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Coaching efficace: come raggiungere i propri obiettivi scegliendo il professionista giusto

L'efficacia di un programma di coaching basato sulla psicologia dello sviluppo

Incontra uno psicologo
Coaching efficace: come raggiungere i propri obiettivi scegliendo il professionista giusto

Diete, sport, crescita personale. Per raggiungere i propri obiettivi spesso ci si affida a figure poco qualificate. In questo modo si rischia di buttare via molti soldi senza raggiungere alcun risultato. Ecco quali sono le caratteristiche di un coaching efficace e come scegliere il professionista giusto

Iniziare una dieta, fare più esercizio fisico, migliorare alcuni aspetti di sé…

Vi è mai capitato di porvi un obiettivo, partire molto motivati e poi lasciare perdere dopo pochi giorni? La frustrazione e lo scoraggiamento accompagnano spesso queste situazioni, abbassando l’autostima e il senso di autoefficacia personale.

Come mai anche se siamo motivati a volte non riusciamo a cambiare? E quali soluzioni esistono per raggiungere finalmente i nostri obiettivi?

In questo articolo parliamo del nuovo percorso di coaching del Centro Medico Santagostino e in particolare:

  • da quali teorie psicologiche ed evidenze scientifiche è sostenuto,
  • perché è efficace,
  • perché rivolgersi a un coach è la scelta migliore per raggiungere i propri obiettivi e mantenere nel tempo i risultati.

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Chi è il coach e cosa fa?

Il coach è una figura che aiuta i suoi utenti ad avere uno stile di vita sano ed equilibrato, nel rispetto delle singole esigenze e in ottica di un benessere integrato di corpo e mente. Orienta inoltre le persone all’interno della più generica offerta dedicata alla salute, per esempio consigliando, dove appropriato, gli esami o le visite specialistiche utili.

Ogni coach lavora con il supporto e la supervisione del team di medicina funzionale, che lo aiuta nella gestione dei singoli bisogni.

Un servizio di coaching si deve basare su presupposti scientifici chiari e precisi, interconnessi con la medicina funzionale (per gli aspetti di funzionamento) e con la psicologia dello sviluppo (per gli aspetti motivazionali e di approccio al cambiamento).

I principi teorici del coaching efficace

Il nuovo coaching si basa su alcuni concetti teorici di psicologia dello sviluppo la cui validità è ampiamente supportata dalla letteratura scientifica.

Parliamo in particolare dei concetti di “Base sicura” di Bowlby e di “Scaffolding” di Jerome Bruner. Vediamo di cosa si tratta.

Una base sicura

Negli anni sessanta, lo psicoanalista inglese John Bowlby sviluppa in maniera rigorosa e sperimentale la teoria dell’attaccamento, incentrata sullo sviluppo del legame madre-bambino nelle prime fasi di crescita dell’infante.

All’interno di questa teoria, Bowlby elabora il concetto fondamentale di “base sicura”, per indicare le persone fidate con cui un individuo instaura legami di attaccamento reciproci e solidi.

Secondo Bowlby la base sicura è “la base da cui un bambino parte per esplorare il mondo e a cui può far ritorno in ogni momento di difficoltà o in cui ne senta il bisogno”.

Il concetto cardine di base sicura indica il momento dello sviluppo in cui il bambino inizia a gattonare e poi a compiere i primi passi nell’ambiente domestico, allontanandosi progressivamente dalla madre. Quest’ultima inizia a rappresentare per il piccolo un potenziale rifugio, un punto di riferimento, che permette al bambino di acquisire in modo graduale maggiore autonomia e libertà. La madre deve garantire quindi sia libertà che supporto e riparo.

Nel corso dello sviluppo la base sicura diventa una struttura mentale interna capace di consolare e proteggere. Con l’introiezione della figura di attaccamento, il bambino – e poi l’adulto – si sente sicuro e libero di esplorare il mondo che lo circonda con la certezza di ritrovare, dopo l’esplorazione, un porto a cui tornare.

Un coach come base sicura

Esistono ampie testimonianze che indicano la serenità e la soddisfazione di chi sa di poter contare sull’aiuto di persone di fiducia. La figura del coach in questo senso può rivestire un ruolo primario nella vita delle persone, una funzione di “base sicura” in grado di guidare verso un vero cambiamento.

