Le storie

Come ho superato la mia crisi di studio in università

La storia della mia crisi con lo studio e i sei passi con cui ne sono uscito

Incontra uno psicologo

L’università è un posto difficile, in cui arrivi in una fase di vita di delicata transizione verso il mondo adulto. Tra ansia, competizione e crisi di identità, gli anni di studio per arrivare alla laurea rischiano di avere un impatto importante sul benessere psicofisico. Eppure, lo stress e il burnout da studio sono problemi ancora poco riconosciuti e troppo spesso sottovalutati…

Tra la fine della triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche e l’inizio della magistrale in Psicologia Clinica all’Università degli studi di Milano Bicocca, ho avuto un momento di profonda crisi nello studio. Avevo appena sostenuto 5 esami in due mesi e avevo appena passato tutto agosto a Milano a studiare mattina e sera per preparare l’ultimo esame e la tesi. Pur di laurearmi nella sessione di ottobre, però, avevo rinunciato alle vacanze, convinto che slittare di alcuni mesi (da ottobre a marzo) sarebbe stato un dramma e un fallimento (sarei comunque stato in corso, ma non mi importava).

Così, senza quasi aver avuto il tempo di festeggiare, inizio subito la magistrale. Nessun riposo, nessun meritato relax. Durante le prime lezioni del nuovo corso di studio comincio a sentirmi in sempre in ansia. Sento di non essere all’altezza, e vorrei mollare tutto. Ho l’impressione che chiunque sia migliore di me, capace di andare più veloce e raggiungere risultati migliori. Nei mesi successivi sento tutta la fatica accumulata nei mesi precedenti: non essere andato in vacanza mi ha tolto ogni energia, sono sfinito e non riesco più a studiare niente. Così inizio a rimanere indietro con gli esami, passo le giornate a casa a guardare il soffitto, incapace di “darmi una mossa”, di andare a lezione, di avere iniziativa. Non riesco a toccare i libri, ogni volta che li apro sento arrivarmi addosso tutta la mia inadeguatezza, la mia incapacità di apprendere in modo efficiente e di essere all’altezza delle aspettative (mie, degli altri, dell’università). Inizio a pensare di avere un problema neurologico mai diagnosticato che mi impedisce di apprendere. Un problema di memoria, magari un disturbo dell’apprendimento che spiegasse tutta quella fatica.

Poi capisco che c’è qualcosa di diverso: sono in burnout. Il concetto di burnout è nato in ambito medico e indica la situazione di stress intenso e perdita di motivazione che porta ad assentarsi dal lavoro e a sentirsi svuotati, depressi, distaccati. Nell’immaginario collettivo però lo studio non è considerato come qualcosa di faticoso, come un vero e proprio lavoro, e così quando si hanno difficoltà queste vengono attribuite alla pigrizia, al fatto di essere viziati o non volersi impegnare abbastanza. È quello che mi sono sentito dire anche io: “Svegliati, devi fare di più! Datti una mossa”… Quando è la psiche a soffrire, sembra che non siamo davvero legittimati a stare male. Se ti sei rotto una gamba il dolore si vede, è un fatto concreto. Ma la sofferenza psicologica non è ancora accettata e riconosciuta, e così i problemi degli studenti non risultano mai veri problemi.

