”. In una relazione tossica è tipico avventurarsi continuamente sui lati del triangolo drammatico, cioè di scambiarsi ripetutamente i ruoli di Vittima, Salvatore e Persecutore. Si ha cioè la sensazione di infilarsi in conflitti sempre uguali, caratterizzati dalle stesse dinamiche e dalle stesse sgradevoli sensazioni. Un esempio: un partner (Salvatore) si prende cura dell’altro apparentemente bisognoso (Vittima), ma questi si ribella o se ne approfitta, diventando così Persecutore e relegando il primo nel ruolo di Vittima. Si tratta in generale di giochi ripetitivi, in cui si perde sempre e non capita mai di “salire di livello” (cioè di crescere come coppia).
  5. Bassa energia e fatica. Le relazioni tossiche comportano un grande investimento in termini di energia mentale. Si pensa di continuo alla relazione e a come comportarsi, continuando a rimuginare e preoccupandosi molto per sé e per le reazioni dell’altro. Si perde serenità e i continui conflitti e le discussioni esasperanti portano a sentirsi affaticati e scoraggiati.
  6. Ansia. Quando si deve incontrare l’altra persona, si sente montare l’ansia: il battito cardiaco accelera, si inizia a sudare e la respirazione è alterata. Le persone tossiche sono molto brave a creare pretesti per litigare e sono molto abili a individuare e colpire i punti deboli dei loro avversari. Avere a che fare con loro è quindi comprensibilmente fonte di ansia.

Bassa autostima. È la conseguenza della svalutazione continua e delle difficoltà che ci si trova ad affrontare ogni giorno nella relazione, che risucchia energie, serenità e benessere. Il carnefice inoltre impedisce alla vittima di crescere e di essere autonoma.

Che cosa fare se ci si accorge di essere in una relazione tossica?

Se vi accorgete di essere finiti nel circolo vizioso delle relazioni tossiche, ci sono alcuni punti che potete seguire:

  • Rivedete i comportamenti passati e uscite dal diniego. Quando siete con il vostro partner sentite che il tempo è speso bene e che ne vale la pena? O sentite le vostre energie prosciugate e state con lui/lei solo per senso del dovere?
  • Analizzate il presente. Come vi sentite nella relazione? Quali emozioni prevalgono (gioia, rabbia, paura, senso di colpa)?
  • Recuperate le attività sacrificate per la relazione tossica. Quante cose avete messo da parte per difendere questa relazione?
  • Cercate persone con atteggiamenti diversi e fate attenzione a non innescare di nuovo il circolo vizioso.
  • Lavorate sulla parte di voi che collude con questo schema e che vi porta verso relazioni tossiche: per esempio la tendenza a dipendere dall’altro, o a scegliere partner che vi trattano male. Un percorso di psicoterapia potrebbe aiutarvi a fare questo.
  • Chiedete aiuto. Se la situazione è grave, se cioè il vostro partner vi maltratta o vi perseguita, non esitate a parlarne con qualcuno che possa aiutarvi, o eventualmente ad allertare le forze dell’ordine.