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Trauma vicario e burnout negli operatori sanitari. Quali sono i sintomi?

Gli operatori sanitari sono esposti al rischio di trauma vicario, ecco di cosa si tratta

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Trauma vicario e burnout negli operatori sanitari. Quali sono i sintomi?

Gli operatori sanitari impegnati nella cura dei malati di Coronavirus sono sottoposti tutti i giorni a sofferenze e al confronto con la morte. L’empatia per il dolore altrui può generare un forte stress, che provoca sintomi simili a quelli di un trauma vissuto in prima persona. Si tratta del trauma vicario

“Non vedo la mia famiglia da più di un mese. Per noi non ci sono feste, non ci sono domeniche e riposo, inizi il turno e non sai quando terminerà. Nel mio reparto sono ricoverati tanti giovani, incontrare il loro sguardo mi fa male, ho stretto le loro mani durante il loro ultimo respiro, mi viene da piangere ma devo essere forte.” Rianimatrice – Ospedale di Milano

Da quando è iniziata l’emergenza sanitaria da COVID-19 migliaia di professionisti sanitari sono stati reclutati in prima linea a fronteggiare l’epidemia. I problemi però sono tanti: turni di lavoro incessanti, fatica fisica, riduzione delle risorse umane e, in alcuni casi, precarietà organizzativa.

Tre fattori in particolare rischiano di portare gli operatori sanitari al burnout:

  1. L’esposizione continua al rischio di infezione, accompagnata da carenza di adeguati dispositivi di protezione individuale (DPI).
  2. Il sovraccarico emotivo.
  3. Il trauma vicario, una condizione in cui l’empatia per l’altro comporta una sofferenza individuale significativa nel soccorritore.

In questo articolo analizziamo in particolare l’aspetto del trauma vicario (o “traumatizzazione secondaria”) e di cosa si può fare per evitarla.

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Quali sono i sintomi di un trauma vicario

Gli operatori sanitari che vivono un contatto diretto con le sofferenze acute tendono a sviluppare una soglia di tolleranza piuttosto alta verso gli eventi traumatici. Nonostante questo, sono comunque soggetti a disturbi psicopatologici a breve o lungo termine causati dalla cosiddetta “traumatizzazione vicaria”.

Il trauma vicario è un fenomeno che deriva dal coinvolgimento empatico tra chi svolge una professione d’aiuto e coloro che sono vittime effettive di un trauma in prima persona.

Si tratta di un’esposizione indiretta al trauma, soprattutto per chi esercita una professione di aiuto e si ritrova a svolgere un lavoro prolungato con persone esposte al rischio di perdere la vita, non è facile mantenere un atteggiamento di neutralità. Il rapporto empatico con le persone traumatizzate può causare un cambiamento nel modo in cui l’operatore percepisce se stesso, gli altri e il mondo. L’operatore diventa testimone della realtà traumatica del paziente e questa esposizione può comportare una trasformazione all’interno del suo funzionamento psicologico.

I sintomi del trauma vicario sono simili a quelli di un disturbo da stress post-traumatico:

  1. Pensieri intrusivi
  2. Evitamento
  3. Aumento dell’arousal
  4. Perdita di appetito
  5. Affaticamento
  6. Declino fisico
  7. Disturbi del sonno
  8. Irritabilità
  9. Mancanza di attenzione
  10. Senso di ottundimento
  11. Paura
  12. Disperazione

Di frequente, a questi sintomi si accompagnano conflitti interpersonali e altre risposte traumatiche che mettono a rischio il benessere psicologico dell’operatore sanitario.

Nel video qua sotto sono raccolte alcune testimonianze toccanti del personale ospedaliero italiano impegnato nella lotta al Covid-19.

Si può avere troppa empatia?

Il meccanismo che porta al trauma vicario dipende dall’empatia. Per chi esercita una professione d’aiuto (infermieri, medici, psicoterapeuti), stare a lungo a contatto con persone traumatizzate può essere molto stressante, perché il processo empatico implica l’immedesimazione continua nella sofferenza altrui.

Ascoltando e raccogliendo i dettagli delle esperienze traumatiche che vengono riportate dai pazienti, il terapeuta diventa testimone della realtà traumatica del paziente. Le basi neurofisiologiche dell’empatia permettono il rispecchiamento della condizione dolorosa dell’altro e di provare ciò che prova l’altra persona. 