La crisi del giovane adulto

Durante l’università si affronta una fase di vita molto delicata, quella del “giovane adulto”. Si tratta di un passaggio delicato, dall’essere adolescenti, ragazzi, figli, all’essere adulti ed entrare nel “mondo dei grandi”. E allora le crisi di studio si intrecciano con quelle personali, e spesso sono indistinguibili. In molti arrivano in questa fase sguarniti, con aspettative a volte schiaccianti per il loro peso, e senza sostegno o rete di protezione. I più fortunati hanno alle spalle una famiglia, amici, figure di riferimento. Altri invece vivono una situazione diversa e sono più soli. Pensate a Roma, Firenze, Milano. Immaginate tutte le ragazze e i ragazzi che partono da un piccolo paese di provincia e approdano nella terra nuova e caotica della grande città. Senza conoscere nessuno, senza punti di riferimento, con il mandato familiare di “farcela”, di riuscire e intanto di diventare adulti. Quanto pesa un errore se hai queste aspettative? Quanto pesa un 18 o una bocciatura se devi pagare (o chiedere ai tuoi) ogni mese 600€ per una stanza singola? Ho visto rifiutare 30 perché non erano 30 e lode. Ho visto scene di panico agli esami. E mi sono chiesto come mai si arriva a vivere lo studio in questo modo.

L’università ha due facce: ti permette di studiare ciò che ti piace di più e conoscere persone che ti cambiano la vita, ma nello stesso tempo devi fare i conti con i tuoi fantasmi. E molti non sono pronti per questo, o ricevono il supporto adeguato, come purtroppo confermato da alcuni casi di cronaca. E allora ho pensato di raccontare la mia storia, per incoraggiare chi sta vivendo le stesse difficoltà nello studio che ho affrontato io.

Sei passi per superare una crisi di studio

Per superare la crisi di studio, io ho trovato utile affrontare questi step. Ho notato che mettendosi in gioco e uscendo dai propri schemi, infatti, era possibile ottenere i risultati sperati.

    1. Trova la tua dimensione. Nello studio, nelle amicizie, nello stile di vita. L’università è piena di “unicorni”. Una mia amica utilizzò questa parola per definire quelle persone che sembrano macchine: leggono una volta, imparano tutto e prendono 30. La cosa che mi ha aiutato è stata smettere di confrontarmi con loro e concentrarmi sul mio ritmo. Ho smesso di imitarli e ho iniziato a sviluppare le mie caratteristiche personali, mettendo in dubbio l’idea che se non prendevo 30 ero uno sfigato e un fallito. Poi ho iniziato a frequentare di meno tutte quelle persone che avevano questo mindset e mi sono concentrato sul metodo di studio, sviluppandone uno che mi permettesse di trovare un equilibrio adeguato per me. Se prima mi obbligavo a studiare la sera (e a volte la notte), ho imparato a chiudere i libri prima di cena. È vero che bisogna impegnarsi e fare sacrifici, ma l’equilibrio è più importante per il benessere. Che poi dopo si aggiusta tutto da sé: più sei in equilibrio, più sei sereno, più sei mentalmente libero, più risultati ottieni e così via…
    2. Non sei il voto che prendi. Da ripetere come un mantra la mattina appena svegli, la sera prima di dormire, poi prima, dopo e durante i pasti. I voti sono inutili. O meglio, sono spesso inaccurati. Dicono qualcosa sulla tua preparazione di quel momento su quello specifico argomento, ma non dicono nulla di te come persona, del tuo percorso, della tua storia, di ciò che stai vivendo. Prendere 30 non ti rende un fenomeno, prendere 18 o bocciare un esame non ti rende un incapace. Ci sono materie che ti piaceranno di più e che studierai con entusiasmo e altre che per vari motivi farai più fatica ad affrontare. Però mettiti in testa questa cosa: non sei il voto che prendi. Il tuo valore non è determinato da un voto.
    3. Sbaglia, gioca, sporcati. Uno dei problemi maggiori legati allo studio è spesso il perfezionismo. Ci poniamo standard altissimi, obiettivi irrealistici e irraggiungibili. E così anche lo studio diventa davvero faticoso. Se per sentirmi sicuro devo memorizzare ogni singola virgola, rischio di non uscirne più. Una cosa che mi ha aiutato moltissimo è stata focalizzarmi sui messaggi principali dei libri, sul concetto di fondo. Cosa voleva dire l’autore? Quali sono gli aspetti importanti? Studiare non a memoria ma cercando il senso di quello che si legge. Che senso ha ricordare tutto se non ho capito, se quei concetti non stanno aggiungendo niente alle mie competenze, alla mia esperienza? È importante studiare facendosi domande e cercando risposte. I buoni voti poi saranno la conseguenza logica di un atteggiamento di questo tipo…
    4. Scopri come funziona la mente. Lo studio migliore è quello basato sulla meta-cognizione. Se so come funziona la mente durante lo studio, tutto diventa più facile. Ad esempio, sapevi che memorizziamo meglio i concetti se ne discutiamo con qualcuno? E che ognuno ha uno stile cognitivo diverso? Vuol dire che alcune persone sono più a loro agio facendo riassunti, altri invece hanno bisogno di ripetere molto, altri fanno mappe visive, e così via. Sapere come funziona la memoria e cosa facilita l’apprendimento rende tutto più facile.
    5. Usa l’ansia a tuo vantaggio. L’ansia da esame è capace di provocare un forte stress, ma in giusta quantità è la tua migliore amica. Un giusto livello di apprensione aiuta a concentrarsi e a dare il meglio di sé. L’ansia segnala che quello che stai facendo è importante e ha un valore. È un’arma, non ha senso cercare di eliminarla. Ridurla sì, ma eliminarla del tutto non aiuta.

