Ansia

Ansia: quali sono i circuiti cerebrali coinvolti

Vediamo quali aree del cervello si attivano negli stati ansiosi e come ristabilirne l'equilibrio

Incontra uno psicologo
Ansia: quali sono i circuiti cerebrali coinvolti

Ansia generalizzata, fobie, attacchi di panico… che aspetto hanno nel cervello? Scopriamo le aree cerebrali coinvolte

Secondo una recente indagine Istat, in Italia sono più di 2 milioni le persone che dichiarano di aver sperimentato ansia grave o cronica nei dodici mesi precedenti l’intervista.

Se consideriamo le forme meno gravi, il numero di persone che hanno a che fare con l’ansia è però di certo più elevato.

In questo articolo vediamo perché i sintomi d’ansia sono così diffusi e cosa succede nel cervello e nel corpo quando ci sentiamo in ansia.

In media chi sperimenta un disturbo d’ansia significativo chiede aiuto solo dopo due anni, mentre la qualità della propria vita continua a peggiorare. Non aspettare, prenota subito un colloquio psicologico per parlarne

Che cos’è l’ansia

L’ansia è una condizione fisiologica, emotiva e psicologica, che non ha di per sé una connotazione negativa. Si tratta infatti di una risposta emotiva universale che può avere intensità e cause diverse. Dal punto di vista evoluzionistico, l’ansia ha avuto un’importante funzione: ci ha permesso di sopravvivere e far fronte a minacce e pericoli.

Ansia normale e patologica

Nell’ansia normale, lo stato di attivazione neuropsicologico è diretto verso uno stimolo ben conosciuto e reale. Tutte le risorse psicofisiologiche sono indirizzate a gestire un pericolo reale e mobilitare le risorse operative dell’individuo per affrontare la situazione temuta.

Al contrario, l’ansia diventa patologica quando queste reazioni aumentano per intensità, frequenza e durata con una conseguente caduta nell’efficacia della gestione della minaccia. Nell’ansia patologica la minaccia è spesso relativa a situazioni o a eventi indefiniti, che vengono percepiti come minacciosi anche quando non lo sono. Ciò accade in seguito a un’elaborazione cognitiva erronea, che porta a valutare in modo impreciso le situazioni.

In situazioni minacciose o pericolose è normale sentirsi a disagio e preoccupati. Per alcune persone però l’ansia si trasforma in un problema che dura per più tempo e diventa patologica.

I meccanismi dell’ansia sono il risultato di una reciproca e costante attività neuro-psicologica che avviene in modo molto veloce e quindi spesso risultano difficili da controllare.

Vediamo come funzionano questi processi.

I centri cerebrali coinvolti nell’ansia

L’ansia genera risposte somatiche, emotive e comportamentali che nascono dall’attivazione di specifici circuiti cerebrali. Ciò significa che ogni volta che sperimentiamo uno stato ansioso alcune strutture e circuiti cerebrali si attivano più di altre. Questo garantisce una risposta comportamentale, nelle sue componenti corporea e cognitiva.

Le principali strutture coinvolte sono:

talamo: struttura posizionata al centro del cervello dalla forma simile a un uovo. Funge da stazione di smistamento: ha il compito di elaborare le informazioni sensoriali provenienti per esempio dai nostri occhi o dalle orecchie e indirizzarle verso le diverse aree cerebrali deputate alla rielaborazione di queste informazioni;

corteccia cerebrale: tessuto che rielabora le informazioni sensoriali “assegnandogli un nome”. La corteccia comunica poi con le strutture più antiche del cervello, che a loro volta preparano il corpo alla risposta; 

amigdala: struttura sita al centro del cervello, simile a una piccola noce, contiene le informazioni di apprendimento e di espressione della risposta di paura. Insieme agli altri elementi del circuito cerebrale si occupa di modulare le risposte comportamentali e corporee allo stimolo minaccioso;

vie efferenti del circuito dell’ansia e della paura: permettono di attivare risposte corporee come l’aumento del battito cardiaco e del tono muscolare, incremento del ritmo respiratorio e della sudorazione, le alterazioni della temperatura corporea e del sistema gastro-intestinale.

L’attivazione di queste strutture è simultanea, reciproca ed è costantemente aggiornata.

-Leggi anche: Quando l’ansia va fuori controllo. Come gestire un attacco di panico

Non siamo tutti ansiosi allo stesso modo

È opportuno sottolineare che l’attivazione dell’amigdala e delle conseguenti risposte è sempre subordinata all’interazione con le strutture corticali (quelle che danno un significato agli stimoli sensoriali). Inoltre, le risposte del soggetto variano in base alle sue caratteristiche biologiche e personali:

  • temperamento;
  • esperienze di vita;
  • situazione emotiva contingente.

Perciò l’attivazione dell’amigdala risulta fortemente correlata con la valutazione soggettiva che l’individuo fa dell’evento.

Diversi circuiti per diversi sintomi

Il circuito della paura appare focalizzato sull’amigdala, che attribuisce significato a uno stimolo e ne promuove la memoria emotiva. Allo stesso tempo, l’amigdala regola le risposte corporee/viscerali e comportamentali legate alla paura.

Un’importante influenza sull’amigdala è fornita dalla corteccia prefrontale mediale, che ha un duplice ruolo:

  • inviare informazioni circa la presenza della minaccia e la fine del rischio;
  • modulare le risposte di paura. In questo circuito si attiva anche l’ippocampo (una struttura cerebrale situata al centro del cervello) che ha il ruolo di favorire l’apprendimento e l’attivazione della risposta di paura.

Nei diversi disturbi d’ansia sono state valutate possibili alterazioni relative ai circuiti implicati. Ciò è stato indagato tramite l’utilizzo di strumenti di neuroimaging, macchinari capaci di “scattare fotografie” del cervello.

In alcuni disturbi, come quello di panico, la fobia sociale e il disturbo post-traumatico da stress, si è osservata una maggiore alterazione dell’amigdala o dell’ippocampo. Nel disturbo d’ansia generalizzato si osserva invece un’alterazione nella corteccia, in particolare quella prefrontale e di alcune regioni del talamo in risposta a stimoli neutri.

Oltre alle alterazioni delle specifiche strutture cerebrali, nell’ansia si osserva una disregolazione di alcuni neurotrasmettitori, in particolare quelli che utilizzano la serotonina e la dopamina.

Cosa fare per gestire l’ansia

La presenza di innumerevoli strutture e sostanze coinvolte nella risposta emotiva dell’ansia evidenzia la complessità dei processi che si attivano. Ciò non significa che tale circuito non si possa modificare: la psicoterapia ad esempio aiuta a capire l’ansia e a controllarla, ristabilendo l’equilibrio psicofisiologico necessario a mantenere uno stato di benessere.

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