Violenza

Violenza domestica: un problema che non possiamo ignorare

Che cosa fare di fronte a una caso di violenza di genere

Incontra uno psicologo
Violenza domestica: un problema che non possiamo ignorare

Non sono rari i casi in cui le donne subiscono gravi maltrattamenti all’interno delle mura di casa. Si tratta di situazioni che possono avere epiloghi drammatici (come dimostrano vari casi di cronaca), è quindi importante sapere che cosa fare per aiutare una vittima di violenza a intraprendere un percorso che la aiuti a uscirne.

“Sono caduta dalle scale”: per molte donne non è facile ammettere di essere vittima di episodi di violenza domestica. D’altro canto ritardare a denunciarli comporta rischi importanti per la salute e la vita stessa della donna. Ecco perché è importante che tutti impariamo a riconoscere i campanelli d’allarme e a intervenire se necessario, superando il vecchio preconcetto che sia meglio astenersi (“i panni sporchi si lavano in famiglia”).

Un fenomeno diffuso e trasversale

I numerosi casi di cronaca di violenza domestica o femminicidio inducono a riflettere sulle dinamiche che si instaurano a volte nei rapporti di coppia e in quelli familiari. Spesso infatti i maltrattamenti nei confronti delle donne si consumano proprio all’interno delle mura domestiche, da parte di mariti, compagni, fidanzati o padri. Si tratta di situazioni non rare e non lontane dalla nostra quotidianità, che possono coinvolgere nostri parenti, amici o vicini di casa.
La violenza domestica è un fenomeno trasversale che può attraversare ogni fascia d’età, qualsiasi gruppo di appartenenza e famiglie di qualunque livello socio-economico. A questo proposito la Convenzione di Istanbul del 2011, ratificata anche in Italia con la legge 77/2013, specifica che la violenza nei confronti delle donne è una violazione dei diritti umani che comprende non soltanto le lesioni gravi o il femminicidio ma tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica. 

I campanelli d’allarme

Spesso le violenze fisiche sono precedute e accompagnate da altre forme di violenza, anch’esse deleterie rispetto all’autostima e al benessere psicologico della donna. Le umiliazioni, le svalutazioni, le limitazioni dell’autonomia personale, la negazione dell’accesso alle finanze familiari o la privazione dello stipendio rappresentano fattori di rischio e campanelli d’allarme che possono precedere le percosse, le lesioni personali e, nei casi più gravi, l’omicidio. Le varie forme di violenza, quindi, sono spesso compresenti e portano all’isolamento progressivo della persona. Per questo motivo è importante cogliere i segnali della violenza e supportare le donne che, in un certo momento, decidono di chiedere aiuto per affrontare la situazione. 

Perché molte donne non denunciano

Spesso la vittima di violenza prova paura, vergogna, senso di colpa e dipendenza affettiva nei confronti del partner, e questi sentimenti le rendono difficile portare alla luce la situazione di violenza, anche se molto dolorosa o pericolosa. Molte donne potrebbero avere la tendenza a minimizzare: spesso, infatti, prima di chiedere aiuto vengono aggredite più volte sperimentando in varie occasioni l’alternanza di fasi di tensione e fasi di apparente calma nella relazione di coppia, alimentando la falsa illusione che “dopo la tempesta torna comunque il sereno”.
È quindi fondamentale saper riconoscere e accogliere la richiesta d’aiuto di una donna che subisce violenza domestica per supportarla e attivare le sue risorse personali, in modo che possa compiere un primo passo per uscire dall’isolamento e quindi dalla quotidianità violenta che sperimenta.

Un percorso difficile, che ci riguarda tutti

Il percorso attraverso il quale la persona giunge ad affermare “Mi ha picchiata mio marito”, invece che “Sono caduta dalle scale”, è a volte complesso e fonte di sofferenza, quindi la donna va accolta e accompagnata in questo percorso di consapevolezza.
“Come posso uscire da questa situazione?”, “Lui cambierà?”, “Che cosa succederebbe se lo lasciassi o lo denunciassi?”, “Che cosa ne sarà dei miei figli?”: queste sono solo alcune delle domande che si pone una donna che ha subito atti di violenza e che inizia a interrogarsi su come porre fine a questo circolo vizioso. Proprio in questa fase è cruciale indirizzare la donna a chi possa aiutarla a elaborare questi interrogativi e a trasformarli in strategie concrete di fuoriuscita dalla situazione di maltrattamento. Infatti, affinché possano emergere i numerosi “casi sommersi” di violenza nelle relazioni intime, è importante che tali forme di violenza non vengano più considerate un fatto privato della coppia, ma una questione di natura pubblica, che coinvolge la società civile nel suo complesso.

A chi rivolgersi

Le donne che subiscono violenza domestica possono rivolgersi a centri specializzati, Pronto Soccorso o Forze dell’Ordine, ma potrebbero anche rivolgersi a un vicino di casa, alle insegnanti del figlio o ad altre persone con i quali entrano in contatto a vario titolo. Per questo motivo è importante essere tutti consapevoli di quello che si può e si deve fare in un caso di questo tipo.
Sul territorio sono presenti numerosi Centri Antiviolenza, che offrono gratuitamente percorsi di accoglienza, supporto psicologico e consulenza legale alle vittime di violenza. Chiamando il numero 1522 è possibile sapere qual è il Centro Antiviolenza più vicino alla propria zona di residenza: in questo modo una donna maltrattata può dare voce alla propria sofferenza e iniziare un percorso di fuoriuscita dalla dolorosa situazione vissuta.