Ecco alcuni consigli per gestirla, nei periodi più intensi:

    • Apprezzala, l’ansia è tua amica e sarà con te quando serve. Se la rifiuti tornerà più forte.
    • Dedica un momento della giornata all’ansia. Come una sorta di esercizio o rituale. Una mezzora del giorno in cui ti dedichi a percepire quelle sensazioni, ad accoglierle senza combatterle. Accetta il fatto di avere l’ansia e cerca di capire quali pensieri emergono in quel momento. Spesso sono irrazionali o catastrofici. Imparare a vederli e riconoscerli ti aiuterà a non esserne posseduto.
    • Un esame non definisce chi sei né come persona, né come studente, né come futuro professionista.
    • Distraiti. La tua vita non può essere focalizzata solo sullo studio e la performance. Permetti al cervello di ricaricarsi. Quando ti allontani da un problema liberi le risorse cognitive per risolverlo.
    • You can stand it!”. Una giusta dose di stress aiuta a crescere. Ripeti a te stesso che sei in grado, anche se all’inizio non ci credi. Gradualmente inizierai a tollerare di più ansia e stress. Se non sei tu il primo a credere in te stesso, nessuno lo farà per te.

Mi sembra che ci sia un’ultima cosa importante da dire: non sei solo. Quando ti senti cadere il mondo addosso, quando sei in difficoltà, quando ti sembra di non avere energie, di aver fallito, di non essere compreso, non sei solo. Il sesto consiglio è, allora, considera la consulenza psicologica. Potresti pensare “devo farcela da solo”, “non voglio far spendere altri soldi/pesare sui miei”, oppure “io non sono matto”. Hai ragione, la psicoterapia fa paura, è impegnativa e implica ammettere di aver bisogno di aiuto. Però non è vero che costa tanto – al Santagostino ad esempio costa 35€ a seduta. Io ho iniziato il mio percorso alla fine della triennale, nella fase di pieno burnout, e in poco tempo sono riuscito a superare la crisi. Non funziona come una bacchetta magica, purtroppo. Dovrai lavorare su di te e alcune cose potranno essere dolorose (è per questo che non è una cosa da deboli, ma per coraggiosi). Affrontare quei nodi, però, quei temi irrisolti, è la via migliore per uscirne.

Non sono tutti unicorni, ci sono tante persone che vivono le tue stesse difficoltà. Non sei stupido o meno valido se stai attraversando un momento difficile. E soprattutto, anche quando ti sembra di non essere capito nemmeno dalle persone che ti sono più vicine, ricordati che c’è qualcuno che è in grado di capire e che può darti una mano. Se stai male chiedi aiuto. Puoi farcela!