L’empatia però può avere anche ripercussioni negative. Lo psicoterapeuta che si occupa di traumi potrebbe sviluppare una reazione di controtransfert in cui il materiale del paziente rievoca ricordi intrusivi di proprie esperienze traumatiche. L’esposizione a un evento traumatico infatti non è un avvenimento raro e gli operatori sanitari non ne sono esenti.

Terapeuti e supervisori dovrebbero essere pronti a riconoscere e ad affrontare queste reazioni soggettive.

Inoltre, anche gli operatori sanitari che non hanno mai vissuto un evento traumatico potrebbero comunque essere toccati da ciò che emerge nel corso del trattamento di persone traumatizzate. Alcuni indicatori del rischio di un trauma vicario sono:

  • Incubi
  • Senso di colpa
  • Senso di impotenza
  • Fantasie di salvezza o comportamenti evitanti.

Leggi anche: Empatia, come parlare con chi sta soffrendo

Gli altri fattori stressanti per gli operatori sanitari

Tra i maggiori rischi per il benessere psicologico gli operatori sanitari riportano:

  • Il timore di contrarre l’infezione e di trasmetterla ai propri cari,
  • I tassi elevati di mortalità tra il personale medico,
  • La sofferenza per la perdita di pazienti e di colleghi,
  • La separazione spesso prolungata dalla propria famiglia,
  • Cambiamenti nelle procedure di lavoro,
  • Necessità di fornire un maggiore supporto emotivo ai pazienti in isolamento,
  • Fatica fisica legata all’utilizzo dei dispositivi di protezione.

Se da un lato gli operatori sanitari hanno visto aumentare il carico di lavoro, dall’altro le occasioni di confronto con i colleghi sono minori e il rapporto con i pazienti è cambiato in maniera radicale. 

In questa cornice è frequente vedere emergere emozioni di rabbia, ostilità, frustrazione e senso di impotenza, nonché insonnia, sintomi depressivi e stati d’ansia con somatizzazioni.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ricorda che il primo passo per tutelare la salute del personale sanitario durante un’epidemia è l’attuazione di tutte le misure necessarie a proteggerne la sicurezza occupazionale. Va tuttavia considerato che nel corso di un’epidemia, anche quando le misure preventive e protettive necessarie siano adeguate, il personale sanitario resta esposto a un alto livello di stress psicologico oltre che fisico.

Numerose associazioni e aziende sanitarie hanno fatto passi concreti per accogliere la richiesta di aiuto degli operatori. Noi del Santagostino abbiamo reso disponibile un servizio di supporto psicologico gratuito per sostenere i professionisti sanitari coinvolti nell’emergenza (si può prenotare da qui).

Tecniche per la gestione del trauma vicario

Anche per i terapeuti impegnati nel supporto psicologico di pazienti contagiati da COVID-19 è utile effettuare una “decompressione emotiva”, seguendo i protocolli EMDR per le reazioni post-traumatiche.

Una tecnica utile consiste nella narrazione dello scenario che i terapeuti stanno vivendo, accompagnato dalla stimolazione bilaterale auto-procurata con l’abbraccio della farfalla (“butterfly hug“). Questo esercizio consiste nell’incrociare le braccia e, dopo aver poggiato le mani sul petto o poco sotto le spalle (la mano destra sulla parte sinistra e viceversa), alzarle dando dei piccoli colpetti in modo alternato (nel video sotto potete capire meglio come funziona).

Dopo aver fatto ciò (ovvero dopo aver decompresso il sistema) si passa a “installare una risorsa positiva“. Si tratta di identificare:

  • un elemento che ha aiutato a superare il momento difficile (la risorsa)
  • una sensazione corporea gradevole
  • una parola chiave da associare a tale sensazione.

Tutto questo sempre accompagnato da brevi set di stimolazione bilaterale.

I terapeuti che sviluppano un trauma vicario si sentono vulnerabili e totalmente esposti a ciò che minaccia la propria sicurezza personale. Questi timori si manifestano con livelli elevati di paura e preoccupazione.

Il supporto psicologico è una valida risorsa per gli operatori sanitari per ritrovare equilibrio e serenità e tutelare il proprio benessere psicofisico, prevenendo il burnout.

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