Quando il bambino inizia ad alzarsi in piedi e a compiere i primi passi, sa che la mamma è lì a disposizione per lui. Nella stessa dinamica, quando il coachee (la persona seguita dal coach) si renderà conto di aver sbagliato saprà che potrà fare affidamento sul coach, che adotterà un diverso approccio relazionale e correttivo in funzione delle caratteristiche individuali dell’individuo.

Accompagnare verso un cambiamento: lo scaffolding

Per capire come funziona il coaching efficace può essere utile anche un altro concetto pedagogico, quello di “scaffolding”, elaborato dallo psicologo dello sviluppo Jerome Bruner.

Lo scaffolding indica l’azione di una persona esperta in un particolare ambito che aiuta una meno preparata a effettuare un particolare compito. Un po’ come fanno le impalcature che sostengono gli operai durante i lavori di costruzione di una casa (“scaffold” in inglese vuol dire appunto “impalcatura”).

Lo scaffolding è il sostegno di un esperto durante la costruzione attiva di un processo di apprendimento. Questo processo deve avvenire in quella che Lev Vygotskij (altro famoso pedagogista) chiamò la “Zona di Sviluppo Prossimale”. Con questo termine Vygotskij indicava “le competenze potenzialmente acquisibili che un allievo potrebbe raggiungere con l’aiuto di una figura esperta andando oltre l’area effettiva di sviluppo”.

Da qui deduciamo i cardini della relazione coach-coachee: il primo, nel corso dei mesi, deve imparare a conoscere l’altro, capire quali siano le risorse a disposizione, le aree di comfort e quelle deficitarie, quali potenzialità possono essere trasformate in comportamenti pratici. Il secondo deve imparare a fidarsi del suo tutor e non spaventarsi o abbattersi quando fallirà, perché l’errore è un processo previsto all’interno del processo di cambiamento.

Un cambiamento possibile

Le tecniche e gli approcci relazionali messi in atto da un coach devono tenere in considerazione anche che le modalità di apprendimento differiscono durante le diverse fasi di sviluppo. Gli adulti, ad esempio, apprendono in modo diverso dai bambini.

Anna Maria Mariani, esperta di apprendimento in età adulta (andragogia), sostiene chel’educazione degli adulti non pretende individuali titanismi di ascesa verticale su se stessi ma propone un allargamento delle risorse cui attingere”. In altre parole, anche se lo sviluppo degli adulti è più lento e macchinoso di quello dei bambini, si possono comunque raggiungere buoni risultati. Il cambiamento avviene in modo diverso e si ottiene fornendo alla persona nuove strategie per affrontare in maniera più efficace situazioni problematiche conosciute. In questo senso la figura del coach è indispensabile sia per avviare un processo di cambiamento, che per mantenerne nel tempo gli effetti positivi.

Il coaching aiuta a raggiungere risultati e a mantenerne nel tempo gli effetti positivi

Come scegliere il professionista giusto

Cambiare in età adulta è più difficile, per via di abitudini instaurate nel tempo e perché si fa più fatica a rimanere motivati. Per ottenere risultati serve una metodologia di coaching scientificamente valida, che tenga conto della specificità dell’apprendimento in età adulta.

Uno degli autori di riferimento per i coach del Santagostino è Malcom Knowles, che ha riassunto perfettamente gli assunti necessari per questo tipo di educazione:

  1. Bisogno di conoscere: le persone sentono il bisogno psicologico di capire perché apprendere qualcosa e come quello che stanno imparando aiuterà loro ad arrivare a obiettivi prestabiliti.
  2. Il concetto di sé del discente: il sé e l’Io della persona adulta si sviluppano su una rappresentazione di se stessi come “persona autonoma e indipendente”; non si deve quindi ricreare il rapporto esistente fra maestro e alunno nelle scuole dell’infanzia.
  3. Il ruolo dell’esperienza: nel corso della vita ogni individuo ha accumulato un certo di quantitativo di esperienza personale che può essere utilizzata come importante risorsa interna da sfruttare, anche nei momenti di maggiore difficoltà.
  4. La disponibilità ad apprendere: quello che viene appreso deve essere praticabile in maniera concreta nella vita di tutti i giorni.
  5. L’orientamento verso l’apprendimento: il processo di apprendimento con l’adulto deve essere solo in minima parte “teorico”, per convergere invece sulla “pratica”, nella vita reale, che resta il contesto principale in cui il discente verifica il suo apprendimento.
  6. La motivazione: il coach deve sempre tenere in considerazione che la migliore forma di motivazione non è quella esterna (punizione o premi) ma quella integrata e intrinseca alla persona, che parte dai bisogni più profondi della persona.

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